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Maria Lanciotti: Un passo indietro
28 Febbraio 2007
 

Arriva un giorno in cui la storia ti salta addosso e ti fa a pezzi. Due sono le cose: o svolazzi al vento (nucleare) aspettando solo di disperderti del tutto, o cerchi di raccattare i cocci della tua umanità e ridarle spirito e corpo.

Arriva un giorno in cui capisci che quello che hai alle spalle altro non è che il tuo futuro annunciato, e vuoi capire se non si poteva fare proprio niente per evitare il presente che stai vivendo.

Mi piaceva la storia che si studiava alle elementari, e quella mi è rimasta impressa. La capivo. Poi passati i tempi degli Orazi e Curiazi, della Disfida di Barletta, di Corradino di Svevia, di Enrico IV che andò a Canossa la storia si è fatta troppo complicata, zeppa di nomi e date e strategie studiate a tavolino e la potevo solo ripetere a memoria.

L'ultima parte della storia mi appare come una matassa di filo spinato impossibile da sgrovigliare, ma devo almeno tentare di metterci mano.

Arriva un giorno in cui bisogna fare i conti con l’animo che scotta come un braciere, come per un marchio d’infamia, e uno si chiede: come posso far parte ancora di questa storia, a quale ramo di pazzia noi tutti ci troviamo appesi?

E così mi sono rifatta i vari passaggi di questo percorso seminato di speranze e d’odio, gli ultimi passi, gli ultimi sessanta anni. E ne riporto un cenno, rapido e labile come un segno di matita sulla carta presa nella corrente di una pioggia acida.

 

Nel giugno del '46 viene istituita la Repubblica e l'elezione dell'Assemblea Costituente - democrazia cristiana, socialisti e comunisti -, legate da un patto di unità d'azione, il lavoro come fondamento della repubblica, riforme intese a eliminare le disparità sociali e a tutelare i diritti dei lavoratori. Si ottiene il voto alle donne, l'assistenza pubblica diretta a proteggere il cittadino dalla culla alla tomba, cure mediche e servizio nazionale sanitario gratuito.

Le prime elezioni politiche nel 1948 sono una vera crociata contro il comunismo ateo; per il clero votare contro il partito cattolico era peccato mortale. La DC ottiene la maggioranza assoluta dei seggi, leader democristiano De Gasperi che mantiene la precedente coalizione – socialdemocratici, repubblicani e liberali -, un sistema politico che sarebbe durato quaranta anni grazie all'abilità di adattamento.

Dopo la ricostruzione prende l'avvio una lunga fase di crescita che durerà fino al 1973. Per il Giappone, Italia e Germania si parlò di miracolo economico. Non mancarono i momenti di rallentamento e di recessione, come amavano definirli gli economisti, ma furono di breve durata e non interruppero la tendenza di fondo. In Italia i prezzi al consumo furono contenuti fino al 1965 poi assunsero carattere inflazionistico.

Traino della crescita economica fu l'industria. Cresce anche il settore terziario. Si riduce l'agricoltura e aumenta la produttività dovuta alla diffusione della meccanizzazione del lavoro. Favorito il libero scambio, ridotte le tariffe doganali.

In Italia fra il 1947 e il 1963 si succedono 16 governi, undici dei quali durano meno di sette mesi. Ma l'instabilità politica non influisce sullo sviluppo economico.

Lo sviluppo industriale riguardò solo alcune aree dell'Italia settentrionale, mentre tutto il Mezzogiorno rimase confinato in una economia povera, per lo più agricola, senza prospettive future. Industrie più avanzate e industrie tradizionali: nord e sud.

Fra il '56 e il '70 le automobili in circolazione passarono da uno a dieci milioni, forte contributo degli investimenti pubblici nel settore delle autostrade. Il sud forniva manodopera a basso costo specialmente in Lombardia e Piemonte.

Questo flusso emigratorio non interrompe l'emigrazione dalle regioni meridionali e dal Veneto verso altri Stati europei – Germania, Francia, Svizzera, Belgio – e Oltreoceano. Le retribuzioni si mantennero basse finché dopo l'ondata di scioperi - nel '61 – '62 - si ebbero aumenti più consistenti.

In tale periodo avviene la svolta politica col passaggio dei governi centristi a quelli di centro-sinistra – a cui il partito socialista dette il suo appoggio – fermo restando il ruolo egemone della Democrazia Cristiana. Seguirono alcune riforme tipiche del Welfare State, a partire dalla nazionalizzazione dell'energia elettrica.

Dopo la seconda guerra mondiale la povertà del Terzo mondo e il sottosviluppo veniva espressa come arretratezza dei paesi che non erano riusciti a sorpassare le soglie dell'industrializzazione per resistenza di strutture sociali arcaiche, con l'incapacità della cultura tradizionale di assimilare la scienza e la tecnica occidentali.

L'espressione ufficiale voluta dall'ONU fu “Paesi in via di sviluppo”.

L'Onu distingueva tra paesi a medio e basso reddito da altri definiti il “Sud del mondo”, con relativa graduatoria del sottosviluppo: 1) malnutrizione e denutrizione generalizzata, 2) mortalità infantile, malattie infettive e parassitarie, analfabetismo, 3) incremento della popolazione, 4) dipendenza economica da altri paesi.

“Campagna dei Cento Fiori” in Cina fra il '56 e il '58. Mao Zedong impose nel maggio del 1958 la politica del “Grande balzo in avanti” indicando una “via cinese” diversa da quella sovietica, basata sul rifiuto dei vincoli economici e sulla fiducia della volontà rivoluzionaria in grado di “smuovere le montagne”. Parola d'ordine: “essere rossi ed esperti”. Si trattava in pratica di raddoppiare la produzione dei cereali e dell'acciaio con il solo lavoro umano mobilitato da propaganda politica e slogan rivoluzionari. Lo sviluppo agricolo sarebbe stato assicurato dalle “Comuni popolari” che integravano decine di villaggi. Spariva con esse ogni forma di possesso familiare. Secondo Mao le comunità contadine oltre che produrre dovevano realizzare la collettivizzazione della vita contro le sfere della vita privata. “Contare sulle proprie forze” era il principio.

Il “Grande balzo in avanti” partì alla grande.

La popolazione cinese stremata dai lavori compiuti con scarsi mezzi materiali, mobilitazione ideologica e piena licenza di nuocere lasciata ai “Rossi inesperti.”

Utopia insensata, quella di Mao, che costò alla Cina milioni di morti fra i comunisti rurali. Mao non ammise gli errori commessi. Nel 1960 si mise fine agli esperimenti sociali del grande balzo in avanti. Tornarono i piccoli campi privati e i mercati liberi, come in URSS. Alcuni anni dopo Mao dette vita al movimento della rivoluzione culturale, che segnò tragicamente la Cina e continuò a rendere instabile la vita politica del paese, fino alla morte di Mao nel 1976. Il movimento era stato aperto nel maggio-giugno '66 da gruppi di studenti universitari che protestavano contro i privilegi a favore dei funzionari del partito e dello stato, e Mao lo usò come strumento di pressione contro l'opposizione interna. “Fuoco sul quartier generale” era il titolo del manifesto indirizzato il 5 agosto '66 da Mao agli studenti: un esplicito invito a passare dalla protesta alla rivolta.

Le scuole e le università vennero chiuse.

Cosa significò la rivoluzione culturale? Al di là delle esasperazioni di Mao e delle sue vendette personali, la lotta si presentava diversa da quella dello stalinismo: Stalin aveva distrutto i vertici del partito e si era servito di metodi segreti e non di manifestazioni di massa, al contrario di Mao. Una ondata di follia anarchica scosse la Cina. Si paventò nel 1968 il pericolo di una guerra civile. Intervenne allora l'Armata Popolare di Liberazione comandata da Lin Biao, istituzione della Cina rivoluzionaria che era riuscita a sfuggire al movimento iconoclasta.

Il IX Congresso del Partito Comunista pone fine nell'aprile del '69 alla rivoluzione culturale riconsegnando il potere a un partito rifondato posto sotto il controllo dell'Armata Popolare.

Il lancio degli Sputnik 1 e 2 - nell'ottobre e novembre del '57 - mostrava all'opinione pubblica americana che l'Unione sovietica possedeva missili intercontinentali e gli Stati Uniti non erano più invulnerabili. Dimostravano inoltre che le dichiarazioni di Chruscev non erano solo chiacchiere. Forse gli Stati Uniti stavano perdendo oltre alla superiorità atomica anche quella tecno-scientifica. Ciò non era fondato, ma nel gennaio del 1958 la “gara spaziale” fra Stati Uniti e Russia vide questa ultima primeggiare.

Le elezioni presidenziali del 1960 avevano come prefisso la capacità degli Usa di continuare a essere la maggiore potenza mondiale e il paese guida del “mondo libero”. Candidato dai repubblicani Richard Nixon, e dai democratici John F. Kennedy – figlio di ricca e influente famiglia cattolica del Massachusetts -, che parlava di “Nuova frontiera” ricca di occasioni ma anche pericolosa.

Strumento di propaganda era la televisione, e Kennedy appariva più brillante e convincente dell'altro. Vinse per poco.

Si preoccupò soprattutto della minaccia comunista esagerando il possesso di armi nucleari e missili strategici dell'URSS.

Durante il discorso di insediamento il 20 gennaio '61 dichiarò, facendo prevalere i temi della politica estera piuttosto che temi sociali e diritti civili: “Che ogni nazione sappia che noi siamo pronti a pagare qualsiasi prezzo, a sostenere qualunque peso, ad affrontare qualunque prova, ad appoggiare qualsiasi amico, per assicurare il trionfo e il mantenimento delle libertà (...).

Il modo più efficace per opporsi al comunismo era sconfiggere la povertà a cominciare dall'America Latina e quella Centrale, Guatemala e Cuba. La lotta di liberazione contro la Spagna era stata sostenuta nel 1898 dagli USA, e però l'America Centrale era diventata una semicolonia controllata economicamente e prediletta meta del grossolano turismo americano.

Kennedy diceva che non avrebbe permesso che il colonialismo scomparisse per lasciare posto alla tirannide ancora peggiore del comunismo.

Contro il ritorno della dittatura si opposero a Cuba nel 1952 poveri contadini e studenti benestanti. Con un colpo di stato organizzato in accordo con l'amministrazione americana torna al potere il dittatore militare Fulgencio Batista. A capo di questa opposizione si distingue il giovane avvocato Fidel Castro, che fallito il tentativo di insurrezione del 1953 guida una lunga guerriglia appoggiata dalle masse contadine fino all'attacco finale all'Avana nel 1959. Diventato primo ministro di un nuovo governo di coalizione, Castro realizza una completa riforma agraria. L'ostilità americana contro la rivoluzione cubana innescò una catena di provocazioni e boicottaggi economici fino al totale embargo.

“Alleanza per il progresso” di Kennedy e la creazione di “Corpi della pace” attivi nel '63 in 46 paesi sottosviluppati di tutti i continenti, non realizzò comunque l'ideale progetto. “Guerra alla povertà” rientrava nei programmi di Kennedy. La grande marcia pacifista su Washington guidata dal pastore Martin Luther King nel 28 agosto del '63 vide grande partecipazione ma scarsi risultati concreti. Il 22 novembre l'assassinio di Kennedy. Il presidente americano era entrato nella leggenda prima di aver potuto dimostrare di essere un grande statista. Perché era stato ucciso Kennedy?

Tra il '54 e il '55 fine della guerra fredda, che prosegue però con le minacce di esperimenti nucleari. Le due superpotenze possedevano dal 1954 un arsenale di bombe all'idrogeno. Le esplosioni sperimentali avevano effetti imprevisti con ricaduta di particelle radioattive che potevano contaminare a distanza di alcune centinaia di chilometri. Fallout. Gli Stati Uniti costruirono rifugi antiatomici. E vettori di ordigni nucleari strategici: bombardieri a lunga distanza, sommergibili a propulsione nucleare, missili intercontinentali.

Le superbombe erano strumenti terroristici, ma gli strateghi ipotizzavano scenari di guerre atomiche calcolando entro quale soglia di milioni di morti non si dovesse superare. L'equilibrio del terrore realizzò un compiuto bipolarismo.

Il primo maggio del 1960 un aereo americano in missione di spionaggio sorvola il territorio sovietico e viene abbattuto da un missile. Si produce una nuova crisi di Berlino. Dal 1949 l'ex capitale tedesca era amministrata dalle Potenze vincitrici sulle due parti della città, che erano di fatto integrate nelle due Germanie. La situazione più anomala era quella di Berlino Ovest, autonoma ma sotto occupazione militare, ed elemento di sfida: per gli accordi presi i tedeschi orientali potevano passare liberamente dall'una all'altra parte secondo le migliori attrattive economiche che avrebbero trovato in occidente. Nel 1961 Chruscev voleva che Berlino Ovest fosse una città libera e smilitarizzata. Se la proposta non fosse stata accolta entro l'anno, l'URSS era pronta a stipulare un trattato di pace separata con la Germania Orientale, e a cederle come stato sovrano l'amministrazione di Berlino Ovest. Dal 12 agosto 1960 i passaggi fra le due parti di Berlino furono chiusi o posti sotto controllo. A partire dalla mezzanotte fra il 12 e il 13 agosto 1960 una serie di barriere di filo spinato fu stesa lungo i 166 chilometri del perimetro di Berlino Ovest, venendo poi trasformata in un muro continuo di cemento presidiato da truppe armate. Il “Muro” divenne il simbolo della prigione dei regimi comunisti.

Gli Stati Uniti non vollero riconoscere la frontiera nel cuore di Berlino e pretesero che i loro militari potessero circolare fra le due parti della città. La notte del 27 ottobre 1960 carri armati americani e sovietici si fronteggiano a un posto di controllo. Si risolve la crisi poiché Chruscev rinuncia alla pace separata e gli Stati Uniti conclusero che lo statuto internazionale di Berlino Ovest per loro non era cambiato.

Nel 1961 la crisi esplode a Cuba. Fidel Castro accettava la protezione militare dell'URSS temendo iniziative ostili americane. Chruscev sfidando l'America fornì armamenti all'alleato e installò nell'isola rampe di lancio per missili a testata nucleare. Kennedy ne ebbe la prova fotografica raccolta da un aereo-spia in volo su Cuba. Ragionò che attaccando le basi sovietiche e Cuba, Chruscev avrebbe potuto occupare Berlino Ovest e sarebbe stata la terza guerra mondiale.

La sera del 22 ottobre 1961 Kennedy rivelò in un discorso televisivo alla nazione la minaccia di un attacco nucleare diretto sugli Stati Uniti, avvertendo inoltre che Cuba era posta in stato di “quarantena” - per non usare il termine blocco -, e che tutte le navi sovietiche sarebbero state respinte se là portavano armi. Avvertì che se qualche missile fosse stato lanciato da Cuba, ne sarebbe seguita una rappresaglia nucleare contro l'Unione Sovietica. Allarme generale per le due Super Potenze, ma i rispettivi leader riuscirono a mantenere il controllo politico della crisi e a tenere fuori i militari. Il 28 ottobre Chruscev annunciò il ritiro delle armi atomiche da Cuba dietro la garanzia americana di rinunciare a ogni intervento nell'isola; Kennedy a sua volta avrebbe ritirato i missili americani che da anni si trovavano in Turchia puntati sull'Unione Sovietica. Nel giugno 1963 entra in funzione la linea diretta di telescriventi fra Washington e Mosca – o “linea calda” – per evitare la guerra “per errore” dovuta a interpretazioni sbagliate.

Con questo atto di reciproca fiducia Kennedy e Chruscev divennero i garanti della pace mondiale. Il 5 agosto 1963 fu stipulato a Mosca il trattato che proibiva nuovi esperimenti nucleari nell'atmosfera, restando ammessi quelli sotterranei. Vi aderirono tutti i maggiori Stati del mondo, tranne la Francia e la Cina, la cui adesione avvenne poi rispettivamente nel 1974 e nel 1981.

Durante la guerra fredda era al papato Pio XII. La chiesa si rifaceva ai modelli della Spagna di Franco e di Salazar del Portogallo. Oscurantista e diffidente del mondo contemporaneo, su posizioni estranee e arretrate, Pio XII non scorgeva la ricerca di una giustizia sociale fra le classi e i popoli, la fine degli imperi coloniali e l'emergenza del problema del sottosviluppo. Rifiuto totale delle dottrine comuniste, in quanto “atee e materialiste”. Il decreto del luglio 1949 - che stabiliva la scomunica per chi aderisse ai partiti comunisti e socialisti - tornò utile ai governi del blocco occidentale, mettendo i militanti della sinistra che restavano cattolici in grave dubbio e conflitto. Alla morte di Pio XII viene eletto papa nell'ottobre del '58 il cardinale Angelo Roncalli - Giovanni XXIII - che annunciò la convocazione di un nuovo Concilio Ecumenico dopo il Vaticano 1 del 1870. Il nuovo Concilio Vaticano II, che dava la parola ai vescovi di tutto il mondo, si ebbe nel gennaio del 1959. Nell'ottobre del 1962 la riunione del Concilio venne seguita dalla promulgazione dell'enciclica “Pacem in terris” inviata a tutti gli uomini di buona volontà. Oltre quattro anni di pontificato del papa Buono, che produssero un profondo rinnovamento.

Giovanni XXIII, Kennedy e Chruscev assumono nel 1963 il ruolo di difensori della pace universale.

La morte del papa nel giugno 1963 fu una grave perdita per tutti. Il Concilio si conclude nel 1965, scomparsi termini come “scomunica” ed “eretico”, abbandono del latino con la riforma liturgica, si apre il dialogo con le altre confessioni cristiane non cattoliche.

A Giovanni XXIII succede Giovan Battista Montini - papa Paolo VI - che compì diversi viaggi in paesi del Terzo mondo. Nella Enciclica del marzo 1967 “Populorum Progressio” si diceva che il sottosviluppo è prodotto dalla tirannide della monocultura, si condannava il Capitalismo - “Nefasto sistema economico fondato sul liberismo senza freni” - e si condannava le limitazioni delle nascite.

1965 – 1973: la guerra del Vietnam e dei sei giorni.

Dopo Kennedy è presidente americano Lyndon Johnson. Troppo complicata la questione del Vietnam e dei Vietcong e la guerriglia rivoluzionaria organizzata dal fronte nazionale di liberazione, eccetera.

Il regime militare inviato a Saigon andava difeso a oltranza perché perdere nel Vietnam del sud avrebbe significato la caduta degli altri Stati della penisola indocinese e anche della Malaysia, l'Indonesia e le Filippine. La convinzione era che in Vietnam fosse in atto l'espansione del comunismo; ferma alla logica della passata guerra fredda la strategia asiatica vedeva ancora un blocco comunista e non teneva conto delle gravi divergenze sorte fra URSS e Cina. Nell'agosto 1964 col pretesto di un attacco nordvietnamita contro due navi americane le forze americane compiono incursioni aeree contro il Vietnam del nord. URSS e Cina si unirono per appoggiare il governo di Hanoi. Nella lotta contro i vietcong e il Vietnam del nord gli Stati Uniti non badarono a spese. Bombardamenti su civili e defolianti per far sparire le foreste utili ai vietcong per i loro movimenti. Gli USA stavano distruggendo il Vietnam per salvarlo dal comunismo. Incontrarono però una imprevista resistenza; nel gennaio-febbraio 1968 i vietcong ottennero successi militari di grande impatto anche psicologico.

Con la vittoria definitiva in pugno il comando americano richiamava sempre più uomini – dal 1965 al 1972 in totale due milioni e settecentomila -, ma davanti a quello che si dimostrava una gigantesca trappola Johnson ordinò la cessazione dei bombardamenti sul Vietnam del nord e accetta di partecipare alla conferenza nel maggio 1968 a Parigi con la presenza dei due Vietnam e del Fronte di Liberazione, dicendo che chi Stati Uniti erano pronti a una “pace onorevole” e annunciando che non si sarebbe ricandidato alle elezioni del novembre 1968, che vinse il repubblicano Richard Nixon. Ritiro progressivo delle forze e una migliore organizzazione dell'esercito sudvietnamita che doveva contenere i vietcong fino al momento della pace. Discorso televisivo di Nixon che spiega il significato di “pace onorevole” il 3 novembre 1969: «Per gli Stati Uniti la prima sconfitta nella storia della nostra nazione condurrebbe a un calo di fiducia nella Leadership americana non solo in Asia, ma in tutto il mondo». Le trattative durarono più di quattro anni, mentre il fronte dei combattimenti si estendeva all'intera Indocina dopo il coinvolgimento del Laos e della Cambogia da dove passavano i rifornimenti militari del Vietnam del nord ai Vietcong. L'armistizio firmato a Parigi nel gennaio 1973 prevedeva il ritiro entro due mesi delle forze degli Stati Uniti dal sud, il cessate il fuoco tra i vietcong e le forze sudvietnamite, la riunificazione di nord e sud con elezioni libere sotto controllo internazionale.

Solo la prima clausola venne rispettata. Completo disimpegno degli Stati Uniti, ripresa degli scontri che condussero nell'aprile 1975 alla caduta del governo di Saigon e alla riunificazione di tutto il Vietnam sotto il governo comunista di Hanoi. Oltre due milioni di morti (58.000 americani) e uno dei più grandi traumi della storia dell'America.

Altre cause imperialiste all'altra estremità dell'Asia con il riesplodere della questione palestinese - il conflitto fra gli Stati Arabi e Israele - latente fin dal 1956. Fra il 5 e il 10 giugno 1967 Israele per uscire dallo stato di insicurezza e di minaccia attacca Egitto, Siria e Giordania con “La guerra dei sei giorni” presentata come guerra difensiva preventiva. Risultati devastanti. Israele con una netta superiorità militare e azione attentamente preparata annienta tutte le forze nemiche e occupa i territori egiziani del Gaza e del Sinai fino a Suez, le alture siriane del Golan e la Cisgiordania con la parte orientale di Gerusalemme.

La questione palestinese riguardava un piccolo lembo di terra del Mediterraneo orientale, che per complessità storica e importanza strategica assume forte carattere simbolico, tanto da indurre le due superpotenze a schierarsi: l'Unione sovietica appoggiò gli Stati Arabi e la causa palestinese, e gli Stati Uniti appoggiarono Israele.

La Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU stabilì il 22 novembre 1967 il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati e il rispetto per la sovranità di ogni stato dell'area.

Gli Stai arabi – con l'esclusione dell'Arabia Saudita – divennero antiamericani, rifiutarono di riconoscere Israele e crebbe il loro odio per il sionismo sempre più indistinguibile dall'antisemitismo: il sionismo si rifaceva alla parola di Dio della Terra Promessa, circolavano le edizioni dei “Protocolli dei savi di Sion” e ciò metteva in grave imbarazzo le coscienze degli europei che nel 1967 raggiunsero il massimo schieramento filoesraeliano, che poi negli anni '70 e '80 andò al fronte opposto.

L'Olp – organizzazione per la liberazione della Palestina – sorta nel 1964 divenne con i diversi gruppi armati che vi confluirono sotto la presidenza di Yassir Arafat una forza di battaglia aperta che respingeva la Risoluzione 242 e voleva la distruzione dello Stato d'Israele.

I combattenti dell'Olp dettero vita a una attività terrorista che colpiva Israele in ogni parte del mondo, considerando tutti gli stati occidentali come loro complici. Dirottamento di aerei, attentati agli aeroporti, occupavano i giornali e la televisione.

Nel novembre 1972 viene rieletto Richard Nixon. L'America stanca di hippy, pacifisti e Black panthers, disordini e manifestazioni, richiama il candidato democratico che però fu travolto da un grave scandalo politico: “Il Watergate.”

Nixon non riuscì a dimostrare la sua estraneità ai fatti e nell'agosto 1974 dovette dimettersi.

Il sistema monetario internazionale istituito nel 1944 era basato sul ruolo centrale del dollaro nei cambi fissi tra le monete. Già dal 1958 gli impegni degli Stati Uniti – prestiti e aiuti, basi militari, investimenti – avevano portato al deficit la loro bilancia complessiva dei pagamenti, il cui attivo si era ancor più ridotto dopo il 1965. Il dollaro subì forte e continua svalutazione. Si parla di petrodollari, di stagnazione e inflazione, di “stagflazione” prodotta dalle impennate dei prezzi del petrolio (1970).

Disoccupazione, scioperi.

Nel 1977 la produzione di autovetture batte tutti i record, crescono però le importazioni di petrolio e la bilancia commerciale torna in forte passivo.

Il presidente Carter aumentò il prezzo della benzina colpendo i profitti delle compagnie petrolifere. Scese allora la produzione di autoveicoli che precipitò nella crisi generale del 1980.

La caduta della natalità negli anni '70 fu una reazione alla crisi economica ma poi proseguì senza alcuna inversione di tendenza. Edonismo, dice Giovanni Paolo II, il cardinale polacco Karol Woityla eletto papa nell'ottobre del 1978; fattori socio-economici, come l'ingresso della donna nel mondo del lavoro.

La popolazione invecchia, pesano i servizi pensionistici e assistenziali sul reddito nazionale.

Negli anni '80, venti anni dopo il baby boom, si cominciò a pensare di assicurarsi la vecchiaia con i propri risparmi investiti in fondi di pensioni private.

Dopo la seconda guerra mondiale sono state combattute numerose guerre di liberazione coloniale, e rare guerre fra Stati. Il bipolarismo aveva fatto sì che la guerra fredda fosse anche una “lunga pace.” Con la fine del bipolarismo, il crollo dell'Impero sovietico e il suo ultimo tentativo di riformare il comunismo - la Perestroika di Gorbacev - seguono “nuove guerre”. Conflitti a carattere nazionalistico, etnico e religioso, dove le forze armate statali vengono sostituite da bande irregolari di militari, paramilitari e mercenari che depredano e terrorizzano le popolazioni nel controllo di un territorio spartito.

Il Caucaso, la ex Jugoslavia, Colombia e Haiti in America Latina, Afghanistan, Kashmir, Sri Lanka, Indonesia, Timor e Filippine in Asia, dalla fine degli anni '80 tante sono le “Guerre fra poveri”.

Per tutti gli anni '90 le guerre civili parvero la maggiore minaccia all'ordine internazionale. Ma ecco apparire il terrorismo internazionale di estremisti islamici – gruppi palestinesi, Iran Khomeinista e Libia di Gheddafi -, i “martiri” in senso patriottico e religioso contro gli invasori israeliani e i loro alleati americani che volevano instaurare una repubblica islamica.

Ben poco giovava ciò alla causa palestinese, a differenza della sollevazione spontanea – “Risveglio” o Intifadah – cominciata nel 1987 nei territori di Gaza e Cisgiordania contro gli occupanti israeliani. Il Premio Nobel per la pace a Rabin e Simon Peres e Arafat sembrò di buon augurio per un processo di pace.

Il movimento fondamentalista palestinese Hamas – “Ardore” – intendeva distruggere Israele con una guerra santa, e così la Jihad palestinese, altro movimento di terroristi suicidi.

Il presidente Clinton lanciò inutilmente proposte ragionevoli e fattibili.

Nel 2000 seconda intifadah, e da allora quotidiani atti terroristici.

Peggio ancora ciò che accade in alcuni paesi africani, ma la Palestina può far saltare il sistema internazionale per il valore simbolico del mondo musulmano che rappresenta. Ad ogni modo il terrorismo – o guerra di liberazione – palestinese, non è mai uscito da Israele e territori occupati.

Osama Bin Laden finanziava il trasferimento di combattenti islamici contro i comunisti sovietici, e gli Stati Uniti lasciavano fare considerando ciò pari al traffico di oppio con cui i guerriglieri si finanziavano contribuendo alla sconfitta dei sovietici. I talebani “studenti di teologia” furono la buona occasione per la nascita di uno stato rigidamente islamico, e il terrorismo islamico cominciò a volgersi anche contro l'occidente, ma il nemico principale restava l'America, simbolo dell'occidente accusato di voler distruggere l'Islam con la sua micidiale influenza culturale, alleato e sostenitore oltre tutto del sionismo.

Osama Bin Laden dopo aver combattuto con gli USA il nemico comune sovietico, combatte l'America perché non solo la dinastia saudita aveva accettato gli aiuti degli USA nella guerra contro Saddam Hussein, ma aveva consentito a guerra finita che le forze armate infedeli continuassero a presidiare la terra del luoghi santi dell'Islam. Il suo gruppo Qa' Ida si diramò a livello internazionale.

La guerra del Golfo il 16 gennaio 1991, condotta dagli Usa contro l'Iraq con missili ad altissima tecnologia, parlava di “armi intelligenti”. Il 27 febbraio Saddam Hussein accetta la resa.

Il bipolarismo costituiva un ordine internazionale seppure fondato sull'equilibrio del terrore. Con la sua fine si rischiava una anarchia caratterizzata da atti di banditismo internazionale. Tale appariva l'aggressione al Kuwait al quarto posto della graduatoria mondiale delle riserve del petrolio greggio nel Medio Oriente. L'Iraq puntava a controllare l'area dove si trovava circa la metà della riserva mondiale di greggio. La guerra che derivò dall'invasione del Kuwait fu uno dei casi più lampanti di guerra del petrolio, che riguardava sia i paesi produttori che consumatori, fra cui gli Stati Uniti che avevano accresciuto la loro dipendenza dalle importazioni.

Nel novembre del 2000 viene eletto presidente americano George W. Bush, figlio dell'ex presidente artefice della coalizione del 1991 contro l'Iraq. «Il sistema internazionale non è più costruito attorno all'equilibrio, ma attorno all'egemonia americana», sostenevano i neoconservatori. Lo staff presidenziale di Bush si compone di ex amministratori di società del settore energetico e di esponenti del neoconservatorismo, che non procedono alla ratifica di trattati e convenzioni approvati dall'Onu, come la messa al bando degli esperimenti nucleari, delle mine antiuomo e delle armi biologiche.

Unilateralismo: aumenta la spesa militare americana, l'America si sottrae agli impegni di mediazione.

11 settembre 2001: il terrorismo islamico colpisce al cuore l'America.

Globalizzazione.

 

E mi scuso se non proseguo.

 

Maria Lanciotti


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