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Maria Lanciotti. Mi hanno rubato la conca di rame
18 Giugno 2015
 

Mi hanno rubato la conca di rame. Era di nonna Maria, ed era arrivata a me attraverso vari passaggi.

Quella conca era stata fatta alla fine dell’Ottocento dal miglior artigiano del paese, che aveva appreso l’arte di lavorare il rame da suo padre e forse da suo nonno. E c’era veramente dell’arte in quella conca, fitta d’incisioni simili ai caratteri di un’antica scrittura.

Mi piaceva lasciarla brunire, e mi piaceva riportarla a lucido. Mi aveva accompagnato in tutti i traslochi, pezzo forte dell’arredamento della casa, da quando mi era stata regalata con il consiglio di pulirla con cenere e aceto.

La conca era come uno specchio che rimandasse le immagini di tutti i miei predecessori. Una mattina l’avevo tirata fuori per lucidarla, era così bella mentre brillava al sole che non la rimisi subito a posto, la sera me ne dimenticai e la mattina dopo non c’era più.

Rubata di notte fuori dalla porta di casa, a pochi metri dal letto in cui dormivo.

Quando si viene derubati ci si sente aggrediti nella propria intimità; il luogo dove si presume che il ladro sia passato ed abbia messo le mani sembra non appartenerti più come prima, violato da persone che non sai se ti sono estranee o conosciute.

La conca non aveva un posto fisso, dentro casa.

Mi piaceva spostarla spesso e dovunque stava bene, dava valore all’ambiente.

Sarebbe passata ai miei discendenti, e avrebbe continuato a tramandare la sua scrittura segreta, alfabeto complesso ottenuto con una lavorazione anch’essa segreta.

Tramontata l’arte del rame, soppiantata dalla produzione in serie di oggetti in finto rame, si va alla ricerca delle ultime occasioni d’acquisto di pezzi antichi, di cui eredi indegni si disfano per ingordigia di liquidità.

Il rame oggi si lavora per usi industriali e va a ruba. I ladri di rame spogliano pure i cimiteri.

E così, qualcuno si è preso la mia conca centenaria che finirà fusa per ricavarne cavi o fili elettrici, che poi saranno forse rubati per essere rivenduti a peso, e ancora fusi per farne ancora cavi e fili elettrici.

Per mia fortuna ho avuto tanti anni per tentare di decifrare la scrittura segreta della conca di rame, e credo di aver afferrato il significato di almeno qualcuno dei suoi segni: ogni incisione il passo sapiente del tempo.

 

Maria Lanciotti


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