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Barack Obama allenta la morsa su Cuba. Verso la fine dell’embargo?
15 Aprile 2009
 

Ricevo una notizia di agenzia, diffusa dalle principali fonti informative internazionali. Ne hanno parlato tutti i maggiori mezzi di informazione. Riassumiamola in breve e diciamo la nostra.

Barack Obama allenta la morsa su Cuba. Il presidente americano ordina la revoca delle restrizioni ai viaggi e alle rimesse per il milione e mezzo di cubano-americani con parenti nell’isola caraibica. Alle compagnie Usa di telecomunicazioni sarà consentito di chiedere licenze per operare a Cuba e prenderanno il via regolari collegamenti aerei USA - Cuba. La decisione mira a rendere il popolo cubano meno dipendente dal regime castrista e rappresenta un’apertura importante dopo cinquant’anni di rapporti gelidi. Le aziende di telecomunicazione Usa potranno investire e apriranno un flusso di informazioni nei confronti dell’isola. Obama ha fatto sapere che per giungere a una revoca totale dell’embargo ci dovranno essere progressi significativi verso la democrazia. In ogni caso, fin da ora i cubano-americani saranno liberi di viaggiare tra gli Usa e Cuba. Potranno inviare denaro ai parenti residenti a Cuba senza il limite dei 1200 dollari l’anno e potranno spedire beni come abiti, oggetti per l’igiene personale e attrezzature da pesca. Resta soltanto il divieto di regali per gli alti funzionari del governo e del Partito Comunista.

I dissidenti interni di Cuba hanno parlato di notizia eccellente, ma anche molti gruppi di cubani localizzati in Europa si sono dimostrati entusiasti dell’apertura. Yoani Sánchez dal suo blog Generación Y, molto seguito all’estero ma oscurato a Cuba, ha detto che il primo passo verso la distensione dei rapporti l’ha fatto Obama, pure se il maggior interessato doveva essere Raúl. La giovane blogger (esce oggi in Italia per Rizzoli il suo Cuba libre. Vivere e scrivere all’Avana) aggiunge che la notizia è molto importante, ma il periodico Granma non ne fa parola. Al tempo stesso auspica una democratizzazione della vita cubana, che è rimasta legata a vecchie e superate parole d’ordine. La Sánchez auspica una liberalizzazione dei rapporti economici e la risoluzione dei problemi primari per la popolazione, che deve fare i conti con un improponibile doppio sistema monetario. Al regime di Raúl Castro vengono chiesti importanti passi avanti: liberare i detenuti politici, lasciar viaggiare all’estero i cubani e concedere la libertà di espressione.

Il gesto distensivo dell’Amministrazione Obama arriva alla vigilia del quinto Vertice delle Americhe che si aprirà sabato prossimo a Trinidad, dove i leader latino americani chiederanno una normalizzazione delle relazioni con Cuba.

Le ultime restrizioni erano state imposte nel 2004 da Bush, come risposta all’incarcerazione di 75 dissidenti cubani. In campagna elettorale, Obama si è impegnato ad allentare l’embargo contro Cuba, ma non a revocarlo del tutto. Le limitazioni ai viaggi e ai trasferimenti di denaro erano state introdotte da John F.Kennedy nel 1962, come conseguenza della crisi dei missili. Jimmy Carter le aveva ridotte negli anni Settanta, ma Ronald Reagan le aveva rafforzate negli anni Ottanta. Bush aveva autorizzato le visite ai parenti a Cuba ogni tre anni, riducendo il numero di quanti ne avevano diritto.

La fine dell’embargo tra USA e Cuba è adesso nelle mani di Raúl Castro. Non è pensabile che Obama si spinga oltre con le concessioni, se da parte cubana non verrà fatto qualcosa in funzione di una maggior libertà della popolazione. Yoani Sánchez è stata recentemente vittima di queste odiose (proprio come l’embargo) restrizioni alla libertà di movimento, perché non potrà venire a Torino al “Salone del Libro”. I motivi non li sappiamo, come sempre il regime cubano si trincera dietro formule ermetiche: per il momento non è autorizzata a viaggiare, recita il diniego per la scrittrice.

Juan Abreu su Penultimos Dias - storica rivista telematica della dissidenza - non accoglie con favore la decisione di allentare le maglie nei confronti di Cuba. A suo parere dare la possibilità di spedire più soldi a Cuba, significa finanziare un regime che impone il bavaglio alla dissidenza, incarcera persone colpevoli di esprimere idee e non lascia libero il popolo di esercitare attività economiche private.

Non resta che attendere. A mio parere il cambiamento è vicino.


Gordiano Lupi


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