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Yoani Sánchez. Due anni
02 Agosto 2008
 

Dal blog Generación Y

1° Agosto 2008

 

 

Dos años

Se bebió la botella de aguardiente y miró las auras tiñosas que sobrevolaban –como cada día– la Plaza de la Revolución. Era un martes, y el primero de agosto de  2006 lo encontró asomado al balcón oteando los cambios que vendrían. La noche anterior habían leído en la tele la Proclama en la que el Máximo Líder delegaba –temporalmente– sus poderes. Reunió a los amigos y durante toda la madrugada se la pasaron hablando del futuro, mientras las calles permanecían extrañamente vacías.

Durante las primeras semanas posteriores al anuncio, escuchó con más atención los noticieros y compró algunos enlatados para no tener que ir afuera. Desempolvó su radio chino que –sólo en una esquina del baño– captaba las emisoras de onda corta. Entretanto, evitó cambiar los euros que su mamá le había enviado y se hizo de una buena provisión de velas y baterías.

Al sexto mes ya había dejado de mirar por la ventana, de leer entre líneas el periódico y de grabar en una cinta todo aquello que le parecía un testimonio de “los últimos días”. Convocó otra vez a los amigos, pero esta vez recordaron historias de los años ochenta, la beca y el período especial.

Dos años después de aquel 31 de julio, se ha sentado de espaldas a la ciudad y muestra una postal que su ex novia le mandó desde Jerusalén. Hace semanas que no mira la prensa ni sintoniza las interferidas emisoras. En la alta noche nos ha contado que su madre le pidió que se fuera, a Italia, con ella. Le ha dicho que sí, pues ningún olor de transformaciones ha vuelto a recalar en su terraza.

 

Yoani Sánchez

 

 

Due anni

Si bevve una bottiglia di aguardiente(1) e guardò gli auras tiñosas(2) che sorvolavano - come ogni giorno - la Piazza della Rivoluzione. Era un martedì, e il primo di agosto del 2006 lo trovò affacciato al balcone osservando dall’alto i cambiamenti che dovevano arrivare. La notte precedente avevano letto alla televisione il Proclama nel quale il Lider Maximo delegava - temporaneamente - i suoi poteri. Riunì gli amici e passarono tutta la notte a parlare del futuro mentre le strade restavano stranamente vuote.

Nelle prime settimane dopo l’annuncio, ascoltò con più attenzione i notiziari e comprò qualche scatoletta per non dover uscire di casa. Rispolverò la sua radio cinese che - soltanto in un angolo del bagno - riceveva le emittenti che trasmettevano su onde corte. Nel frattempo, evitò di cambiare gli euro che sua madre gli aveva inviato e si munì di una buona provvista di candele e batterie.

Al sesto mese già aveva smesso di guardare dalla finestra, di leggere tra le righe il giornale e di registrare su nastro tutto ciò che gli sembrava una testimonianza degli “ultimi giorni”. Convocò un’altra volta gli amici, però questa volta ricordarono le storie degli anni Ottanta, la borsa di studio(3) e il periodo speciale.

Due anni dopo quel 31 luglio, si è seduto di spalle alla città e mostra una cartolina che la sua ex fidanzata gli ha spedito da Gerusalemme. Sono settimane che non guarda la stampa e non si sintonizza su quelle emittenti così disturbate. A notte inoltrata ci ha raccontato che sua madre gli ha chiesto di scappare in Italia con lei. Le ha detto di sì, perché nessun sentore di trasformazioni è tornato a farsi vedere nella sua terrazza.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

 

 

Note del traduttore:

(1) Aguardiente si potrebbe tradurre con l’italiano acquavite ma non renderebbe l’idea, perché l’aguardiente cubana è il cispes de trén (scintille di treno), il rum bianco da pochi pesos, spesso fatto in casa, alcol puro che i cubani mandano giù a ogni ora del giorno per ammazzare il tempo.

(2) Auras tiñosas: è intraducibile perché non esistono uccelli simili nei nostri cieli. A questo link si può vedere una bella foto dei volatili: www.pbase.com/maryarena/image/87169634. Si tratta di condor cubani che si cibano di carogne di animali, ma non sono pericolosi. Fanno parte del panorama dell’isola tropicale. Potremmo tradurre con l’italiano avvoltoi ma non sarebbe preciso.

(3) Traduco lo spagnolo beca con l’espressione italiana borsa di studio, tecnicamente corretta, ma va storicizzata la parola beca per capire cosa vuol dire Yoani. A Cuba una buona percentuale di persone ha studiato becada, vale a dire con una borsa di studio che permetteva l’accesso a un collegio. La parola beca diventa sinonimo di un collegio che sta a metà strada tra un duro istituto scolastico e una caserma paramilitare. Gli studenti dovevano marciare per andare e tornare da scuola dai convitti dove venivano alloggiati. Gli istruttori erano ragazzi della gioventù comunista che ispezionavano con frequenza camere, abbigliamento ed effetti personali. Se tutto non era in ordine allo studente veniva tolto il permesso di rientrare a casa una volta al mese. Ringrazio lo scrittore e poeta cubano Carlos Carralero per avermi fornito i suoi ricordi personali dei tempi della beca.


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