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Maria G. Di Rienzo. Ho quasi le lacrime agli occhi
23 Luglio 2011
 

Si sente che il “nostro inviato” è commosso. Accorato, comprensivo. Il necessario distacco del professionista cede giustamente spazio all’umana simpatia. Per la vittima, giovane madre assassinata? Per i genitori di costei, per la di lei figlioletta? No, certo, sarebbe davvero semplicistico e fors’anche un tantino moralista. L’afflato è tutto per il presunto (ormai assai probabile) assassino, il marito: “È sull’orlo del crollo”, “È un uomo stretto in una morsa”, “È un uomo sull’orlo di una crisi di nervi”. (le virgolette indicano citazioni letterali) Si vorrebbe quasi saltare dentro la pagina di cronaca e confortarlo, quest’onesto padre di famiglia, spinto alla disperazione dalle “pressioni delle due donne”.

Anche se sembra che non fossero solo due le donne con cui aveva relazioni e che prima dell’amante attuale ce ne fossero state altre, il cronista è ben lungi dall’esprimere giudizi sommari su un uomo che viveva “un inferno sentimentale”, la cui moglie sapendosi tradita “lo umiliava”: un uomo che un testimone, una volta, ha persino visto piangere. Sarebbe interessante sapere se ci sono testimoni di come viveva la donna che ora è morta, di se e quanto ha pianto, di come si sia sentita vecchia, inutile, gettata via. Ma sono cose che non affascinano i lettori (di sesso maschile) nevvero. Basta con i piagnistei sulle donne, meglio non fare discorsi inutili. La vittima è morta, è più che logico che su di lei, per lei, ci sia solo silenzio. Spieghiamo invece come per il poverino ora in carcere “Da una parte c’è il sogno di una vita nuova, l’amore vero e profondo per L., giovane, affascinante, moderna, dall’altra c’è l’obbligo coniugale, la quotidianità di un matrimonio rappezzato a fatica dopo la scoperta del tradimento”.

Ho quasi le lacrime agli occhi. Quasi, però. Perché quando leggo ciò che il tizio scriveva all’amante, e cioè: “I legali sono dei pezzi di m… per non dire dei giudici o di chi ha fatto questo schifo di leggi che sono tutte per la donna e nessuna per l’uomo”, mi viene il sospetto che il principale, se non l’unico, motivo che induceva il misogino signore a non lasciare la madre di sua figlia, era la seccatura di dover poi pagare alimenti ad entrambe.

E c’è anche qualcosa che vorrei ricordare al “nostro inviato”. Ciò che L., affascinante e moderna, voleva era presentare il tizio ai genitori e vivere con lui. Se era così insistente rispetto al divorzio, possiamo presumere che intendesse poi sposarlo. Vede, signor giornalista, il tempo passa per tutti. Dopo cinque anni di amore “vero e profondo”, e magari un altro innocente messo al mondo, si ripresentano i fastidi de “l’obbligo coniugale” e se si è compiuta una piccola scappatella – attitudine a cui il signore in questione pare incline – ecco che torna anche il rappezzo “a fatica dopo la scoperta del tradimento”. Sulla scena invece di una L. compare una M. o una N. più giovane, affascinante, moderna, per cui si accende subito un amore “vero e profondo”… e la necessità di sbarazzarsi della donna usata che si ha in casa. A proposito, lei cronista come sa della verità e profondità dell’amore di cui parla? Ha un “amorometro” fra gli attrezzi del mestiere o deriva la sua convinzione solo dai messaggi Facebook e SMS che i due amanti si scambiavano? Se è così, temo sia un po’ poco. Per quel che conosco dell’amore, so che non è mai il mandante di un omicidio.

 

Maria G. Di Rienzo

(da Lunanuvola's Blog, 21 luglio 2011)


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