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Lettera di Yoani Sánchez, “intrappolata nella rete”, agli studenti di Cuneo 
Venerdì mattina, incontro con Gordiano Lupi e Paolo Collo per “scrittorincittà” 2010
17 Novembre 2010
 

Nell'ambito di

Cuneo Scrittori in Città

Venerdì 19 novembre

Gordiano Lupi e Paolo Collo
“Intrappolata nella rete”

Ore 11 - Centro Incontri Sala della Provincia di Cuneo

Scuole Superiori della Città di Cuneo

 

 

Per l'occasione, Yoani Sánchez è riuscita a scrivere una lettera specifica per gli studenti di Cuneo. Gordiano Lupi la leggerà durante l'incontro.

 

 

La Habana, noviembre de 2010

 

Carta a los estudiantes de la ciudad de Cuneo:

 

Hace apenas 10 años estaba yo sentada –como ustedes hoy- en un pupitre universitario. En mi caso era en la Facultad de Artes y Letras de La Habana, escuela de lingüistas y forja de escritores, que en aquel momento vivía tiempos difíciles entre las carencias materiales y el éxodo masivo de profesores. En las aulas, los alumnos nos sumergíamos en la lectura de los clásicos y el estudio del latín, también como una forma de escapar a los rigores de la cotidianidad. Allí aprendí a usar los adjetivos acertadamente, a manejar con gracia la gramática y con soltura el lenguaje. La filología me dio la posibilidad de acercar mi expresión oral a mis pensamientos, pero la censura imperante me advirtió desde el principio que no me estaba permitido unir palabras libremente.

De esa profunda contradicción que brotaba por una lado de las preguntas, cuestionamientos y propuestas que deseaba decir en voz alta y por otro del aplauso o la simulación que me exigían, nació lo que escribo en mi blog Generación Y. Precisamente la angustia de vivir en una realidad que era narrada por lo medios oficiales con triunfalismo y múltiples omisiones, me llevó a abrir un espacio propio de opinión en abril de 2007. Ese pequeño sitio virtual se ha ido convirtiendo en una plaza pública de discusión, en un lugar para ejercitarme en esos derechos ciudadanos que en la Cuba concreta y real todavía son una quimera sin alcanzar. Después de tres años puedo decir que esta ardua tarea de sacudirme el conformismo y la apatía me ha granjeado múltiples enemigos y adversarios que afortunadamente se compensan con la solidaridad de otras miles de personas en todo el planeta. El blog me ha provocado insomnio y paz, me ha hecho centro de la vigilancia policial pero también me ha regalado la satisfacción de que mi voz llegue a muchos lectores. Generación Y me ha colocado en la mirilla de las instituciones represivas, pero me ha dejado con la paz interior del que no tiene nada que ocultar.

Todavía están a tiempo de elegir el problemático camino de opinar o de decantarse por la cómoda mansedumbre del silencio. Tienen la posibilidad de optar entre aplicar la censura sobre otros o por el contrario fomentar junto a ellos el debate y la polémica. Cualquiera de esas decisiones deberán tomarla a conciencia, con la convicción de que en un caso la información fluirá a través de ustedes y en el otro se estrellará –irremediablemente- contra vuestro miedo. Si quieren el pequeño consejo de alguien que eligió el sendero más escabroso, me permito decirles que no hay nada más gratificante que unir palabras con libertad y no hay mayor logro que cambiar con argumentos y sin violencia verbal lo que no nos gusta.

Recuerden que en diez años ustedes estarán del lado de acá y en los pupitres habrá otros ojos y oídos atentos, enjuiciándolos y pidiéndoles que rindan cuentas por lo que han hecho.

 

Un abrazo fuerte a todos

Yoani Sánchez

 

 

L’Avana, 17 novembre 2010

 

Lettera agli studenti della città di Cuneo:

 

Appena dieci anni fa ero seduta - proprio come voi oggi – in un banco universitario. Nel mio caso si trattava della Facoltà di Arte e Letteratura dell’Avana, scuola di linguisti e fucina di scrittori, che in quel momento viveva tempi difficili per colpa di carenze materiali e dell’esodo in massa dei professori. Nelle aule, noi alunni ci immergevamo nella lettura dei classici e nello studio del latino, vera e propria via di fuga da un difficile quotidiano. È stato così che ho imparato a usare gli aggettivi più appropriati, a maneggiare bene la grammatica e a usare il linguaggio con disinvoltura. La filologia mi ha dato la possibilità di esprimere con proprietà il mio pensiero, ma la censura dominante mi ha fatto capire subito che non mi era permesso mettere insieme le parole liberamente.

Le cose che scrivo sul blog Generación Y sono il frutto della profonda contraddizione prodotta dal conflitto tra domande, interrogativi e proposte che desideravo pronunciare a voce alta e dal consenso o dalla simulazione che pretendevano. Nell’aprile del 2007 è stata proprio l’angoscia di vivere in una realtà raccontata con trionfalismo e molteplici omissioni dai mezzi di comunicazione ufficiali a convincermi ad aprire uno spazio personale di libera opinione. Quel piccolo sito virtuale si è andato trasformando in una pubblica piazza di discussione, in un luogo dove potevo esercitare quei diritti civici che nella Cuba reale sono ancora una chimera. Dopo tre anni posso dire che il duro compito di scrollarmi di dosso conformismo e apatia mi ha procurato molti nemici e avversari che fortunatamente si compensano con la solidarietà di altre migliaia di persone in tutto il pianeta. Il blog mi ha provocato insonnia e pace, mi ha messo al centro della vigilanza poliziesca ma mi ha anche regalato la soddisfazione di far arrivare la mia voce a molti lettori. Generación Y mi ha inserito nel mirino delle istituzioni repressive, ma mi ha lasciato con la pace interiore di chi non ha niente da nascondere.

Siete ancora in tempo a scegliere tra il problematico cammino di esprimere le vostre opinioni o preferire un comodo e mansueto silenzio. Avete la possibilità di optare tra applicare la censura sugli altri o al contrario incentivare con loro il dibattito e la polemica. Qualunque sarà la vostra decisione, dovrete prenderla in piena libertà di coscienza, con la convinzione che in un caso grazie a voi scorrerà l’informazione e nell’altro si scontrerà – irrimediabilmente – contro la vostra paura. Se volete il piccolo consiglio di una persona che ha scelto il sentiero più scabroso, mi permetto di dirvi che non c’è niente di più gratificante che mettere insieme le parole liberamente e non c’è cosa migliore che dibattere senza violenza verbale su argomenti che ci interessano.

Ricordate che tra dieci anni vi troverete dall’altra parte della barricata e nei banchi ci saranno altri occhi attenti, che vi giudicheranno e vi chiederanno di rendere conto su ciò che avrete fatto.

 

Un abbraccio forte a tutti

Yoani Sánchez

(Traduzione di Gordiano Lupi)


Foto allegate

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