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Il fantasma di Yoani Sánchez alla fiera di Torino
18 Maggio 2009
 

Yoani Sánchez è stata una protagonista fantasma della fiera di Torino, perché ha potuto partecipare soltanto telefonicamente alla presentazione di Cuba libre. Vivere e scrivere all’Avana (Rizzoli), causa il noto diniego a viaggiare ricevuto dalle autorità cubane. La casa editrice ha predisposto un libro di firme da inviare a Raúl Castro, contenente un appello teso a modificare l’atteggiamento di chiusura nei confronti della blogger. Non sappiamo quanto servirà…

Yoani ha scritto un brano molto amaro a proposito di questo tema: Mi sono persa Madrid in pieno maggio, New York con il suo settore universitario e adesso Torino durante la fiera del libro. Se le cose continuano così, dovrò cominciare a raccontare la mia vita con il tempo verbale che indica le cose improbabili “io avrei potuto essere lì, però…”, “avrei presentato il libro, se non fosse stato per…” o “riuscirei a viaggiare se me ne stessi zitta”. Oggi ho partecipato al lancio di Cuba Libre, in maniera virtuale, come soltanto un blogger può farlo. Ho parlato per telefono con i presenti, ho risposto ad alcune domande e la linea è caduta prima di poter dire “addio”. Sono tornata a vivere una situazione conosciuta: c’erano tutti tranne me.

A Torino - in diretta telefonica da Cuba - ha risposto ad alcune domande poste da Omero Ciai (giornalista di Repubblica), da Erick De Armas (autore di Elena è rimasta e… papà tambien, Epoché) e dal sottoscritto. Un folto pubblico ha assistito alla presentazione e ha sottolineato con calorosi applausi ogni intervento della blogger.


Il tuo blog è molto seguito all’estero, ma a Cuba non è consultabile. Tu non puoi vederlo quando lo scrivi. Come aggiorni il sito e come vivi questa condizione?

Per pubblicare il blog preparo il lavoro sul computer casalingo, salvo in dischetti e chiavette di memoria, mi reco in un internet point di un albergo con una carta prepagata, mi collego e spedisco il materiale ad amici che vivono all’estero e che si occupano di pubblicare i testi. Quando mi collego a Internet non scrivo niente, ma cerco e scarico informazioni su Cuba. Adesso è tutto più difficile perché in alcuni alberghi è scattato il divieto di vendere ai cubani carte prepagate per accedere a Internet. Non sappiamo se si tratta di una disposizione governativa o se è una misura presa dalle catene alberghiere.


A Cuba esiste un movimento per facilitare un cambiamento politico?

A Cuba esistono molte voci indipendenti che invocano il cambiamento, si chiede da più parti maggior libertà, in tutte le sue forme, dalla libertà di espressione a quella associativa, per finire con la libertà economica e di movimento. Ci sono molti giovani non politicizzati che vorrebbero vivere in un paese più libero e più moderno. Purtroppo non esistono veri e propri movimenti politici organizzati perché manca la libertà di associazione.


Perché non ti hanno permesso di venire a Torino?

Nessuno ha messo per scritto il motivo. Non lo fanno mai. Si limitano a scrivere sulla richiesta: per il momento non può viaggiare. In un sistema politico privo di libertà e diritti civili, l’autorità è sovrana e non è tenuta a motivare i provvedimenti. Penso che il divieto a viaggiare sia una diretta conseguenza delle cose che scrivo, ma potrebbero sconfessarmi in qualsiasi momento, adducendo motivi burocratici. Noi cubani siamo come i bambini piccoli che per uscire di casa hanno bisogno del permesso dei genitori.


Pensi di scrivere romanzi sulla realtà cubana?

In realtà sto scrivendo un romanzo generazionale e credo di finirlo entro l’anno. Racconto la Cuba quotidiana della mia generazione, quella dei ragazzi poco più che trentenni che hanno vissuto con le bambole russe, le scuole al campo e la tessera del razionamento alimentare. Il romanzo è lontano dalle vecchie ideologie e cerca di comunicare bisogni e incertezze dei giovani cubani che vivono sognando la fuga.


La tua scrittura cita grandi autori del passato come Lezama Lima, Virgilio Piñera, Heberto Padilla e persino Cabrera Infante…

Sì, sono filologa e amo la buona scrittura. Penso che il castigliano sia una lingua che si possa utilizzare bene per creare certe atmosfere letterarie. Molti scrittori cubani che ho letto e studiato fanno parte del mio bagaglio culturale. Non posso dimenticare i miei studi e il fatto di scrivere bene è un vizio professionale. Virgilio Piñera con il suo inconfondibile stile surreale è uno dei miei autori di riferimento.


Ti consideri una dissidente?

Assolutamente no. Questa parola non ha niente a che vedere con quello che sto facendo. Il problema è che a Cuba non ci sono alternative. Se non sei del tutto favorevole alle misure governative ed esprimi critiche al sistema vieni etichettata come controrivoluzionaria. In realtà sono una ragazza come tante che un giorno ha deciso di intraprendere un esorcismo personale. Scrivo in un blog ciò che non posso dire nella vita di tutti i giorni e per questo ho definito il mio lavoro come un esercizio di codardia. Siamo sempre più numerosi a usare la blogosfera per esprimere opinioni. Non ho nessuna intenzione di darmi alla politica e di fondare un partito. Non ne sarei capace. Piuttosto mi piacerebbe aprire un giornale libero.


Fino a quando continuerai a scrivere il blog?

Fino al giorno in cui sentirò di avere qualcosa da dire, raccontando i problemi della vita quotidiana, senza ideologie o retorica, senza menzogne. Per adesso questo modo di raccontare usando brevi flash e metafore mi appaga molto.


Termina qui l’incontro con Yoani, che forse avrebbe avuto molte altre cose da dire al pubblico presente che l’ha ascoltata con attenzione, ma l’interesse dei lettori potrà essere soddisfatto consultando il copioso archivio presente nell'Oblò cubano di Tellusfolio e seguendo le future puntate di Generación Y sul sito web de La Stampa (www.lastampa.it).


Gordiano Lupi


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