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Notizie da una Cuba in movimento
06 Aprile 2010
 

Guillermo Fariñas accusa

il regime di volerlo morto

 

Franklin Pelegrino non accettato in ospedale

perchè “digiuna per sua scelta”

 

Oswaldo Payá Sardiñas accusa

Frei Betto di connivenza con il potere

 

 

Il dissidente cubano Guillermo Fariñas, in sciopero della fame e della sete dal 24 febbraio, ha detto oggi che il Presidente Raúl Castro “si è tolto la maschera” e ha confermato che lo lascerà morire, dicendo che non cederà al “ricatto” di Stati Uniti, Europa e opposizione interna in materia di diritti umani.

«Con il discorso di Raúl Castro, il regime si è tolto la maschera e ha mostrato il suo vero volto sanguinario. Mi lasceranno morire», ha dichiarato Fariñas dall’ospedale di Santa Clara dove è ricoverato da metà marzo, dopo aver aggiunto che continuerà il digiuno. «Quel che sto facendo non serve alla mia famiglia, ai miei amici e ai miei fratelli, ma serve alla causa» ha proseguito «perché contribuisce a smascherare l’essenza assassina del regime. Continuerò lo sciopero della fame, perché l’attacco lanciato dal Presidente non è contro la mia persona, ma è un’aggressione a tutta l’opposizione pacifica».

Fariñas ha continuato: «Il discorso del Presidente in chiusura del congresso della sezione giovanile del Partito Comunista Cubano, dimostra l’intolleranza del regime e la volontà di non dialogare in nessun modo con quella parte di cittadinanza che tenta di confrontarsi in maniera pacifica e civile. A partire da questo discorso, renderemo ancora più dure le nostre posizioni. Diciamo ai medici che non vogliamo nessun contatto con funzionari politici e con membri della polizia, ma vogliamo vedere solo la famiglia e il personale medico e paramedico. La sola cosa che ci resta è morire con dignità, per dimostrare al mondo il vero volto del regime. Nel mio caso, raccolgo il guanto di sfida lanciato e accetto il destino di morire per le mie idee».

«Il governo intende confondere le acque. Il discorso riguarda un gruppo di cittadini che in maniera non violenta si confronta con il regime. Non si tratta di un conflitto tra chi ci governa e l’Europa o gli Stati Uniti. Siamo noi che chiediamo un gesto umanitario e che vogliamo la liberazione dei prigionieri politici che hanno problemi di salute. Siamo ai vecchi metodi di incolpare un nemico esterno dei problemi interni, quando il vero problema di Cuba è il totalitarismo e la mancanza di libertà», ha concluso il dissidente.

 

Fariñas sta molto male e soffre di crisi ipoglicemiche. Insieme a lui sono in sciopero della fame anche i dissidenti Franklin Pelegrino, nella sua casa di Cacocum - da oltre un mese - e il medico recluso Darsi Ferrer - da due settimane. La moglie di Pelegrino, Berta Guerrero, ha dichiarato oggi che hanno portato suo marito in un ospedale della provincia di Holguín e che i medici non lo hanno fatto entrare perché digiuna “per sua scelta”.  

Il generale Raúl Castro ha affermato che preferisce “sparire” prima di accettare il “ricatto” che gli stanno facendo gli Stati Uniti, l’Europa e l’opposizione “manipolata”. “Questo paese non sarà mai obbligato - ha detto - a far rispettare i diritti umani e a scegliere la democrazia. Prima preferisce sparire, come abbiamo già dimostrato nel 1962”. Il riferimento è alla crisi dei missili e a una vecchia idea di Fidel Castro.

 

L’oppositore Oswaldo Payá Sardiñas, coordinatore del Movimiento Cristiano de Liberación (MCL), ha accusato ieri il teologo brasiliano Frei Betto di avere una visione “reazionaria e cieca” e di guardare i credenti dell’Isola attraverso l’ottica di Fidel Castro. «Frei Betto a Cuba è stato l’antitesi della liberazione, perché ha propagandato la dottrina della sottomissione, del condizionamento, dell’allineamento dei credenti al totalitarismo come condizione per ottenere il rispetto del culto religioso», ha scritto Payá in un comunicato. Il dissidente ha affermato che con il suo «appoggio a un regime oppressivo, Betto non difende la libertà di coscienza, ma nega il diritto stesso degli esseri umani alla libertà». La settimana scorsa è stato celebrato il venticinquesimo anniversario della pubblicazione del libro Fidel y la religión, scritto da Frei Betto. Il suo autore è venuto all’Avana e ha ringraziato Dio per aver avuto “l’opportunità di poter prestare questo servizio” ma ha ringraziato “pure Fidel, in maniera molto affettuosa e speciale”. «Cuba per me è un paese evangelico che racchiude la proposta fondamentale di Cristo», ha detto Betto. Secondo Oswaldo Payá, il religioso brasiliano è “un uomo del palazzo”, che non difende né il popolo né “i poveri che non hanno neppure la voce per dire che sono poveri”. «Frei Betto nasconde le vere intenzioni del regime in tema culturale, religioso e sui diritti umani. Il popolo cubano non ha bisogno che qualcuno venga dall’estero per fare il cappellano del trono. Non è compito di un rappresentante di Cristo».

 

Gordiano Lupi


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