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Sandra Chistolini. Il Coronavirus visto dai bambini della scuola dell’infanzia all’aperto 
Il nuovo stile di vita per esorcizzare la paura
Coronavirus (Manuel, 5 anni)
Coronavirus (Manuel, 5 anni) 
17 Marzo 2020
 

Il riposo forzato delle scuole ha aperto scenari nuovi nell’universo dell’infanzia. I bambini si sono improvvisamente ricongiunti con i genitori, in ore straordinarie di affetto infinito. È nata una situazione inaspettata nella quale possono addirittura parlare, giocare, scherzare con mamma e papà, senza fretta e senza la minaccia dell’orologio che corre in fretta. Tanto tempo nuovo, prima sconosciuto, è venuto in dono, guarda caso, proprio da un Re di nome Virus originario di Paesi lontani.

Prima dello scoppio del CoronaVirus sembra che i bambini non si fossero mai resi conto del fatto che passavano pochissimo tempo in casa. La giornata vissuta di corsa dalle 7 del mattino e poi avanti per 12 ore tutte di fila, senza sosta, li privava di momenti preziosi per la propria crescita. Dal calendario erano bandite le ore passate a “perdere tempo” con i genitori. Quel perdere tempo tanto caldeggiato dai migliori educatori come dalla nostra Giuseppina Pizzigoni. Eppure solo in questa occasione i piccoli, vedono da vicino i genitori, per lunghe ore, prima vissute con altri ritmi. Si rendono conto della differenza tra quello che accadeva pochi giorni fa e quello che sta accadendo adesso. Acquistano coscienza, sono consapevoli che qualcosa sta cambiando nella loro quotidianità.

Spinti da considerazioni come queste, ci siamo chiesti come i bambini vivessero di fatto il Coronavirus. Le maestre sono a casa, la scuola è chiusa. Riemerge la famiglia con tutto il suo calore, se possibile, per educare a stare insieme. Una riconquista di valori dimenticati che proprio il “cattivo” ha permesso di riaffermare.

Anche i genitori si rendono conto che hanno un nuovo spazio da destinare alla vita familiare e sono carichi di un surplus di ore da passare con i piccoli, dando loro occasioni di crescita e di riflessione. La condivisione è in presenza, la distanza sta fuori di casa.

Ed allora è bastato poco per mettere insieme le nostre idee e creare una proposta avvincente che ci permettesse di capire la trasformazione dell’epidemia nella mente e nei sentimenti dei bambini. La nuova organizzazione del menage familiare e il ritrovamento del senso della comunità corazzano contro ogni paura e proteggono dal contagio.

Le insegnanti chattano con i genitori, in genere le mamme, ed insieme si fermano, maestre e mamme, ad osservare alunni e figli per poi narrare che cosa sta accadendo nella biografia di ogni piccola esistenza. Stiamo parlando di bambini e bambine di 3-4-5 anni di scuole dell’infanzia all’aperto di Roma, XIII Municipio. Bimbi e bimbe mettono a nudo tutte quelle “competenze” che hanno appreso in sei mesi di attività scolastica. Questo non è un dettaglio. Bambini taciturni che, improvvisamente, davanti al compito a distanza lanciato dalla maestra, sfoderano capacità di narrazione insospettabili, ben catturate dal telefonino della mamma. Bambine, attrici improvvisate che personificano il coronavirus inscenando un dramma da palcoscenico, profilo Anna Magnani. Bambini artisti che dipingono l’ospite inatteso come un grande rapace, come una palla molliccia, come pugni pronti ad attaccare i bimbi inermi, come un groviglio di tentacoli avidi. Ma anche come un Virus con la Corona, un Re venuto da lontano che ha deciso di fare un giro del mondo completamente diverso da quello di Giulio Verne e da quello del Piccolo Principe. Nessuna scommessa da soddisfare e nessun pianeta da salvare! Piuttosto, una conquista della Terra facendo degli uomini e delle donne più deboli dei servitori privati della libertà e dei sudditi senza volontà. Sta nascendo una strana alleanza tra il Re Virus, dalla Corona magica, e i bambini. È per lui che i bambini si accorgono di quanto sia bello stare in casa con i genitori e parlare in video conferenza con la maestra, pronta a far sentire la sua presenza, anche se a distanza. Per la pedagogia una ricchezza infinita con la quale confermare le tante verità scientifiche lungamente ricordate. Lo scienziato, virologo affermato, e Maria Luce, di 5 anni, sono d’accordo nel dire che il Coronavirus senza dubbio “è cattivo” e va temuto.

Tra realtà e fantasia i bambini imparano il decalogo ormai ben diffuso e, sin dal primo momento, appreso anche a scuola: 1. lavarsi bene le mani; 2. stare lontani gli uni dagli altri; 3. non toccarsi occhi, naso e bocca; 4. coprirsi in caso di tosse e starnuti; 5. seguire le prescrizioni mediche; 6. pulire con disinfettante; 7. indossare la mascherina; 8. superare i pregiudizi; 9. amare gli animali; 10. usare il 112.

Un disegno per ogni regola ed il gioco è fatto: abbiamo già pronto il nostro primo libricino sul Coronavirus che ben presto diviene il nuovo vademecum di cittadinanza attiva creato dai bambini che spiegano ai grandi come ci si comporta nel nuovo caso di emergenza. Ne stando venendo molti altri, una storia in ogni sezione.

Siamo in cerca dell’Editore che ci metta l’opera subito in stampa, così da condividere una storia dal perfetto lieto fine, soavemente depositata su un arcobaleno infinito.

 

Sandra Chistolini


 

 

»» Traduzione in spagnolo di Alexander Ruiz Silva


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