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La scuola a prova di coronavirus 
di Paola Mara De Maestri
14 Aprile 2020
 

Il momento storico che stiamo vivendo esula da ogni immaginario. In questo inedito scenario siamo stati tutti chiamati a fare la nostra parte. Anche il mondo della scuola ha dovuto immediatamente rimboccarsi le maniche per tentare di rispondere in maniera efficace a questa straordinaria sfida. Il sistema scuola seppur con i propri limiti, le tante fragilità e inadeguatezze ha saputo in questo frangente dare prova di grande coesione e compattezza, mostrando oltre al lato professionale il proprio volto umano. Fin da subito gli insegnanti si sono messi a disposizione per avviare percorsi di didattica a distanza, trascorrendo la maggior parte del proprio tempo ad aggiornarsi sulle nuove tecnologie, a cercare di capire come funzionassero i vari programmi di comunicazione, a scambiarsi informazioni tra colleghi, a preparare le lezioni, a tenere i contatti con le famiglie, dovendosi poi barcamenare con la propria situazione familiare. Nessuno ha più pensato alla propria condizione lavorativa. Anche gli insegnanti in regime di part-time hanno profuso energie a tempo pieno, per garantire ai propri alunni una continuità didattica e una vicinanza sotto il profilo delle relazioni ai bambini e alle loro famiglie.

Vorrei riprendere una dichiarazione espressa in un’intervista rilasciata poco tempo fa dal professor Roberto Vecchioni, docente e noto cantautore, a La Stampa e cioè “Questa pandemia ci sta insegnando il valore della scuola”. Certamente la scuola come vivaio di relazioni, ambiente educativo di apprendimento, di crescita umana e sociale non può essere “ricreata” a distanza. La lezione in classe, pur non sempre di facile gestione, non è mera trasmissione di sapere, ma è una meravigliosa fucina di emozioni, la classe è un luogo privilegiato di condivisione, dove si cerca di coltivare i buoni sentimenti e le giuste pratiche, come la solidarietà, il sentirsi parte di un gruppo, dove si sperimenta l’importanza del rispetto delle regole. L’insegnante non è un ripetitore di nozioni, è una persona che seppure nella sua “maschera professionale” si mette inevitabilmente in gioco, infondendo in quello che fa tanto della propria umanità. Abbiamo assistito negli anni ad una progressiva svalutazione della scuola e degli insegnanti, ad un sempre ridimensionamento sia delle risorse professionali sia in termini di investimenti. I bambini e i ragazzi sono il futuro. Solo con l’istruzione e l’educazione potranno un domani fornire il loro personale contributo di senso nella società.

La scuola, dopo questa epocale emergenza, dovrò essere sicuramente riconsiderata, non solo da parte dell’opinione pubblica ma anche da parte dello Stato. Come in ogni settore sarà necessaria un’imponente riorganizzazione, sulla scorta anche dell’utilizzo positivo e in questo contesto indispensabile della rete, occorrerà dare fondo a tutto il nostro coraggio per innescare circuiti di creatività e generosità, affinché il nostro cammino e quello dei nostri figli possa ripartire al più presto con nuove prospettive sostenibili.


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