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Lidia Menapace. Viva la Repubblica!
11 Marzo 2016
   

Che cosa state facendo col Comitato 2 giugno per l'esercizio della sovranità popolare? d'ora in avanti tutto ciò che scriverò avrà per prima frase questa, una specie di fissa come quella di Catone col delenda Carthago. Se non si festeggia la festa della Repubblica è vano credere di poter ridurre l'astensionismo, lo dimostra già tra l'altro l'affluenza (in calo) alle primarie in corso.

Col titolo di oggi mi riferisco però specificamente all'8 marzo al Quirinale, dove sono stata invitata e ci sono andata, come forse avete visto dai tg. Non dai giornali, che al 70° del voto alle donne non hanno prestato nessuna attenzione. Ci tenevo a mettere in comunicazione Repubblica e Resistenza e perciò mi sono messa al collo il fazzoletto della Repubblica dell'Ossola e mi sono definita (e lo sono) “partigiana col grado di sottotenente”, per non dire sempre e solo staffetta, che sembra più adatto a una ragazza, al modo di suffragetta invece di suffragista... le parole sono pietre.

Il giorno prima ero stata a Rescaldina, paese natale di Annamaria Mozzoni, per prendere parte all'inaugurazione di un piccolo delizioso parco pubblico intitolato al suo nome e con un sindaco generoso vispo e intelligente che si darà da fare anche per la festa del 2 giugno. Alla domanda se fu con coscienza politica formata che le le donne parteciparono al voto, volevo rispondere dicendo che molte donne avevano una coscienza formata dall'Udi, fondata come Gruppi di difesa Donna prima del 25 aprile e che fece il suo primo congresso appunto avanti la fine della guerra; ma avrei in quel caso dovuto citare anche le organizzazioni di Azione cattolica, specialmente la Fuci, che avevano per via del Concordato la possibilità di svolgere attività civica e lo fecero -specialmente la Fuci- come scuola di politica: ma non volevo impelagarmi in una discussione che lì non si poteva fare, e poi sono convinta che Udi e Cif non raggiunsero mai tutte le donne allora, e che una vera coscienza politica, non in forma di conoscenza di leggi titoli e articolati, ma di decisione e azione sì, le donne l'avevano, lo si vide appunto col voto alla Repubblica, che inaspettatamente dettero allora (un milione circa di voti di elettrici in più rispetto agli elettori). Per questo “la Repubblica è nostra”, ho detto tra gli applausi. “E guai a chi ce la tocca” (ho soggiunto un po' sottovoce): era infatti presente la ministra Boschi e mi era già -al solo vederla- venuto in mente il titolo del Vernacoliere sul suo posteriore dichiarato patrimonio dell'umanità e quindi che 'un si può toccare. C'era anche la ministra Giannini, che ha fatto un discorso scialbo, Renzi non c'era, peccato per lui: ce ne ricorderemo, sia per le ministre che nomina di suo, sia per cosa reputa importante.

Insomma è andata a un di presso così. L'ospitalità del Quirinale è stata eccellente. Biglietto del treno, macchina alla stazione, albergo e ristorante. L'autista e l'accompagnatore sono stati molto precisi cordiali ospitali. Al momento di accomiatarmi in partenza il carabiniere mi ha baciato sulle guance, e ha detto frasi gentili nei miei confronti: già, con mia grande gioia, nell'accompagnarmi al Quirinale mi aveva fatto visitare i giardini che non avevo mai visto e che sono splendidi.

L'avventura più inaspettata e piacevole è che uno dei carabinieri di cui sopra mi manderà un suo volume di poesie, già stimate da un importante critico e che leggerò molto volentieri, pensate un po', un carabiniere poeta.

 

Lidia Menapace


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