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Rita Bernardini. Sicurezza non vuol dire strage di diritto e democrazia
24 Maggio 2008
 

Come annunciato nei giorni scorsi, Rita Bernardini – Segretaria di Radicali Italiani e deputata radicale eletta nelle liste del PD – ha oggi (22 maggio, ndr) depositato un’interrogazione al Ministro dell’Interno Roberto Maroni – firmata anche dai deputati radicali Matteo Mecacci, Elisabetta Zamparutti, Maria Antonietta Farina Coscioni e Marco Beltrandi – per sapere quali misure intenda adottare il governo per far fronte al grave stato di degrado civile e umano in cui versano i campi rom nel nostro Paese, anche alla luce dei recenti episodi di violenza e discriminazione ai danni della comunità rom. Un quadro che contravviene, oltre ai più elementari principi etici e morali di un paese che si definisca democratico, alla Direttiva 2000/43/CE che proibisce le discriminazioni basate su razza e origine etnica e chiede agli Stati membri di impegnarsi per assicurare alle minoranze etniche un livello adeguato di occupazione, qualità della vita e protezione sociale. In particolare, i deputati radicali chiedono al ministro Maroni come procederà alla verifica dei fatti gravissimi denunciati dall’europarlamentare liberale Viktoria Mohacsi (foto) al termine della sua missione in Italia.

Nei giorni scorsi, infatti, l’onorevole Mohacsi, eurodeputata ungherese di origine rom, insieme ad una delegazione radicale, aveva visitato i campi nomadi di Roma e Napoli, raccogliendo, nel campo di Poggioreale, testimonianze di ripetuti maltrattamenti a cui i rom sarebbero sottoposti dalla polizia, e di alcuni casi di sottrazione di bambini, probabilmente affidati a case-famiglia senza che le loro famiglie ne avessero più notizia.

 

 

Il Ddl sul reato di clandestinità inserito nel pacchetto sicurezza non può certo considerarsi un segnale confortante. Se approvato, infatti, un provvedimento di questo tipo vorrebbe in galera anche i tanti stranieri che, pur non regolari, si trovano in Italia per lavorare e non per delinquere; tra questi anche migliaia di rom, la cui regolarizzazione è resa ancor più difficile dal fatto che in molti – soprattutto quelli emigrati in seguito al conflitto nella ex-Jugoslavia non hanno neanche i documenti del loro paese d’origine.

Come ho già dichiarato, provvedimenti fondamentali per favorire l’occupazione, la scolarizzazione, l’integrazione e dunque la regolarizzazione dei rom, oltre alla loro tutela, sono un censimento e il riconoscimento dello status di minoranza etnico-linguistica, come già previsto per altre minoranze presenti in Italia dalla legge n. 482 del 1999.

 

Non è questo l’unico fronte su cui desta preoccupazione la linea punitiva del governo in materia di ordine pubblico, condivido pienamente l’allarme lanciato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per l’abolizione, contenuta nel pacchetto presentato ieri dal Consiglio dei Ministri, dell’effetto sospensivo del ricorso avanzato dal richiedente asilo che abbia visto respinta in prima istanza la propria domanda. Tale provvedimento ha ben poco a vedere con la ‘sicurezza’, considerando che lo status di richiedente asilo è disciplinato diversamente da quello di immigrato, sia a livello nazionale che internazionale e viene meno al diritto di ogni persona ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, previsto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Non è calpestando i diritti umani, le direttive e le convenzioni internazionali che si può rispondere alla domanda, legittima seppur subdolamente gonfiata, di sicurezza; non è con la strage di diritto e legalità che si tutelano i cittadini, ma seguendo la strada della democrazia, una strada che il nostro paese stenta ad imboccare. L’Italia, come ha affermato ancora una volta Marco Pannella al Parlamento Europeo, non è una democrazia e non è uno stato di diritto: è da qui che bisogna partire.

 

Rita Bernardini

(da Notizie radicali, 23 maggio 2008)


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