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Gianfranco Cordì: La doppia via dei Presocratici
Talete
Talete 
20 Novembre 2008
 

Primi filosofi e primi principi

 

1. Gli esordi. I Presocratici ricercano i primi principi. Ovvero: i primi filosofi che la storia ricordi cercano il primo. La filosofia nasce, sin dall’inizio, come ricerca del principio e dell’elemento di tutte le cose. In questo senso essa celebra un doppio inizio, una doppia via.

L’inizio della filosofia costituisce la prima via; la ricerca dei primi principi costituisce la seconda via. Si tratta del cominciamento di una disciplina e del cominciamento di un oggetto di studi.

Da Dioniso alla sofistica, la filosofia inaugura il suo percorso di ricerca e nello stesso tempo si inaugura in quanto inedito insegnamento. A proposito di Dioniso Euripide dice: «Ma questo dio è un divinatore: difatti ciò che è frenetico,/ che appare delirante, è molto capace di divinare./ Quando invero il dio entra possente nel corpo,/ fa dire il futuro a coloro che infuriano». Ateneo a proposito di Apollo: «E in generale la sapienza antica dei Greci sembra essere legata soprattutto alla musica. E per questo giudicavano che il più musicale e il più sapiente fra gli dei fosse Apollo, e fra i semidei Orfeo». Pindaro a proposito di Eleusi: «Felice chi entra sotto la terra dopo aver visto quelle cose:/conosce la fine della vita,/ conosce anche il principio dato da Zeus». Ancora, per i successivi Orfeo e Museo: «Orfeo ci iniziò ai misteri e ad astenerci da uccidere,/ e Museo ci rivelò cure per malattie e oracoli». Lo Psuedo-Longino, riguardo agli Iperborei: «Nel nostro cuore suscita meraviglia anche questo:/ degli uomini abitano sull’acqua, lontano dalla terra, nei flutti marini;/ sono individui infelici, poiché hanno un lavoro penoso;/ hanno gli occhi nelle stelle e l’anima nel mare./ Credo che spesso, levando in alto le care mani verso gli dei,/ essi preghino, con le viscere miseramente sospinte in alto». E infine, a proposito dell’enigma, Platone afferma: «Costoro che hanno istituito per noi i misteri, c’è caso che non siano stati uomini dappoco, ma realmente si siano espressi da gran tempo per enigmi, indicando che chi sia privo di iniziazione e non abbia partecipato ai misteri, quando giungerà nell’Ade, giacerà nel fango, mentre colui che si sia purificato e sia stato iniziato ai misteri, giunto laggiù, vivrà con gli dèi. Infatti, come dicono coloro che hanno stabilito i misteri, “quelli che portano il tirso sono molti, ma pochi i posseduti da Dioniso».

             

2. Talete. La filosofia nasce dunque in Grecia e nasce come domanda fondamentale sul perché delle cose. E’ chiaro che all’inizio questa disciplina intrattiene ancora forti parentele con la teologia ma anche con l’astronomia, la medicina, la botanica.

Sarà solamente nel corso del tempo che si formerà, nell’ambito delle filosofia, quell’ossatura che costituirà il corpo di una materia autonoma rispetto a tutte le altre.

Dice Aristotele: «La maggior parte di coloro che per primi filosofarono ritennero che i soli principi di tutte le cose fossero quelli di specie materiale, perché ciò da cui tutte le cose hanno l’essere, da cui originariamente derivano e in cui alla fine si risolvono, pur rimanendo la sostanza ma cambiando nelle sue qualità, questo essi dicono che è l’elemento, questo il principio delle cose e perciò ritengono che niente si produce e niente si distrugge, poiché una sostanza siffatta si conserva sempre… Ci dev’essere una qualche sostanza, o una più di una, da cui le altre cose vengono all’esistenza, mentre essa permane. Ma riguardo al numero e alla forma di tale principio non dicono tutti lo stesso: Talete, il fondatore di tale forma di filosofia, dice che è l’acqua (e perciò sosteneva che anche la terra è sull’acqua):  egli ha tratto forse tale supposizione vedendo che il nutrimento di tutte le cose è umido, che il caldo stesso deriva da questa e di questa vive (e ciò da cui le cose derivano è il loro principio): di qui, dunque, egli ha tratto tale supposizione e dal fatto che i semi di tutte le cose hanno natura umida - e l’acqua è il principio naturale delle cose umide». Dopo Talete, uno stuolo di filosofi che pongono il principio di tutte le cose in altri elementi (naturali e non).

Per Anassimandro principio è l’infinito; per Anassimene l’aria; per Pitagora i numeri.

La filosofia comincia a rendersi autonoma dalle altre discipline. La sua ricerca iniziale riguarda quel che sta alla base delle cose: l’elemento primordiale da cui tutto il resto deriva.

Per Eraclito «Il fuoco è l’elemento di tutte le cose e tutte le cose sono mutazioni del fuoco, producentesi per rarefazione e condensazione». E, dopo Eraclito: Epicarmo, Alcmeone, Parmenide, Parone, Zenone…

La voce degli antichi si fa via via più ricca e più articolata.

I Presocratici individuano una linea di pensiero e di azione che sarà poi percorsa dai successivi filosofi. L’interrogazione sul primo elemento delle cose è la domanda sul costituente della realtà.

I Presocratici non si vogliono fermare mai a quella realtà che hanno di fronte ma cercano di individuarne le scaturigini. In ogni caso, la realtà che hanno di fronte è il risultato di qualcos’altro.

            

3. L’edificio della realtà. Una volta individuato il principio i Presocratici riportano tutta la realtà a quello. La filosofia nasce quindi come ricerca delle cause. Il suo domandare è un domandare che ricerca l’essenza delle cose. C’è quindi qualcos’altro, al di là del reale. Questo è l’assunto di base da cui partono i Presocratici. Si tratterà, poi, quindi, di individuare tale principio.

Oltre, non si potrà più andare.

Per cui i Presocratici riescono a mettere a nudo il meccanismo delle cose: degli uomini tanto quanto degli déi o degli animali.

Scompongono la realtà nelle sue forme e giungono sino alle scaturigini di ogni singolo oggetto che si siano proposti di investigare. I Presocratici non si fermano a quello che vedono ma vanno a fondo. E si fermano solo quando arrivano all’origine, alla fonte, alla sorgente di tutte le cose. Per cui tutta la realtà risulterà adesso proprio come un derivato da quella fonte. Tutta la realtà è dunque costruzione. Essa è costituita a partire da un primo elemento.

E i Presocratici riescono a smontare l’intera opera pervenendo così alla cognizione delle vere linee guida.

  

Gianfranco Cordì

 

 


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