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Gianfanco Cordì. Che cos’è la realtà?
15 Maggio 2015
   

La realtà si presenta come ciò che esiste effettivamente. Questa componente del nostro mondo costituisce una qualità che è posseduta da alcune cose. Quella di stare, di sussistere e insistere in un determinato contesto o in una determinata situazione. realtà è, in fondo, quella prerogativa che hanno alcune cose di non essere soltanto apparenti (oppure immaginarie oppure ancora meramente e semplicemente possibili). Piuttosto, tali oggetti del discorso filosofico appaiono subito come parecchio concreti. La realtà vuole davanti a sé oggetti effettivi e materiali. Essa è quella proprietà di essere in un certo tempo e all'interno di un certo spazio (e di manifestarsi in qualcosa di tangibile e di corporeo). La realtà disegna il significato di trovarsi a rappresentare e a costituire un elemento solido, ovvero certo e fondato. L'autentico e l'effettivo sono la realtà, insieme con l'efficace; e quest'ultimo di pari passo al preciso ed al determinato. La componente reale del nostro mondo è quella particolare caratteristica che sopravviene ad alcuni oggetti di trovarsi a (re)stare sempre in un senso definito. La realtà tratteggia quella particolarità che induce a ritenere per vero il fattibile. Questo oggetto delle concettualizzazioni e delle teorizzazioni filosofiche è l’attributo dell’attuabile. È la peculiarità del realizzabile. Dunque la realtà esiste. Tale, principalmente e primariamente, è la sua proprietà. La realtà è presente. Ma non solo essa è presente: essa si presenta «così senza un invito, proprio in mezzo alla cena».1

La realtà è invadente. Reclama ogni volta qualcosa dagli esseri umani. Non ci troviamo davanti ad un oggetto tranquillo e placido. Ci troviamo invece di fronte ad un ospite rumoroso, indisciplinato e probabilmente anche cattivo. La realtà vuole sempre affermare le proprie ragioni. Essa non chiede permesso. Si fa sentire. Fa sentire il proprio peso. Fa sentire la sua propria rilevanza e consistenza. Usando una metafora si potrebbe anche dire che la realtà interviene. Non lascia mai le cose per come stanno ma, al contrario, alza la voce, manifesta la propria salienza, impone i propri obblighi. La realtà è un'ospite ingombrante. Se due persone stanno tranquillamente parlando fra loro in un bar: la realtà appare nelle vesti di un terzo avventore che, al posto di assistere a quella conversazione o disinteressarsene per seguire le proprie faccende oppure andarsene via del tutto dal bar dopo aver consumato un grappino: entra subito dentro al dialogo fra i due manifestando le proprie convinzioni. La realtà non da tregua. È un ospite maleducato. Non è l'ospite «inquietante»2 di cui parlava Nietzsche. Infatti la realtà non è il nichilismo. La realtà stessa esiste ed esistendo nega per intero quella determinata corrente di pensiero che afferma che «nulla esiste». Ma nel punto di incontro tra idealismo e realismo ci deve pur essere qualcosa. Considerando il nichilismo come estrema e pedissequa continuazione dell'idealismo ci accorgiamo che qualcosa ci deve pur essere. Ci si può chiedere: le cose sono nel modo in cui sono perché le sta osservando in quel modo un certo soggetto oppure le cose appaiono in un certo modo al di là dell'atto di osservazione di tale soggetto? Il nichilismo dichiarerebbe perentoriamente che sono le cose stesse a non esserci. Esse sono «nulla». Per cui non esisterebbero a questo punto né cose e nemmeno idee. Non c'è proprio nulla. Gorgia di Leontini affermava appunto questa tesi come sua prima e principale enunciazione. Ma dire semplicemente «non c'è niente» (né cose né idee) vuole dire negare l'esistenza di alcunché. Per cui anche la tesi principale del nichilismo ricade nell'alveo delle correnti idealistiche della filosofia. Cosa c'è dunque nel punto di incontro tra idealismo e realismo? Entrambe queste due correnti filosofiche partono, nella rispettiva considerazione delle cose del mondo, dalla constatazione dell'esistenza di un soggetto umano. Tale soggetto c'è. Per questo soggetto tutte le cose sono filtrate dalla propria stessa soggettività oppure tutte le cose esistono indipendentemente da quel filtro e da quella soggettività. Ma partire sempre dal soggetto - per ambo le correnti filosofiche - vuole dire che almeno questo soggetto esiste; è reale. Dunque anche l'idealismo deve ammettere l'esistenza di almeno una realtà. Quantomeno il soggetto pensante è reale. Per cui, adesso, sul piano esatto del punto di incontro fra le due correnti filosofiche esiste una certa realtà che si va a biforcare in due rami: le cose sono inesistenti oppure le cose sono esistenti. Ovvero tutto deve essere filtrato dalla soggettività (che è una realtà) oppure questa stessa soggettività è una realtà insieme ad un mare di altre realtà? Ma nelle nostra disamina noi eravamo partiti in ogni caso da una realtà che esisteva. Quindi anche l'idealismo non può postulare un mondo del tutto fantastico (nemmeno Berkeley può tanto). Esiste in ogni caso qualcosa. E questo qualcosa è rilevante, è pressante, è invasivo. Dalla realtà, in fondo, non si può deflettere. Questo anche l'idealismo lo deve adesso ammettere. La realtà non può essere messa tra parentesi. Ma fatto salvo che il soggetto è realtà: chi ha ragione, idealismo o realismo? Ci sono, insomma, delle cose reali che sono come sono in maniera autonoma rispetto ad un soggetto pensante? Sì, la risposta è sì. Tali cose sono le cose che sorprendono. Il volo di un gabbiano può essere pensato e idealizzato da un certo soggetto. In tutte le sue sfaccettature, nei ghirigori, nelle rotte che solcano il cielo. Ma questo volo improvvisamente può interrompersi ed il gabbiano può andare a posarsi nella testa del soggetto senza che egli abbia mai avuto il tempo di pensare qualcosa di simile. Ma non solo. Se è vero che il soggetto può affermare di avere avvertito, egli stesso, il dolore al capo causatagli dalla caduta libera del gabbiano tra fronte e capelli, è altresì vero che lo stesso soggetto non può avere idealizzato affatto le conseguenze a livello organico che la caduta dell'uccello sul suo capo ha causato alla sua salute. Ma se anche il soggetto fosse riuscito a pensare tali conseguenze, egli tuttavia non avrebbe mai potuto immaginare che forma avrà assunto la propria fronte dopo l'avvenuta liberazione dai punti di sutura somministrategli da un chirurgo nell'ospedale più vicino.

La realtà è ingombrante ed è saliente. È un ospite maleducato che fa a pezzi la tovaglia del tavolo in cui si sta svolgendo la cena, alla quale peraltro egli non era affatto stato invitato. Un ospite maleducato che butta giù le sedie. Che rovescia il cibo sul pavimento. La realtà insomma non può essere negata né annullata. Non si può mai rendere eguale a zero la propria equazione con la realtà. La realtà è una costante sempre diversa da zero. È l'elemento indefettibile. È l'ospite maleducato che beve tutto il caffè che era stato servito ai commensali, ma certamente non a lui.

 

Gianfanco Cordì

 

 

1 Francesco De Gregori, Falso movimento, da Sulla strada, Caravan/Edel Music, 2012.

2 Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi 1885 - 1887 in Opere, Adelphi, Milano, 1975, vol. VIII, 1, fr. 2, (127), p. 112.


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