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Aborto. Vaticano e convertiti auspicano ritorno al clandestino? 
Meno aborti solo se ci saranno più diritti e norme più semplici
02 Gennaio 2008
 

Digressioni cultural-istituzionali per negare il diritto ad abortire da parte di alcuni convertiti, il giornalista Giuliano Ferrara e il politico Sandro Bondi, logicamente sostenuti dal Vaticano, che svolge la propria professione di fede, ruolo e potere. Il tutto si regge su un impossibile quanto illogico parallelo tra moratoria sulla pena di morte e una proposta di moratoria sull'interruzione legale della gravidanza. A quando la proposta di moratoria sull'uso del preservativo e degli anticoncezionali? Differenza non ne vediamo, visto che un rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione presuppone la distruzione di cellule vitali e il blocco della trasformazione delle stesse in processi vitali; politica, tra l'altro, che il Vaticano già pratica nel proibire l'uso del preservativo e contribuendo, così, alla diffusione dell'Hiv/Aids.*

Crediamo che tutto finirà presto anche perché probabilmente gli attori che hanno portato in primo piano questo loro problema, fra qualche giorno metteranno altro al primo posto delle rispettive agende politiche. Ma visto anche che tra breve l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) dovrebbe autorizzare l'uso della pillola abortiva Ru486 per rendere meno problematico questo tipo di intervento, sarà meglio mettere alcuni punti fermi per i prossimi mesi e anni. Non stiamo parlando della sterile ed ideologica polemica su “aborto sì” “aborto no”: crediamo che tutti –noi inclusi– non abbiano intenzione di incentivare l'aborto, ma nel contempo siamo convinti che se questa pratica fosse vietata, quella clandestina ne sarebbe incentivata. L'iniziativa dei convertiti di oggi potrebbe portare a questo? Purtroppo –per loro, che sono in buona fede ma galvanizzati da furore ideologico– crediamo di sì: e per chi fa politica non-confessionale, come i nostri convertiti sostengono, la questione può diventare dilaniante del senso civico e della convivenza tra diversi.

A questo imbarazzante metodismo apostolico crediamo ci sia solo una possibile risposta: la semplificazione delle attuali norme, sì da far uscire l'aborto dalle problematiche istituzionali e normative, lasciandolo alle singole e libere coscienze individuali. Gli ostacoli principali da rimuovere, non considerando l'introduzione della Ru486 che orami è alle porte e se non lo è ci penserà in modo impositivo l'Unione Europea, sono due: il divieto di aborto nelle strutture private e l'obbligo di ricetta medica che certifichi la condizione psicologica della donna per l'intervento.

Il ministro della Salute Livia Turco, però, non ci fa sperare: i suoi divieti sulle diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita, favoriscono l'aborto per chi non si rassegna a dover partorire un bimbo malato. Il nostro ministro non ha una serenità politica che gli faccia vedere la questione dalla parte delle persone direttamente coinvolte, e sacrifica la salute delle persone agli equilibri –e presunti consensi– della sua politica. Quindi non ci aspettiamo nulla da questo ministro, ma il problema esiste e va posto in agenda quando avremo qualcuno senza le orecchie tappate e gli occhi bendati.

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

 

 

* Qui una nostra iniziativa in sede Onu contro questa politica del Vaticano.


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