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Giuseppe Samperi legge e presenta “Dare voce al silenzio” di Patrizia Garofalo
26 Febbraio 2012
 

Riceviamo da Patrizia Garofalo una sua raccolta poetica, pubblicata nel 2007 per i tipi delle Edizioni Il Foglio. A me è dato il compito di scegliere alcune poesie da pubblicare sul presente blog. Compito non facile, vista la bellezza di tutte le composizioni, e non facile scrivere una breve presentazione quando si ha la possibilità di riportare l'introduzione al libro di Attilio Mauro Caproni, prima di dare spazio (e voce) al “silenzio” della Garofalo, alla “voce” di una scrittura pregna di significati, musicale nei suoi 'calibrati' significanti, quasi gocce di pioggia, poesia senza orpelli che vuole parlare al silenzio perché dal silenzio attinge la propria (sotto)voce. (Giuseppe Samperi)

 

 

INTRODUZIONE

 

La solitudine essenziale che è alla base di questa bella raccolta di versi di Patrizia Garofalo immette il suo lettore in una situazione che si presenta, subito, contrassegnata dal fascino dell’assenza del tempo. Del resto è noto che quando una persona costruisce un testo letterario compie, sovente, una ovvia operazione di scrittura creativa. Ma scrivere, lo si sa, è come consegnarsi al fascino del non tempo, e l’assenza di tempo immette lo scrittore, grande o piccolo che sia, in un contesto di verità in cui la non presenza del tempo significa che niente comincia; che l’iniziativa non è possibile e dove, prima dell’affermazione della parola, c’è già il ritorno dell’affermazione.

Patrizia Garofalo apre questa affascinante raccolta di versi con un cartellino che già ci dice tutto: Dare voce al silenzio, in cui il testo di apertura conferma i pochi ed elementari concetti che si sono sino a questo punto detti:

 

Ho amato

il disordine della parola

Che febbricitante

Arranca

Descrive

Affianca le notti

Ho dato spazio alla Bellezza

Contemplato idolo

Oltre il tempo[…]

Non attendo

Risposta al dramma

Soffocherebbe

La dilatazione dei soli

Rovesciati

Dalla luna

Un mondo

Al contrario

Ti ho offerto

E

I miei versi

Che annegano accecati

Dietro un rovo.

 

È evidente come in questo nuovo insieme di poesie l’Autrice fa ricorso ad una anomala forma di diario, cioè attua una precisa notazione della sua vita interiore. Del resto, in questo diario, Patrizia Garofalo non esalta la sua coscienza, ma dentro lo spazio immaginario della sua opera d’arte, la scrittrice conserva la libertà del suo «io». Invero nel tracciare un suo momento creativo, attraverso il menzionato diario, la nostra poetessa sente sempre più il bisogno di mantenere un rapporto con se stessa. Come appare certo, essa prova un’estrema riluttanza a disfarsi di sé, a vantaggio di quella potenza neutra, senza forma e senza destino, che è dentro in tutto ciò che si può scrivere; ripugnanza, apprensione rivelate dal bisogno, proprio di tanti autori, di redigere quello che essi chiamano, appunto, come una forma di diario. A conferma di questa nostra impressione sono le seguenti poesie che segnalo all’attenzione dei lettori:

 

«Mi sarebbe piaciuto

Ascoltare

Il silenzio

Erigere are

Vestire i morti

Accompagnarli alla terra

Madonne di dolore

Lavano lacrime

Croci di sangue

La morte

Non si racconta

Si celebra

Il lutto è muto».

Oppure:

«Ti devo

L’attesa di un amore

Le parole spezzate

I vizi letterari

Il sorriso che inghiotto

Quando a chi mi ama

Non so dire

anch’io”».

 

In questo straordinario orizzonte, allora, si potrebbe, probabilmente, ricordare come i versi che Patrizia Garofalo in questo suo nuovo bel libro ci affida, fanno sì che la scrittrice non possa fermarsi accanto alla sua opera: la scrittrice non può che scrivere la sua opera, e quando questa è scritta, deve solamente coglierne la sua prossimità nel rigido Noli me legere che allontana lei stessa dal suo testo e la mette in disparte (oppure la obbliga a fare ritorno a quello scarto in cui è entrata prima, per divenire l’intelligenza di ciò che doveva, oppure voleva, scrivere):

 

Il silenzio

Affretta

I passi del tempo

E

Inghiotte parole

Infreddolito

Ornato di neve

Si è dissolto

muto.

 

A questo profondo e fitto silenzio affidiamo, per il lettore, questa opera di Patrizia Garofalo, cioè una poetessa che insegue l’inquietudine del pensiero, attraverso la nettezza delle parole.

 

Attilio Mauro Caproni

Venezia, 18-28 ottobre, 2006

 

 

 

Selezione da Dare voce al silenzio
di Patrizia Garofalo

 

 

Ripercorro

Parole di secoli

Di ieri

Di oggi

A casa del poeta non si piange”

Metto il collirio

E

Sorrido

 

*

 

Ho amato

Il disordine della parola

Che febbricitante

Arranca

Descrive

Affatica le notti

 

Ho dato spazio alla Bellezza

Contemplato idolo

Oltre il tempo

 

Letterata incompiuta

Godo del dubbio nell’ipotesi

Di una ricerca

 

Non attendo

Risposta al dramma

Soffocherebbe

La dilatazione dei soli

Rovesciati

Dalla luna

 

Un mondo

Al contrario

Ti ho offerto

E

I miei versi

Che annegano accecati

Dietro a un rovo

 

*

 

Verrai

In una città

Di nebbia

E cecità

Perdita di sensi

Urla graffiate sui muri

Smarrimento dell’oggi

Vietata al sole

Incatenata

Nei baveri dei cappotti

Nei capelli bagnati

Eppure

Tornerai

Per non perderti

 

*

 

Nostalgie infinite

Avevano costruito

Navi di carta

Sentii

Le mani stancate

Confusi

Come in un gioco

I miei desideri

Non so più dove siano

 

Non nel mio porto

Non dove io

Afferro il mare

 

*

 

Non dell’abbandono

Avesti colpa

Ma delle parole

Che seguirono

Pastose

Bugiarde

Imbevute

Come una lingua

All’ultimo bicchiere

 

*

 

Assassina

Assolta

Avevo lapidato

L’acqua

 

*

 

Uno specchio di mare

Abbraccia

Lo sguardo

Proteso

Di una donna

 

Vicoli raccontano

Ombre di pescatori

E reti da ricucire

Occhi bassi

Antichi

Scrivono

Pagine di storia

 

La pioggia

Sbiadisce

Un retro-immagine

Di poche righe

 

*

 

Mi sarebbe piaciuto

Ascoltare

Il silenzio

 

Erigere are

Vestire i morti

Accompagnarli alla terra

 

Madonne di dolore

Lavano lacrime

Croci di sangue

 

La morte

Non si racconta

Si celebra

Il lutto è muto

 

*

 

Il silenzio

Affretta

I passi del tempo

E

Inghiotte parole

 

Infreddolito

Ornato di neve

Si è dissolto

Muto

 

*

 

Persino l’orizzonte

Sento

Insopportabile limite”

Mi dici

 

Il sole abbeverato

E

Riarso di noi

È scomparso

Per

Nuovi calendari dell’anima

 

Affondo le ginocchia

Sulla battigia

Mentre ti stringo i fianchi

E

Prego

 

*

 

Tra la canzone

Del dolore

E la gioia di un bambino

Su polveri di sangue

L’attesa

Di firmarsi poeti

 

*

 

Tra sguardi

Corti

Sorrido

M’intrattengo

Mi atteggio… …figurante

 

Memorie

Di altri mari

 

Nessuno si accorge

Che ho la pancia

Squarciata dalla luna

 

*

 

Accolgo

Nel ventre

Contrazioni

Che misurano

La tua assenza

 

*

 

Canterò

La tua solitaria inospitalità

Percorrerò

Il tuo corpo chiuso

Dentro la prigione della parola

Venduta

A un mercante d’anime 

 

*

 

Cerco

Le mie origini

Nell’acqua

Resta sogno

La terra

 

*

 

Sono gravida di attese

Sciolte

Nella neve di marzo

 

Un tempo di bellezza

Contempla impassibile

Lo stupore

Del bianco che acceca

 

Partorirò

Accosciata a terra

Alle radici di un albero

Alto

Ombroso

Sofferente

Supporto

 

*

 

Incantata mestierante

Del mio vivere

Scolpisco il tempo

 

 

(dal blog Edizioni del Calatino)

 

 

Patrizia Garofalo, Dare voce al silenzio

EIF Edizioni Il Foglio letterario, 2007, pagg. 115, € 10,00


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