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Lidia Menapace. Supplenti
24 Febbraio 2012
 

Sono passati da pochi giorni i ventanni da Mani pulite e i primi mesi del governo Monti. Quella prima volta si doveva risolvere una grave crisi morale e i Magistrati esercitarono di fatto una supplenza dello stato. Oggi però la corruzione -per bocca del presidente della Corte dei Conti- è addirittura peggiorata e la supplenza viene esercitata -con la benedizione del presidente della Repubblica- dai Tecnici. L'orizzonte è ormai dilatato alla crisi capitalistica in corso.

Sarebbe come dire che lo stato viene supplito da un po' più di ventanni da magistrati o tecnici e le cose vanno avanti uguale? che senza accorgercene abbiamo estinto lo stato e siamo nel comunismo? che distratti!

E come mai allora non ci accorgiamo delle straordinarie conquiste, modernizzazioni, avvenirismi, nuovi galatei che ci circondano? E valga il vero: la trasparenza impera, veniamo così a sapere che le ministre del governo Monti sono ricchissime, ma pagano le tasse. Ora, la Severino è avvocata e sarà interessata ad alcuni aspetti delle liberalizzazioni professionali, ma comunque, se trova clienti, può metter fuori le parcelle che vuole. Però la ministra dell'Interno avrà certo un buono stipendio come prefetta della Repubblica, ma non al punto da potersi permettere appartamenti a decine a Milano Roma e Palermo. Avrà dei patrimoni aviti: e come si fa a chiedere al governo Monti di fare la patrimoniale? sarebbe una vera scortesia. Basta pure che offra a ministri/e, sottosegretari/e ecc. la possibilità di cambiare posto per un po', persino rimettendoci: ma vogliamo mettere la soddisfazione di potersi per un paio di anni liberare dal posto fisso?

Fuori dagli scherzi: è vero che la Repubblica è stata investita da difficoltà di grande pesantezza e quasi arrestata, rallentata, confusa nella sua fisionomia e prospettiva di fondo da una lunga “transizione” (viene detto: ma non si sa verso che) da tempo. È andato in pezzi un sempre fragile equilibrio politico dovuto a vari fattori: la recente costruzione dello stato nazionale, la crisi coloniale e poi fascista, le guerre, la trasformazione del paese da contadino a industriale, la presenza sempre invasiva della chiesa cattolica, una cultura politica di machiavellismo rivisitato come “ragion di stato” e il diffuso guicciardinismo a tutela di un particulare sempre insidiato e sempre difeso, anche nella sua forma più grezza di “o Franza o Spagna, pur che se magna”. Molti mutamenti “teatrali” e una sospetta sospesa storica continuità. Un bel rebus.

Appena scoppiò Mani pulite, scrissi un pezzo su Avvenimenti alquanto agro: il succo era che un governo dei magistrati sarebbe stato per forza un governo conservatore, capace solo di far applicare le leggi vigenti, ma incapace e non legittimato a cambiarle; non avrebbe potuto avviare a soluzione la crisi istituzionale. Andò ancora peggio, perché i magistrati, facendo sorgere una ondata di moralismo un po' qualunquista, alla fine fomentarono il grillismo, che del resto Di Pietro aveva già nel Dna. Benché per lo più colti onesti e ben intenzionati i magistrati non si dimostrarono buoni supplenti, anche perché la loro supplenza non aveva limiti di tempo certi. Inoltre vi è una ragione di fondo: non si possono ordinare valori o virtù per legge. Vi sono infatti valori comuni che poggiano sulla coscienza popolare, possono anche essere definiti per legge, ma non fatti rispettare solo per legge. L'omicidio è un reato definito, ma io devo poter essere ragionevolmente certa che andando per strada non sarò ammazzata dal primo che passa. Il furto è un reato, e io devo sapere che se uno mi si addormenta accanto in treno, non devo impunemente derubarlo della sua borsa valigia portatile e andarmene indisturbata. Il rispetto della vita e della proprietà altrui non può essere garantito da un poliziotto messo accanto a ogni cittadino/a. Qui si aprirebbe un intero capitolo sulla “sicurezza”. Alla prossima puntata.

 

Invece andiamo avanti sul versante iniziato: che rapporto c'è tra denaro e politica? argomento da trattare con grande equilibrio, non -appunto- qualunquisticamente. Intanto bisogna sapere che a chiedere un compenso per l'attività politica rappresentativa furono i socialisti, dato che se non si fosse stabilito un compenso, avrebbero potuto fare i deputati solo i ricchi o quelli in vendita. Il Senato era di nomina regia e per censo, i deputati no: un operaio. impiegato maestro professore contadino ecc. (le donne non avevano diritto di voto, ma sarebbero state ancora più in difficoltà) ad avere denaro sufficiente per viaggiare di frequente e stare a Roma durante i lavori del parlamento. Questo è il principio e si deve lavorare sul livello delle retribuzioni, non sulla loro cancellazione. Inoltre non si può astrattamente stabilire numeri e livelli di rappresentanza, altrimenti a furia di restringere si va a un gruppo ristretto, tendenzialmente oligarchico di rappresentanti pagatissimi e acquistabili da qualche danaroso leader: presidenzialismo e oligarchia non sono un bell'esito.

Ma veniamo ai Tecnici: devo dire che l'operazione promossa da Napolitano, che ha avviato alla grande verso il presidenzialismo, non mi è mai piaciuta. Inoltre non vedo di che ci sia da gloriarsi. Berlusconi non lo abbiamo buttato giù noi che eravamo all'opposizione, è stata la sua classe, la borghesia, che se lo è ripreso, dato che faceva più danni di uno tsunami e lo ha sostituito con un grande borghese del tutto affidabile.

Per la borghesia. E qui si palesa un altro insormontabile limite: Monti intende legittimarsi attraverso i mercati, questa onnipotente capricciosa divinità “moderna”: ma i mercati non hanno questa facoltà, essi sono la misura della crisi epocale del capitalismo, che non è nemmeno “solo” di tutta l'economia. I limiti sono indicati nella Costituzione, che afferma il valore non mercantile della persona, del lavoro, della pace. Insomma è in questione lo stato democratico costituzionale. Cioè si rivelano i limiti del capitalismo come assetto politico generale. Altro che le porcate di Berlusconi: qui si riaffaccia all'orizzonte la guerra. E il dominio patriarcale sulle persone donne, se guardiamo alla campagna presidenziale USA. Il mercato non può “regolare” tutto ciò. Se ce ne accorgiamo e lo dichiariamo, forse si può ancora avviare la costruzione dell'alternativa; altrimenti la barbarie dell'ingiustizia, della mercificazione totale si mostrerà in tutta la sua non riformabile volgarità e rovina.

 

Lidia Menapace


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