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Linda Pasta, Leonardo Antonio Mesa Suero. Tutti pazzi per Favour!
Nick Ut, Pulitzer 1972
Nick Ut, Pulitzer 1972 
01 Giugno 2016
 

Una bambina dal viso angelico e buonissima (a giudicare dalle immagini trasmesse dalla televisione), rischia di venire usata dalla gente per avere e dare la sensazione di occuparsi del problema limitato alla bambina stessa e non di quello ben più ampio della guerra. Questa bambina, con il volto a volte scoperto, a volte dissimulato dalle piccole tessere in movimento, a volte con il viso scoperto e gli occhi lasciati liberi, rappresenta l’orrore di cui siamo tutti responsabili.

È vero che a volte le immagini sintetizzano meglio ciò che accade, ma a volte distorcono la realtà.

Ricordate la bambina esfoliata dal napalm? Furono quella foto e quella bambina che contribuirono a cambiare la sensibilità e a risvegliare le coscienze della gente nei confronti della guerra in Vietnam. Fu scattata l’8 giugno del ‘72 a pochi chilometri da Saigon. La bimba che fugge terrorizzata è Kim Phuc e allora aveva nove anni. Oggi vive in Canada ed è ambasciatrice della pace per l’Unesco e dirige una Fondazione per aiutare i bambini vittime delle guerre. Come scrive Paolo Moltoni: «La fotografia della bambina vietnamita venne pubblicata sulle prime pagine dei giornali di tutto i mondo e segnò dolorosamente un’intera generazione. La foto di Nick Ut provocò un sussulto di coscienza che riuscì a cambiare per sempre quella scala di valori che collocava il bene e il male al di qua e al di là del muro. Un muro che allora divideva il mondo capitalista da quello comunista».

La foto era coerente con ciò che avveniva: la tragedia della guerra.

Le bombe, le armi, in sintesi la guerra, sono molto simili all’effetto napalm che ha portato la bambina da noi. Ma la sua immagine serena, continuamente diffusa, distorce la realtà; essendo così piccola non conosce e non può manifestare il dolore per avere perso la mamma, ma la sua immagine dovrebbe sempre essere accompagnata da un didascalia che ricorda a tutti la realtà e l’enorme numero di bambini morti in questi giorni a mare.

Ciò che colpisce la gente e dà la misura concreta del dramma della guerra sono gli ingredienti presenti nella foto del Vietnam o in quella, meno conosciuta e meno incisiva, che ritrae una barca di profughi siriani che sta ormeggiando sulla costa di un'isola greca, scattata del fotografo russo Sergej Ponomarev, che ha vinto il premio Pulitzer 2016, come il suo collega nel ‘72. I volti appaiono scolpiti, come se la foto fosse tridimensionale o come se fosse un quadro surrealista ed è di una vivezza commovente. Come dice Sergej, è necessario essere motivati dal desiderio di colmare quel divario che le persone pongono tra sé stesse e le tragedie umane che avvengono in altre parti del mondo: «Voglio dimostrare che il mondo è molto più grande di un appartamento o di un ufficio e che in ogni momento ci sono persone che hanno una vita di gran lunga peggiore della nostra».

Queste foto che testimoniano l’orrore della bambina esfoliata dal napalm e la disperazione dei profughi siriani, sono le foto di testimoni vivi e dannati che colpiscono la gente che le guarda e non ne vengono disturbati perché le immagini sono vere e coerenti con il dramma! Non è così per le immagini della bambina che non suscitano l’immediato sdegno per le motivazioni che l’hanno portata da noi. Paradossalmente hanno l’effetto di fuorviare l’attenzione della gente, che non è portata a riflettere sul fatto che la bambina è la testimone del grande dolore dei disperati che scappano. La pena per la piccola orfana genera la corsa all’adozione, ma fa dimenticare da dove viene, il perché e non genera l’unico sentimento che dovrebbe generare: l’odio per la guerra. Sicuramente in pochi la vedono così.

La foto Pulitzer del ‘72 ebbe sicuramente questo effetto e, contribuì, dopo anni di martiri per quelli che si trovavano al di qua e al di là del muro, all’interruzione della guerra in Vietnam. Non pare che esistano immagini al momento capaci di generare reazioni così semplici come successe allora. Gli schieramenti erano sicuramente più definiti rispetto ad oggi, o forse oggi si pensa così.

La triste riflessione è che coloro che armano la guerra sono gli stessi che danno a vedere di interessarsi al salvataggio dei migranti, ma The war must go on, altrimenti i mercati mondiali potrebbero registrare una flessione!

 

Linda Pasta e Leonardo Antonio Mesa Suero


Foto allegate

Sergej Ponomarev, Pulitzer 2016
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