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Risorgimento: questioni aperte 
Un nuovo libro sul Risorgimento, nato in alcune scuole superiori di Legnano
06 Settembre 2011
 
Risorgimento:
questioni aperte

a cura di Alfonso Rezzonico, Rino Ermini, Michela Stifani, Adriano Stellica, Giancarlo Restelli, Luigi Marcon, Barbara Carboni

Industria grafica Rabolini, 2011

 

Si tratta di un libro nato in cinque Istituti scolastici di Legnano e zona e dedicato all'analisi di alcuni aspetti storico-sociali del Risorgimento con particolare attenzione a tematiche che arrivano fino a noi come problemi non risolti. Non è quindi un libro ancorato solamente alla storia del passato ma anzi aperto al presente e in particolare a quei nodi strutturali che condizionano ancora oggi lo sviluppo del nostro Paese.

Il testo è stato elaborato da sette docenti con i propri studenti. È stato presentato in numerose città nel marzo-aprile del 2011.

Il libro costa 10 euro comprese le spese di spedizione (giancarlo.restelli@istruzione.it).

 

 

Capitoli fondamentali

 

- In “Quante Italie. Iconografia e mito del Risorgimento” Alfonso Rezzonico tratteggia le tappe fondamentali della costruzione di una “religione civile” e di un vero e proprio “mito” del Risorgimento, dalla proclamazione del Regno d'Italia fino alle celebrazioni del Cinquantenario dell'Unità con le Esposizioni Internazionali di Roma e Torino (1911) e alla guerra di Libia. Tale operazione aveva l'obiettivo di costruire una memoria condivisa che incarnasse l'identità Nazione, imperniata sulle figure esemplari dei patrioti da additare alle giovani generazioni quali modelli da imitare. Nello stesso tempo l'autore affronta anche i temi dell'iconografia e del faticoso emergere di un'identità italiana, che appare ancor oggi piuttosto fragile anche per i tanti “Risorgimenti” l'un contro l'altro armati di cui la nostra, anche recentissima, storia politica e culturale è ricca.

 

- Adriano Stellica, nel suo saggio “Ideologie a confronto sull'idea di Repubblica alla vigilia dell'Unità italiana”, esamina il contrasto Mazzini-Cattaneo non dimenticando il dibattito oggi in Italia sul federalismo. Mazzini e Cattaneo, su un piano politico-ideologico, si scontrarono sul tema unità-federalismo ed è significativo che si parli di questi problemi ancora oggi, tematiche che neppure centocinquant'anni di storia unitaria hanno risolto.

 

- Luigi Marcon, “La questione della lingua”, affronta invece il tema della debolezza della lingua italiana dopo l'Unità quando era parlata da poche centinaia di migliaia di nostri cittadini. Oggi invece abbiamo una situazione opposta, ma solo apparentemente: la lingua italiana è dominante e i dialetti appaiono legati a una dimensione solo locale. Dall'altra parte registriamo il progressivo impoverimento della nostra lingua nella scuola, nella comunicazione quotidiana e nei mass media, riflesso di un'evoluzione tormentata nella quale le contraddizioni visibili nel momento dell'unità appaiono anche in questo caso non risolte.

 

- Michela Stifani, “La prima guerra civile della nuova Italia. Appunti sul brigantaggio”, e Rino Ermini, “Moti e tentativi rivoluzionari delle classi subalterne dall'unità d'Italia al 1917”, affrontano invece la storia con una prospettiva “dal basso” ponendo l'accento sul protagonismo delle masse contadine nei primi decenni dopo l'unificazione. Talvolta si ignora che il Risorgimento è stato fatto anche dai contadini non inseguendo il sogno di Roma capitale o di Trieste italiana ma difendendo con i denti la loro sopravvivenza, anche con vere insurrezioni armate nella fase di trapasso tra Regno borbonico e Regno italiano. Inserire la storia delle classi sociali più umili all'interno della più ampia storia risorgimentale diventa così un compito prioritario per non dimenticare il ruolo svolto dalle masse popolari nella storia d'Italia. La questione sociale (miseria, analfabetismo, sfruttamento.) non fu risolta in quegli anni e neppure nei decenni successivi, anzi si aggravò con la partenza di milioni di disperati verso il Nuovo Mondo.

 

- “La Questione Romana” di Adriano Stellica e Giancarlo Restelli vuole affrontare il turbolento rapporto tra Stato e Chiesa nel primo decennio unitario. Anche in questo caso i tempi lunghi della storia sottolineano in Italia l'irrisolto problema delle relazioni tra Stato e Chiesa, che appare ancora oggi di difficile soluzione.


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