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Fidel Castro tra cinema e realtà
22 Febbraio 2006
 

Comandante di Oliver Stone è una pellicola-documentario che si basa su quasi trenta ore di intervista per costruire un agiografico ritratto del leader cubano Fidel Castro. Possiamo dire che la fatica non vale il risultato, pure se Oliver Stone è un grande regista e non manca di darne prova, ma davvero non si comprende a cosa possa servire un film come questo. Confessiamo di aver visto Comandante in dvd e quindi ci siamo persi le cose migliori da un punto di vista cinematografico. Il film è una produzione ispano-americana ed è stato girato nel 2003, pure se in Italia è uscito ad aprile 2005 e solo adesso è reperibile in Home Video.

Gli attori sono Fidel Castro nella parte di se stesso, Oliver Stone come intervistatore e Juanita Vera, interprete del lider maximo, oltre ad altri personaggi della vita politica cubana che fanno da contorno. La sceneggiatura è di Oliver Stone, che intervista Fidel Castro e lo invita - senza controbattere su niente - a sciorinare un’interminabile sfilza di menzogne. Il Comandante parla di «giustizia sociale in un’economia ben pianificata» e noi ci domandiamo se sta davvero raccontando la vita di uno Stato dove manca di tutto ed è un reato ogni libera espressione del pensiero. Ma non basta. Fidel compie addirittura l’esaltazione della tragica guerra di Angola, dipinta a tinte forti come un sostegno internazionalista e disinteressato a un popolo in lotta. Parla di un nuovo ordine mondiale non basato sulla forza ma sulla difesa della terra e dell’ambiente naturale, come se lui fosse un paladino della pace. Si spinge a decantare i successi del suo paese nella lotta alla droga e tutte le conquiste rivoluzionarie. Rammenta il Che con nostalgia, torna con la memoria sulla crisi dei missili, sui rapporti con l’Unione Sovietica e rivive la pagina nera di Playa Giron. La cosa grave è che Fidel Castro non dice niente sui veri problemi di Cuba e il regista nasconde la realtà dell’isola confezionando un’agiografia patinata. Nessuna domanda pericolosa, niente accenno ai prigionieri politici, alla mancanza di libertà, al popolo che muore di fame, ai cubani che scappano, alla rivoluzione che perde pezzi giorno dopo giorno. Niente di niente. Novantanove minuti di Fidel Castro che si parla addosso con la collaborazione di un intervistatore compiacente che non accenna neppure un minimo contraddittorio giornalistico.

Oliver Stone si è giustificato dicendo che Fidel Castro non lo avrebbe permesso. Ma allora non si comprende l’utilità di un film del genere che resta solo un bel ritratto del Comandante, a metà strada tra il pubblico e il privato. Politicamente inutile e soprattutto scorretto. Secondo noi si salvano solo la stupenda fotografia di Carlos Marcovich e Rodrigo Prieto, ma anche le musiche suggestive di Alberto Iglesias e Paul Kelly. Da citare pure i suggestivi passaggi dalle immagini in bianco e nero della Cuba anni Cinquanta alla realtà contemporanea. Tutto il resto sono cose già viste e già sentite, per i cubani su Cubavision e per gli italiani nei tristemente famosi reportage in ginocchio di Gianni Minà. Peccato per Oliver Stone, perché questa intervista è un’occasione perduta per provare a dire qualche verità su Cuba e sul fallimento della Rivoluzione.

Un dvd molto interessante che trovate in commercio è invece Fidel - La storia di un mito, per la regia di David Attwood, con Gael Garcia Bernal, Patricia Velasquez e Victor Hugo Martin. Si tratta di una pellicola biografica poco vista, girata nel 2002 e uscita per il mercato Home Video nel 2004, che merita di essere riscoperta. Il film racconta le gesta di Fidel Castro da avvocato rispettabile ad agitatore di folle dissidente fino all’ascesa al potere nel 1959, dopo aver rovesciato la corrotta dittatura cubana. Il bello del film è che non si ferma al lato positivo della Rivoluzione Cubana, ma ne racconta le contraddizioni e le mille difficoltà che segnano i primi anni dopo l’affermazione sul campo di battaglia. C’è la storia di Huber Matos condannato a vent’anni di galera per un disaccordo politico con Castro, al punto che le sue dimissioni vennero considerate un atto controrivoluzionario. Matos non voleva che la Rivoluzione si trasformasse in comunista, ma avrebbe preteso il mantenimento della promessa umanista e delle libere elezioni. Ci sono i dubbi di Celia Sanchez in punto di morte che prega Fidel di non tradire la Rivoluzione e di parlare ancora con il suo popolo per sapere davvero quello che si aspetta da lui. Si parla del generale Ochoa, giustiziato da un tribunale speciale al termine di un giudizio sommario voluto da Fidel Castro solo perché il militare stava diventando troppo popolare. Ci sono le frasi di Fidel sul fatto che nessuno può dissentire dalle idee della Rivoluzione e che gli intellettuali devono operare nel solco tracciato.

Un film vero che ricostruisce fedelmente tutte le tappe della Rivoluzione Cubana, il desiderio di indipendenza e di libertà di un gruppo di uomini, ma anche tutti i fallimenti e le disillusioni successive. Gli attori sono ben calati nella parte, la ricostruzione storica è fedele e obiettiva, l’ambientazione caraibica (pure se non è girato a Cuba) convincente. Un film interessante, che pone domande e che fa pensare. Un film davvero utile, a differenza della inutile agiografia di Oliver Stone.


Gordiano Lupi


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