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Gabriella Falcicchio. Il convegno di Pienza su “La pedagogia di Aldo Capitini tra profezia e liberazione”
15 Novembre 2007
 

Quando Aldo Capitini (foto) rientrò nel mondo universitario, lo fece da docente di pedagogia. Era il 1956 e Cagliari la sue sede di insegnamento. Una sede decentrata per un personaggio che già aveva mostrato più volte quale e quanta capacità di dissenso era in grado di esprimere; una materia (era ancora presto per chiamarla disciplina) anch'essa di secondaria importanza nel ventaglio dei saperi umanistici, quella che non a caso era definita sulla scorta di Giovanni Gentile “filosofia minore”. In altre parole un Capitini geograficamente e culturalmente messo a un canto, avrebbe dovuto essere tenuto sotto controllo meglio.

Come può immaginare chi conosce questa straordinaria personalità, mai doma e sempre in grado di aprirsi, non isolò l'attività instancabile del Nostro né la collocazione in Sardegna, né la pretesa di relegarlo nell'area pedagogica, che invece diventa il terreno più fertile per tradurre la sua visione del mondo, la teoria della compresenza, in azione praticabile nella quotidianità per realizzare la liberazione.

È nell'atto educativo che la punta più alta del passato-presente, per quanto limitato, e la realtà liberata si incontrano, nel maestro-profeta e nel fanciullo, il figlio della festa. Senza questo contatto che porta la generazione adulta ad aprirsi ai nuovi nati vedendoli già pienamente come espressione del futuro, e a sostenerli perché fioriscano e possano dare vita a un mondo radicalmente nuovo, “tramutato”, non c'è possibilità di rivoluzionare la storia di secoli. Questo contatto avvia l'educazione.

Su queste considerazioni è nata la volontà di tornare ad ascoltare la voce più pedagogica di Aldo Capitini, quella che forse meno è stata valorizzata finora e che pure si è inserita nel dibattito pedagogico del suo tempo con spunti attualissimi - si pensi alla scuola media unica - e non di rado con una capacità profetica che anticipa linee di ricerca recenti - si pensi alla pedagogia interculturale, al dialogo interreligioso e alla gestione creativa dei conflitti - o addirittura ancora inattuali - si pensi alla mancanza di una vera educazione alla cittadinanza nella scuola italiana. Ma si pensi a quanto illuminato e lungimirante lo sguardo dell'educatore Capitini, quando parla dell'amicizia, da praticare e insegnare, con tutti gli esseri viventi.

Sono scenari che Capitini sa scorgere e li vede tutti collocati nell'educazione, processo complesso nel quale la partita per un domani liberato dal male può sperare di essere vinta, a patto che gli educatori sappiano, da profeti, riconoscere nei bambini il preannuncio della liberazione.

*

Con queste due parole, profezia e liberazione, che non intendono chiudere un segmento, ma segnare due elementi ineliminabili di un asintoto che punta verso aperture e aggiunte infinite, si è voluto intitolare il convegno tenutosi a Pienza (Siena) il 5, 6 e 7 ottobre.

L'ottica dell'incontro è stata quella di riportare in primo piano il Capitini che dedica tre opere fondamentali all'educazione (L'atto di educare, Il fanciullo nella liberazione dell'uomo, i due volumi di Educazione aperta), che riunisce studiosi di tutta Italia per formulare quella che fu la prima proposta strutturata e completa di un'educazione civica della giovane democrazia italiana (L'educazione civica nella scuola e nella vita sociale), che scrive articoli di attualità pedagogica e che dissemina tutti i suoi scritti di riferimenti all'educazione.

Ma anche quella di superare interpretazioni che spezzano la profonda unità di un pensiero, e della relativa azione, che non sono etichettabili: Capitini non fu solo filosofo, non solo pedagogista, non solo animatore culturale e sociale, non solo attivista, ma fu tutto questo insieme, e altro ancora. Pensare di racchiuderlo in una definizione può servire agli studiosi per orientarsi davanti a una personalità che sfugge, ma rischia di chiudere Capitini in ambiti che non esauriscono la sua essenza, e di impedire di andare in profondità, dove tutto il suo pensiero è intimamente interconnesso.

È per questo che nel convegno sono stati presenti accademici appartenenti al mondo pedagogico e studiosi, esponenti del mondo nonviolento, che si ispirano a Capitini nel lavoro quotidiano di dissenso verso la realtà com'è e alimentano il fuoco della pratica nonviolenta; né poteva mancare la voce di chi Capitini l'ha avuto vicino come docente all'università e maestro nella propria professione insegnante. Tre modalità di avvicinarsi al pensiero e all'opera pedagogica capitiniana, perché rimanessero vivi tutti gli spunti che offre il Nostro: l'interpretazione degli studiosi va e deve camminare insieme alla pratica della nonviolenza e alla traduzione concreta della sua pedagogia nella quotidianità educativa. E viceversa.

*

In questa cornice, Franco Cambi (Università di Firenze) ha collocato la pedagogia capitiniana nella temperie culturale del Novecento, utilizzando come prisma interpretativo la categoria dell'emancipazione, che mette vicino a Capitini altre grandi personalità anche molto diverse, come don Milani, Danilo Dolci, Paulo Freire.

Sull'asse dell'idea di apertura ha costruito il suo intervento Massimo Pomi (dirigente scolastico e assessore alla pace del Comune di Pienza), che vede in essa la chiave di lettura di tutto il pensiero pedagogico capitiniano, volto a una tramutazione nonviolenta del reale resa possibile solo con l'atto di aprirsi all'altro.

Rocco Pompeo (Centro di documentazione e ricerca per la nonviolenza di Livorno), raccogliendo moltissimi articoli sul tema, ha ricostruito l'impegno di Capitini per una scuola che sa entrare in polemica con la realtà diventando centro aperto di nonviolenza, e che per questo deve essere pubblica e laica.

Adriana Croci (dirigente scolastica) ha ripreso alcuni spunti pedagogici capitiniani, evidenziando come ella stessa, con la guida del Capitini docente, li abbia tradotti in pratica educativa quotidiana con i diversamente abili, durante l'insegnamento e la dirigenza scolastica.

Luisa Santelli (Università di Bari) ha ribadito la qualità essenziale della pedagogia capitiniana, come pedagogia dell'impegno, la sua aderenza alla vita di chi l'ha propugnata. Solo quando l'intersezione tra pensiero e scelte personali è così estesa da far coincidere le due cose, la voce del pedagogista ha probabilità di incidere sul tessuto sociale e contribuire al suo cambiamento, e Capitini è stato espressione eccelsa di questa unità.

Tiziana Pironi (Università di Bologna) ha evidenziato la funzione sociale ed educativa dei Centri di Orientamento Sociale, esperienza unica di cittadinanza attiva e partecipata ma anche strumento di autoeducazione dell'adulto, con cui può praticarsi una democrazia che non si accontenta di se stessa e punta all'omnicrazia.

Matteo Soccio (Casa della pace di Vicenza), facendo riferimento al concetto di Bildung, di formazione come percorso esistenziale di cura di sé, ha ricostruito questa idea nel pensiero capitiniano.

*

Così come strutturato, il convegno, avviato il 5 ottobre con la presentazione elaborata dal professor Mario Martini (Università di Perugia), interprete storico del pensiero capitiniano, ha voluto riaprire alcune piste di ricerca, cercando di dare più che una visione che si pretendesse esaustiva, elementi di riflessione su alcuni aspetti salienti, anche giovandosi dell'apporto di giovani studiosi.

I loro contributi, focalizzati sul dialogo interreligioso, la relazione educativa, l'educazione estetica, la visione etica e politica, l'educazione alla cittadinanza, la prospettiva antispecistica, l'amore, hanno trovato spazio nella mattinata del 7 ottobre.

La strada è aperta.

Un ringraziamento va rivolto all'Amministrazione comunale di Pienza che ha ospitato l'evento, alla Provincia di Siena che ha contribuito alla sua realizzazione, a Luciano Capitini che ha curato la nascita e lo sviluppo del convegno.

 

Gabriella Falcicchio

(da Notizie minime della nonviolenza in cammino, n. 274 del 15/11/2007)

 

 

[Ringraziamo Luciano Capitini (per contatti: capitps@libero.it) per averci fatto pervenire questo resoconto del convegno su “La pedagogia di Aldo Capitini tra profezia e liberazione” svoltosi a Pienza dal 5 al 7 ottobre 2007.

Gabriella Falcicchio, docente di pedagogia interculturale all'Università di Bari, ha curato la segreteria scientifica del convegno. Tra le opere di Gabriella Falcicchio: Dinamiche multiculturali. Il caso Canada, Guerini Scientifica, 2002.

Luciano Capitini è impegnato nel Movimento Nonviolento, nell'associazione nazionale Amici di Aldo Capitini, nella Rete di Lilliput e in numerose altre esperienze e iniziative nonviolente; persona di straordinaria mitezza e disponibilità all'ascolto e all'aiuto, ha condotto a Pesaro una esperienza di mediazione sociale nonviolenta; è tra i coordinatori della campagna “Scelgo la nonviolenza”.

Aldo Capitini è nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. È morto a Perugia nel 1968. È stato il più grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti è (a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoché integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente è stato ripubblicato il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991; e la recente antologia degli scritti (a cura di Mario Martini, benemerito degli studi capitiniani) Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di Azione nonviolenta (e-mail: azionenonviolenta@sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non più reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 è iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione “Centro studi Aldo Capitini”, Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de Il ponte, anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realtà liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it, altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps@libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni@libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax 0458009212, e-mail: azionenonviolenta@sis.it o anche redazione@nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org]


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