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Gianfranco Spadaccia. Ma che c'è di male nella candidatura di Pannella per il Pd?
27 Luglio 2007
 

In un mio intervento in una ormai lontana riunione della direzione della Rosa nel pugno e in un articolo pubblicato da questo gior­nale avevo proposto, inascoltato, ai miei compagni radicali e socialisti dello Sdi di prendere una iniziativa comune nei confronti della Costi­tuente del Pd anziché asserragliar­si in un difesa identitaria forzata­mente minoritaria, come mi sem­bra stia accadendo con la costi­tuente socialista, o approdarvi in ordine sparso come è accaduto a Ottaviano Del Turco e a tanti altri socialisti, liberali, verdi. Nell'assen­za di un'iniziativa politica della Rosa nel pugno, ma anche dei Ra­dicali Italiani e dei socialisti, è toc­cato invece ancora una volta a Marco Pannella prendere una del­le sue iniziative personali. Non c'è da gioire per la fretta con la quale il comitato costituito da Ds e Mar­gherita ha dichiarato inammissibile la sua candidatura. Di cosa han­no paura? Non siamo all'avvio di un processo costituente? E questo processo non doveva essere aperto alla società italiana e anche a for­mazioni e soggetti diversi da Ds e Margherita? Non si era rimprove­rato ai socialisti dello Sdi di essersi autoesclusi da questo processo? I socialisti sì e i radicali no?

 

Il virus del settarismo. Ha tor­to Veltroni a pensare che si tratti solo di un gioco di chi vuol metter­si sotto la luce dei riflettori (ma quali? Telecamere e riflettori sono quasi sempre spenti quando si tratta di Pannella e dei radicali) e ha torto il Riformista a conside­rarla una scelta contraddittoria ri­spetto alla Rosa nel pugno. Per dei riformisti che dovrebbero essere immunizzati dal virus del settari­smo, non può essere indifferente la sorte del Pd, se saprà essere o no forza realmente riformatrice, esse­re forza inclusiva e non escluden­te, forza che non pretenda di omo­geneizzare tutte le sue diverse ani­me e posizioni ma abbia la capa­cità di fonderle e di farle convive­re. Forze di questa natura sono il partito socialista spagnolo, l'Spd, il New Labour, il partito democrati­co americano. Fino all'entrata in gioco di Veltroni, dovevamo fare i conti con la crisi degli unici due progetti riformisti sul tappeto: la Rosa nel pugno, che molti hanno preteso con grande fretta di liqui­dare, e il nascente Partito demo­cratico, in caduta libera dopo la scissione della Sinistra Democrati­ca e per le caratteristiche che aveva assunto di fusione a freddo di due apparati. Ma c'era davvero qual­cuno che poteva sperare che dalla crisi di questi due progetti potesse nascere l'improbabile fenice di un partito socialista riformista? Pur­troppo è stato subito chiaro che ne sarebbe derivato un rafforzamen­to dell'area abusivamente definita radicale, in realtà comunista e massimalista, e il riformismo sa­rebbe tornato a essere forza per­dente di volta in volta nel confron­to con il fascismo, il comunismo, il clericalismo e i loro eredi dell'at­tuale partitocrazia italiana.

 

Per riforme vere. La candidatura di Pannella pone problemi poli­tici a un riformismo che voglia es­sere protagonista di vere riforme (il ruolo del laicismo, i diritti civili, la riforma dell'economia e del Welfare, la liberalizzazione della società e dello Stato) e problemi di concezione e di funzionamento di un partito (di partiti) che vogliano essere non chiusi nelle loro identità ideologiche, ma democratici e lai­camente aperti al confronto. A dif­ferenza dei burocrati guardiani dei due apparati, Rosy Bindi e Parisi hanno dato risposte non scontate, dimostrando disponibilità e aper­tura e ponendo (Parisi) problemi e domande che meritano di essere raccolte e approfondite, ciò che a me è chiaro è che l'iniziativa perso­nale di Pannella, che nasce da un vuoto di iniziativa politica, non è in contraddizione con il disegno che lo spinse a promuovere la Rosa nel pugno. Da radicale e da socialista liberale non ho mai concepito la Rosa nel pugno né come mera convergenza elettorale né come raggruppamento o partito in sé concluso, ma piuttosto come mo­mento di un progetto più vasto, og­gi più che mai necessario.

 

Gianfranco Spadaccia

(da Il Riformista, 26 luglio 2007)


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