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Ciack si trema
01 Dicembre 2007
 

Pochi testi sono indispensabili come questo per chi ama il cinema horror e bene ha fatto l’autrice ad aggiornare la prima edizione uscita nel 1996 per Theoria e a cercare un nuovo editore per renderla fruibile. Daniela Catelli si occupa di cinema da sempre, scrive per Segnocinema e Duel, lavora a Coming Soon Television, pubblica saggi come Friedkin. Il brivido dell’ambiguità (Transeuropa, 1997), L’Esorcista 25 anni dopo (Puntozero, 1999) e L’Esorcista, il cinema, il mito (Falsopiano, 2003 – con Danilo Arona), collabora al Dizionario mondiale dei registi (Einaudi) e a Il cinema di Mel Gibson (Il Foglio, 2003).

Ciack si trema è un vero testo di critica del cinema horror, per niente fanzinaro, tecnico ma non incomprensibile, preciso e puntuale ma non eccessivo, deciso nei giudizi e molto equilibrato. Finalmente si fa critica, verrebbe da dire. Sì, perché da un po’ di tempo a questa parte riviste e libri di cinema sembrano cataloghi di capolavori irrinunciabili. Tempo fa mi è capitato di leggere uno special dedicato a Bruno Mattei dove l’estensore del pezzo trattava un simpatico mestierante alla stregua di un Fellini incompreso. A tutto c’è un limite.

Daniela Catelli non vuol fare una storia del cinema horror in duecento pagine, cerca soltanto di fissare alcuni punti fermi, partendo da un orrore antico che deriva da una scena di Vampyr per comunicare il piacere della paura. L’horror è il genere cinematografico per eccellenza, amato dai giovani che non possono fare a meno di una sana dose di terrore. Il cinema esorcizza questo bisogno che viene da lontano, sin dalle fiabe narrate dalla madre che racconta la trasformazione della strega di Biancaneve e le terribili storie dei fratelli Grimm. L’horror non genera mostri, nonostante quello che dicono i benpensanti, ma puro divertimento fatto di incubi surreali. Il sonno della ragione genera mostri, ma questa cosa l’ha già detta qualcuno. Non ci ripetiamo.

Daniela Catelli prende per mano il lettore e lo accompagna alla scoperta delle vecchie pellicole, illustra il ruolo dei bambini nelle pellicole horror, parla di Roger Corman, dei demoni, delle donne, degli effetti speciali, della famiglia, dei freaks, del gore, della Hammer, del cinema italiano e giapponese, dei lupi mannari, dei mutanti, dei natural born killer, dell’orrore biologico, delle paure, dello splatter, del fantahorror, della Universal, dei vampiri e degli zombi. Ogni capitolo cita registi e film con dovizia di particolari, estrema precisione e grande capacità di sintesi.

Visto che sono appassionato di cinema italiano sono andato a verificare come la Catelli tratta la materia e mi ha entusiasmato la disamina del ruolo della donna nel cinema di Dario Argento. Il nostro regista horror più amato è stato spesso tacciato di misoginia perché i suoi assassini sono quasi sempre donne problematiche che uccidono mosse da rancori verso il mondo maschile, traumi infantili, poteri luciferini e segreti inconfessabili. Un altro capitolo ben fatto si intitola Italian Blood e in sole undici pagine realizza una sintetica e obiettiva storia del cinema horror italiano. Niente a che vedere con le panzane che scrive Antonello Sarno sulle pagine di un abominevole testo targato Newton & Compton che per non fare pubblicità neppure cito. Daniela Catelli parte dall’esempio letterario di Buzzati e Landolfi, racconta Riccardo Freda e il primo horror italiano (I vampiri, 1957), prosegue con Mario Bava (La maschera del demonio, 1960), Giorgio Ferroni (La notte dei diavoli, 1972), Renato Polselli, Antonio Margheriti (Danza macabra, 1963 e il remake a colori del 1971), arriva a Dario Argento, Pupi Avati, Lucio Fulci, Lamberto Bava, Michele Soavi e le ultime promesse dell’orrore nostrano. Faccio soltanto un appunto. Dimentica Roger Fratter (Il male nella carne, 2002) e Ivan Zuccon (Nimpha, 2007), a mio parere due giovani promesse che potrebbero dare molto all’horror italiano. A parte questo, Ciack si trema è un gran bel libro che fa venire voglia di scaricare tutto il possibile da internet e di guardare film horror fino allo sfinimento. Mica è poco…

 

Gordiano Lupi


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