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Berlino. Coloni, emigranti e profughi 
Il ruolo dei Tedeschi nel complesso mosaico della Mitteleuropa
11 Agosto 2009
 

Per noi Italiani, e per noi Valtellinesi in misura ancor maggiore, il fenomeno dell’emigrazione è un’ovvietà. Molti ultracinquantenni di oggi hanno avuto un nonno, uno zio o un parente che, da giovane, era partito per andare a “cercar fortuna” in un paese lontano, Svizzera, Belgio o stato d’Africa o d’America che fosse. Molti hanno genitori che, prima o all’inizio del matrimonio, hanno lavorato all’estero. Solo in una terra d’emigrazione sistematica come l’Italia si poteva produrre un film malinconico come Pane e cioccolata (1973), in cui un ancor giovane Nino Manfredi si faceva interprete di quel disagio diffusissimo che nasceva da un insuperabile senso di non appartenenza.

Personalmente ho un ricordo ancora vivo di compagni delle elementari che, a un certo punto dell’anno scolastico, partivano con la famiglia per l’Australia, o di amici incontrati all’università che, figli di gente del sud trasferitasi per ragioni anche molto diverse nella zona del triangolo industriale, conservavano una pronuncia dell’italiano assai diversa da quella lombarda. Né mi sono dimenticata dei molti italiani che, quando avevo vent’anni, incontravo sul treno durante i miei primi viaggi in Germania: lavoravano in fabbrica o nella ristorazione e si spostavano magari dalle campagne della Calabria ad Amburgo con un unico sogno nel cassetto: quello di poter risparmiare a sufficienza per poter tornare e costruirsi una casa nel paesello d’origine. Molti di loro invece, nonostante la nostalgia, non sono rimpatriati più, e i loro figli hanno sposato donne o uomini del posto, mettendo a loro volta al mondo figli che sono ormai tedeschi a tutti gli effetti. Per noi italiani la Germania è stato, per eccellenza, un paese di emigrazione, ma meta di un esodo di data recente, che ha avuto il suo culmine negli anni settanta del Novecento.

Tuttavia anche i tedeschi hanno una lunga tradizione d’emigrazione e i loro trasferimenti nelle terre dell’Europa orientale e meridionale hanno radici molto più antiche dei nostri, avendo avuto inizio già nel tardo Medioevo. Gli otto secoli di questa esperienza migratoria sono ora presentati in una mostra che, ancora fino alla fine di agosto, si può vedere a Berlino nel Palazzo del Principe ereditario di Unter den Linden. L’interessante esibizione illustra per grandi archi geografici e storici la colonizzazione delle regioni in cui s’insediarono i tedeschi, integrandosi con le popolazioni locali senza rinunciare alle loro peculiarità nazionali. Die Gerufenen, ossia “I chiamati”, s’intitola la mostra, perché ad attrarre in quelle regioni i nuovi coloni, un esercito di patrizi, contadini e artigiani, furono appunto coloro che ne erano sovrani e padroni, da Sigismondo di Lussenburgo (1368-1437) alla zarina di Russia Caterina II (1729-1796), invogliandoli a stanziarsi nei loro paesi con il dono di terre e con una serie di privilegi economici e sociali.

Proprio come gli italiani, i tedeschi abbandonavano la loro patria in cerca di fortuna e, spesso dislocati in regioni di confine, contribuivano con la loro presenza a rendere più fertili e popolose terre fino a quel momento incolte e quindi più sicure le frontiere. La pacifica convivenza fra nuovi venuti e autoctoni, nel corso dei secoli, fu messa in crisi dall’emergere sempre più prepotente di una coscienza nazionale che, sottolineando soprattutto le diversità, crebbe in maniera abnorme fino alle perversioni di un nazionalismo bieco che trasformò il confronto fra le varie etnie in uno scontro feroce e deleterio. Nella storia più recente, Nazismo e Stalinismo contribuirono in maniera ponderosa a questa involuzione.

La mostra, però, tocca questo aspetto del problema soltanto brevemente nell’epilogo, tentando piuttosto di dimostrare sull’esempio dei risultati ottenuti dai coloni tedeschi, quanto vantaggiosa, sul piano economico e culturale, possa diventare la convivenza con il “diverso” quando c’è disponibilità alla reciproca accettazione. Dato il lungo arco di tempo preso in considerazione e la vastità dello spazio geografico coinvolto, con una intelligente selezione, i curatori della mostra, dopo una sorta di preambolo introduttivo, hanno scelto di suddividere lo spazio espositivo in diverse regioni e di illustrare di ognuna di esse un ambito specifico d’eccellenza. Così, mentre per la Boemia è per esempio al primo posto la pratica delle cure termali in località come Františkovy Lázně (per i tedeschi Franzensbad), Marianske Lazne (per i tedeschi Marienbad) o Karlovy Vary (per i tedeschi Karlsbad), già frequentate con assiduità da Goethe, quello che viene evidenziato per i paesi del Baltico (Estonia, Lettonia, Lituania) è il particolare impulso che venne loro dalla massiccia presenza del ceto nobiliare e borghese tedeschi. Città dell’Ansa come Riga, Reval (Tallin) e Dorpat (Tartu), come molti loro edifici ancora testimoniano, non sarebbero forse mai arrivate a tanta floridezza nel tardo Medioevo senza il contributo della classe imprenditoriale che vi si era trasferita. La difesa dei confini e la questione religiosa sono invece gli apporti che i tedeschi diedero alla zona romena di Siebenbürgen, mentre importante per la regione dei Carpati occidentali è il loro contributo nel rapido sviluppo tecnico delle miniere. Alle colture agricole iniziate e accresciute nelle zone del medio Danubio fa da contraltare metropolitano l’industrializzazione, soprattutto in ambito tessile, da loro implementata nella polacca Łodź, la Manchester orientale; ugualmente essenziale è il ruolo avuto dai tedeschi nella fioritura letteraria delle città della Galizia e della Bucovina. Diverse sono poi le attività favorite dalla loro presenza nell’ampia regione che dal Mar Nero arriva al Volga e al Caucaso, dove, non a caso, si produce ancor oggi un vino con un viticcio renano.

Per questa varietà di esperienze e di spazi il visitatore viene condotto ogni volta con l’aiuto di una carta geografica che gli rammenta la posizione di regioni e città, di cui si vedono contestualmente, come in una serie di nicchie colorate, immagini di edifici e di persone, mentre nelle vetrine numerosi oggetti illustrano l’alto livello artigianale degli specifici prodotti.

L’impressione d’insieme è quella di una Mitteleuropea variopinta da ogni punto di vista, di un mosaico etnico, linguistico, sociale, culturale, che oggi fa parte del passato, ma che si è dimostrato estremamente produttivo finché a trionfare non sono stati l’odio reciproco o la pretesa superiorità di una minoranza sull’altra, vale a dire finché la “missione” di monaci prima e laici poi è stata vissuta nel segno della reciproca solidarietà.

 

Gabriella Rovagnati



Die Gerufenen

Deutsches Leben in Mittel- und Osteuropa
Kronprinzenpalais

Unter den Linden 3

10117 Berlin

dal 16 luglio al 30 agosto 2009

tutti i giorni dalle h 10:00 alle h 20:00


Foto allegate

Riga
Terme di Karlovy Vary
Lodz
 
 
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