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Chiara Moscatelli. Sud Sudan nuovo Stato dell’Africa sub-sahariana: realtà e prospettive
05 Maggio 2015
 

Il Sud Sudan è il 54° Stato africano ed il più giovane al mondo, creato dalla secessione dal Sudan dopo più di vent'anni di guerra civile.

Il Paese si sviluppa in un'area di 619.745 kmq ed è costituito da un territorio prevalentemente pianeggiante a Nord, mentre a Sud-est, al confine con l'Uganda ed il Kenya, è formato da altopiani. Al centro si trova il Sadd, un'ampia zona paludosa e tutto il Paese è attraversato dal fiume tributario Nilo Bianco, fondamentale per l'agricoltura e l'allevamento di ovini e bovini.

Il clima è tipicamente equatoriale, caratterizzato da molta umidità e piogge abbondanti, che cadono prevalentemente tra aprile e novembre.

Il Paese è una repubblica con capitale a Juba (ab. 307.000) ed ad oggi risulta essere composto da 10 Stati differenti (Bahr-al-Ghazal Occidentale, Bahr-al-Ghazal Settentrionale, Warrap, Laghi, Equatoria Orientale, Equatoria Centrale, Equatoria Occidentale, Jonglei, Unità e Nilo Superiore). Non possiede ancora una costituzione definitiva e secondo quella provvisoria il Presidente Salva Kiir Mayardit è capo di Stato, del governo e comandante supremo. È anche previsto un parlamento bicamerale composto da un'Assemblea legislativa ed un Consiglio degli Stati.

La lingua ufficiale è l'inglese, anche se è ancora diffuso l'uso della lingua araba, assecondata da numerose lingue indigene, che si ricollegano alle molteplici popolazioni che abitano il Paese, fra cui le più numerose sono i Dinka, i Nuer, gli Shilluk, gli Zande, i Bari e gli Arabi. La popolazione complessiva, infine, secondo il sito CIA, è di 11.562.695 abitanti.

 

Il quadro storico-politico

Come noto, il Sud Sudan è nato dalla secessione dalla Repubblica federale del Sudan, dopo due guerre civili: la prima è intercorsa tra il 1955 ed il 1972, la seconda tra il 1983 ed il 2005.

La sua nascita è stata voluta dalle potenze occidentali, fra cui gli Stati Uniti, i quali hanno esercitato una pressione molto forte nei confronti del Sudan per la creazione del nuovo Stato, vedendo questa possibilità come l'unica alternativa per l'instaurazione della pace.

La guerra civile sud-sudanese è sorta a seguito di cause differenti e posa le sue radici nel periodo coloniale, quando, tra la fine dell'Ottocento e la metà degli anni Cinquanta, il Sudan fu codominio anglo-egiziano ed in cui l'Inghilterra portò avanti una politica discriminatoria contro la parte Sud del Paese attraverso politiche che non permisero lo sviluppo sociale ed economico di quella parte, contrapposta alla zona Nord, attuale Sudan.

Gli inglesi adottarono l'Indirect Roule non concedettero a chi viveva nel Nord, per la maggiore arabi e musulmani, di accedere al Sud, dove vivevano prevalentemente africani e cristiani e animisti. Negli anni del colonialismo gli inglesi promossero inoltre lo sviluppo sociale ed economico del Nord, investendo nella formazione ed includendo i sudanesi nell'amministrazione dello Stato; mentre non investirono nel Sud, dove la maggior parte della popolazione continuava ad essere povera ed analfabeta.

Al momento dell'indipendenza, avvenuta il primo gennaio 1956, l'amministrazione del Sudan passò nelle mani esclusivamente dei funzionari sudanesi e continuò la politica di discriminazione nei confronti del Sud, a cui le poche figure di spicco sud-sudanesi in un primo tempo reagirono con la richiesta di un sistema federale sostituita, in un secondo tempo, dalla volontà di autonomia della parte Sud, vedendo negata la prima possibilità.

Di fronte alle continue discriminazioni, che inclusero l'uso della lingua araba in sostituzione di quella inglese e la creazione di scuole islamiche, i sud-sudanesi reagirono con violenza, iniziando una spirale di conflitti che avrebbero portato a siglare gli ultimi e definitivi accordi di pace tra il 2002 ed il 2009 ed alla creazione del Sud Sudan nel luglio del 2011.

Una causa non secondaria della guerra, nella fase degli anni della seconda guerra civile sudanese, fu la scoperta, negli anni Ottanta, del petrolio al confine tra il Sudan e la regione autonoma del Sud Sudan, sorta a seguito degli accordi di pace del 1972 di Addis Abeba tra il presidente Nimeiri ed il comandante dei ribelli del Sudan Peoplesf Liberation Movement/Army (SPLM/A) Joseph Lagu.

La scoperta dell'oro nero suscitò l'interesse non solo tra le forze politiche dei due Sudan, che desideravano i proventi per sé, ma anche tra le forze politiche occidentali ed alcune compagnia petrolifere asiatiche: tra i due Sudan iniziò un gioco di forza per ottenere il controllo delle zone petrolifere, tanto che Nimeiri cambiò i confini arbitrariamente, costruendo un unico oleodotto che portasse a Nord il greggio e successivamente sospendendo gli accordi di Addis Abeba.1 La scoperta del petrolio, inoltre, attirò l'attenzione anche dei petrolieri americani, i quali però non avrebbero potuto accedere al business sudanese fintanto che vi fosse stata la guerra. La seconda guerra civile, così, vide l'intervento diplomatico dei vari presidenti americani per porre fine alle violenze. L'oro nero attirò inoltre numerose compagnie petrolifere, prevalentemente cinesi, tutt'ora presenti in Sudan ed in Sud Sudan, che per i propri interessi in alcuni casi promossero indirettamente il conflitto, come la Cina, che pagò diverse volte il petrolio in armi al Sudan.

Nel 2002 l'attuale presidente del Sudan, Omar Hassan al Bashir, e le varie fazioni dello SPLA/M, firmarono il primo accordo di pace, a cui ne seguirono altri sette, fino ai Comprehensive Peace Agreement (CPA) con cui si sancì, tra i vari accordi, un periodo transitorio di tre anni, in cui il Sud avrebbe goduto di autonomia regionale ed a cui sarebbe seguito un referendum per decidere la sorte della zona. Questo si tenne il 15 gennaio 2011, in cui il 98% della popolazione votò a favore della creazione del Sud Sudan, che divenne così il 54° Paese membro dell'Unione Africana (UA) ed il 193° Paese membro dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

Al momento della sua indipendenza il nuovo Paese uscì devastato dalla guerra civile, tanto che mancavano quasi tutte le strade e le infrastrutture, lasciando inoltre molta povertà: il 50,6% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà e l'feconomia non era sviluppata, così che la maggior parte della gente viveva di agricoltura e bestiame, costituendo circa l'80%.

La guerra ebbe anche gravi ripercussioni sull'educazione, tanto che il 75% degli adulti non aveva frequentato la scuola, mentre la frequenza scolastica alla scuola primaria tra i bambini tra i 6 ed i 13 anni era solo del 39,4%.

Nel corso degli anni i conflitti tra Sudan e Sud Sudan non sono mai terminati, accompagnati da una serie di instabilità interne a questfultimo Paese, come il conflitto tra Nuer e Dinka scoppiato a dicembre 2013 e di cui continuano gli scontri, specialmente in Nilo Superiore.

Ad oggi, però, il Sud Sudan, grazie agli aiuti internazionali dell'ONU e di numerose organizzazioni non governative (ONG), ha registrato alcuni progressi: la mortalità infantile è scesa del 4%, passando a 120 bambini entro i 5 anni che muoiono su 1.000; l'fiscrizione alla scuola di primo grado, invece, è aumentata del 20%, anche se i giovani che si iscrivono sono prevalentemente fuori età.

Nel 2012 il governo ha firmato il Piano di Azione delle Nazioni Unite per il rilascio dei minori ancora presenti nelle forze armate e per la loro protezione nei conflitti, dando il permesso agli agenti delle Nazioni Unite di visitare gli accampamenti dello SPLA alla ricerca di minori da liberare. In seguito al loro rilascio, le Nazioni Unite e la Commissione Nazionale di Disarmo, Demobilitazione e Reintegrazione sud-sudanese, collaborando con le ONG, hanno costruito un percorso di reinserimento sociale dei minori. Il Piano di Azione è stato firmato nuovamente nel 2013 e nel luglio 2014, a seguito delle numerose segnalazioni da parte delle ONG sul reclutamento di minori nei combattimenti che affliggono il Paese.

Nel 2013 è stata inoltre intrapresa la via della ratifica delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dei suoi Protocolli; nel luglio dello stesso anno l'assemblea legislativa ha fatto passare tre leggi che regolano i media, tra cui una che sancisce il diritto all'informazione. Verso la fine del 2013 l'assemblea ha ratificato anche la Carta africana sui diritti dell'uomo e dei popoli; la Convenzione su aspetti specifici dei problemi dei rifugiati in Africa dell'UA; la Convenzione ONU contro la tortura e la Convezione ONU sui diritti dellfinfanzia ed adolescenza, che tuttavia sono ancora in via di approvazione.

Nonostante ciò, il Sud Sudan continua ad essere uno Stato instabile e corrotto:2 i vari conflitti al confine con il Sudan ed all'interno del Paese stesso causano una forte instabilità politica, sociale ed economica che non hanno mai reso possibile un reale sviluppo del Paese, tanto che ad oggi la maggior parte della popolazione continua ad essere povera ed analfabeta.

Mancano ancora leggi fondamentali per la tutela dei diritti umani, quali, ad esempio, contro il matrimonio minorile e contro la violenza domestica, dove il 48,1% delle ragazze tra i 15 ed i 19 anni ed il 17% delle minori sotto i 15 anni sono costrette a sposarsi, rappresentando una merce di scambio per ottenere denaro o per pagare dei debiti, mentre la violenza domestica viene considerata una pratica legittima per tenere sotto controllo la moglie.

Contrariamente ad un Paese democratico, inoltre, non vi è libertà di pensiero e di espressione, in quanto vengono chiusi arbitrariamente radio e giornali, come è accaduto a radio Bakhita, radio cattolica di Juba, che ad agosto 2014 è stata chiusa dai servizi di sicurezza e dal governo con l'accusa di promuovere le azioni dei ribelli, venendo in seguito riaperta.

 

Il quadro geo-sociale

Quando è diventato uno Stato indipendente il Sud Sudan possedeva circa 8 milioni di abitanti, mentre secondo una stima del 2014 del sito CIA la popolazione sembra ammonti intorno agli 11.5 milioni di abitanti, con una densità di 16 ab/Kmq ed una crescita annua del 4,12%, con una quasi eguale distribuzione dei due sessi. A partire da dicembre 2013, tuttavia, a causa degli scontri armati tra le fazioni di popolazioni Dinka e Nuer, 1.5 milioni di sud-sudanesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e molti sono scappati sia spostandosi internamente al Paese, che in Stati confinanti.

La popolazione vive prevalentemente nelle aree rurali (83%) ed è composta da contadini che svolgono un'attività di agricoltura e di auto-sussistenza. Essa è composta in prevalenza da bambini e ragazzi con un'età compresa tra gli 0 ed i 14 anni, con una quasi eguale distribuzione fra i sessi: l'età media corrisponde a 16,6 anni per i maschi e 17 anni per le femmine; mentre l'aspettativa di vita alla nascita è piuttosto bassa, essendo 54 anni per i maschi, 56 anni per le femmine, ma che si mostra in linea alla vita media dell'Africa sub-sahariana (56,8 anni).

Nel 2011 il governo si era promesso di promuovere lo sviluppo dei settori della sanità e dell'educazione, considerati fondamentali per il progresso del Paese. Ad oggi, però, lo Stato investe solo l'1,6% del PIL nella sanità ed il quadro descritto dalle organizzazioni internazionali è precario: vi sono solo 0,2 infermieri ed ostetrici ogni 10 mila persone, 1 medico ogni 65 mila persone e la maggior parte dei minori ed adulti non sono vaccinati. Due terzi degli ospedali, inoltre, nell'ultimo anno sono andati distrutti o funzionano solo parzialmente.

Tale situazione incide negativamente su diversi aspetti della vita, fra cui sulla donna: il Paese detiene il primato negativo al mondo per mortalità materna, dove ogni 100 mila bambini che nascono vivi, muoiono 2.054 donne, dettata prevalentemente dalla mancanza di personale qualificato che le possa assistere durante i parti, tanto che la maggior parte di esse muore per emorragia post-parto. Per ogni donna che muore, inoltre, l'OMS ha stimato che ve ne siano circa altre 30 che, a seguito di parto, riscontrano una disabilità.

Alla salute della donna si affianca quella dei bambini: solo il 2% viene vaccinato e, nonostante dal 2011 la mortalità infantile sia scesa del 4%, risulta essere ancora alta, dove muoiono il 76‰ dei bambini entro il primo anno di vita ed il 120‰ entro il quinto anno, in cui le principali cause di morte sono le infezioni alle vie respiratorie, come la malaria, e, da dicembre 2013, anche la malnutrizione che nell'ultimo anno ha colpito più di 200 mila minori.

La malnutrizione e l'insicurezza alimentare nel 2014 sono aumentate notevolmente a causa dei saccheggi messi in atto sia dal governo che dai ribelli, i quali hanno rubato e distrutto gran parte del bestiame e dei raccolti, così che 2.5 milioni di persone circa permangono in uno stato di emergenza o crisi alimentare.3 A tal proposito Medici Senza Frontiere ha riferito che tra maggio e giugno 2014 a Leer, similmente a tutti i posti colpiti dalla guerra, sono state ricoverate più persone di malnutrizione che in tutto il 2013.

Per quanto concerne il settore dell'educazione, invece, si evidenzia che solo il 39% entro i 15 anni ed il 27% degli adulti sa leggere e scrivere. Dal 2011 ad oggi le iscrizioni alla scuola di primo grado sono aumentate del 20%, soprattutto grazie agli aiuti esteri dell'ONU e del Multidonor Trust Fund-South, fondo gestito dalla Banca Mondiale a cui appartengono numerosi Paesi dell'Unione Europea e gli Stati Uniti.

Nonostante questo miglioramento, la qualità del servizio educativo offerto è scarso e molto ridotto: la maggior parte delle scuole sono concentrate nelle aree urbane, lontane dalle abitazioni della maggior parte della popolazione e sono costituite prevalentemente da tendoni e spazi aperti, così che durante la stagione delle piogge le lezioni vengono sospese. Le poche vere strutture sono per la maggior parte fatiscenti, mancando l'acqua corrente, i servizi igienici e la corrente elettrica. La metà dei docenti non sono adeguatamente formati, tanto che il rapporto insegnante qualificato-alunni è 1:72 e di questi solo una parte minoritaria è composta da donne, contribuendo a promuovere la discriminazione di genere.

Complessivamente il 60% dei giovani si iscrive alla scuola di primo grado e solo il 6% si iscrive a quella di secondo grado: in entrambi i casi, la maggior parte sono maschi e persone fuori età, iscrivendosi tardivamente rispetto al percorso scolastico canonico. Si assiste, inoltre, ad un abbandono scolastico molto marcato, che aumenta con il passaggio alla classe successiva, raggiungendo il 90% entro il quinto anno della scuola di primo grado ed il 70% entro il quarto anno della scuola di secondo grado.

Per queste caratteristiche il Paese è molto indietro rispetto sia alla media dell'Africa sub-sahariana, sia rispetto alla media dei Paesi a basso sviluppo umano, dove le iscrizioni alla scuola di primo grado raggiungono quasi il 100%, mentre l'abbandono scolastico è quasi il triplo rispetto all'Africa sub-sahariana (38%) e poco più del doppio rispetto ai Paesi a basso sviluppo umano (43%).

Sul piano culturale e sociale, invece, soffre di una marcata disuguaglianza di genere: la donna è destinata a rimanere confinata in casa, ritenendo di conseguenza la sua istruzione superflua e preferendo invece quella maschile. A causa di questa cultura del pregiudizio così profondamente radicata, si fa fatica a pensare alla donna inserita nella sfera pubblica.

Nella cultura sud-sudanese il corpo della donna appartiene prima alla sua famiglia e dopo a quella del marito, rafforzando la pratica della violenza domestica, tanto più che la legge sulla violenza basata sul genere è generica ed a livello giuridico si cerca sempre di riconciliare le due parti, mettendo in secondo piano la giustizia e l'ncolumità della donna.

La legge interna vieta, infatti, le violenze sessuali o altri tipi di abusi con una pena che può arrivare a 14 anni di reclusione, ma non proibisce i maltrattamenti domestici; nonostante la legislazione interna, la violenza di genere è una realtà dilagante e quella domestica è praticata nella maggior parte delle famiglie.

Le donna, a causa della cultura che la vede come un oggetto, non ha diritto di controllare la propria fertilità o di proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili, in quanto raramente le viene data la possibilità di ottenere accesso a preservativi e farmaci anticoncezionali.

I principali ostacoli all'empowerment femminile, dunque, sono: il marcato analfabetismo femminile; la visione della donna e la divisione dei lavori, poiché non esistono leggi che facilitano l'entrata nel mondo del lavoro per le donne con figli; i matrimoni in giovane età, spesso fatti intorno ai 14 anni, non esistendo alcuna legge che stabilisca quale sia l'età minima per il matrimonio. Soprattutto là dove la famiglia della ragazza è povera, il matrimonio è visto come uno strumento per far fronte alla miseria, poiché è previsto che il futuro marito doni alla famiglia della sposa dei beni. Come accade in molte culture, infatti, l'uomo deve dare alla famiglia della ragazza una dote, consistente in denaro o in bestiame.

Nel tentativo di promuovere l'uguaglianza di genere, nei CPA era stato stabilito che il 25% dei seggi sarebbero stati ricoperti dalle donne, volendo aumentare la quota minima garantita al 35% nella Costituzione definitiva. Attualmente esse ricoprono il 24,3% dei seggi in Parlamento, ma non detengono alcun peso nelle dinamiche reali delle decisioni politiche.

Per quanto concerne l'ambito economico il Sud Sudan rientra nei Paesi a basso medio reddito, con un Prodotto nazionale lordo (PNL) pro capite PPA di 1.850$.

Il settore che accoglie più manodopera è quello agricolo, in cui la metà dei lavoratori sono costituiti da donne. Oltre all'agricoltura si pratica l'allevamento di ovini e bovini, drasticamente calato dall'inizio delle ostilità.

Il settore industriale, al contrario, non è sviluppato, tanto che il Sud Sudan non possiede ancora nessuna raffineria, nonostante sia ricco di petrolio e di gas, di cui il principale importatore è la Cina: con l'indipendenza, infatti, il Paese ottenne tre quarti della produzione del petrolio del Sudan, che oggi costituisce lf80% del suo PIL e la sua principale fonte di reddito. Le principali aree di estrazione sono situate presso Muglad, Melut, Abu Jabra e Heglig; dove le prime due si estendono sia in Sudan che in Sud Sudan.

Il settore del petrolio appartiene prevalentemente alle compagnie petrolifere asiatiche China National Petroleum Corporation, l'indiana Oil and Natural Gas Corporation, la compagnia malesiana Petronas; mentre la compagnia nazionale Nile Petroleum Corporation (Nilepet) detiene solo una piccola parte dei pacchetti azionari.

È molto diffuso infine il lavoro minorile, nonostante nel 2012 il Governo del Sud Sudan abbia ratificato la Convenzione dellfOrganizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sul lavoro minorile4 e nel novembre 2013 la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989: quasi il 46% dei minori tra i 10 ed i 14 anni lavora e solo il 10,9% di questi studia e lavora insieme, nonostante secondo la legge nazionale non si possa lavorare sotto i 13 anni e non prima dei 18 per lavori considerati pericolosi.

 

La nuova guerra

Dal 15 dicembre 2013 in Sud Sudan si sta assistendo ad un conflitto che ha causato 1.500.000 sfollati interni, mentre altre 525.459 persone sono scappate in Etiopia, Uganda, Sudan e Kenya.

I nuovi scontri sono nati da motivazioni complesse, che hanno origine sia da interessi economici che politici: al-Bashir, il presidente del Sudan, ha sempre posseduto un forte peso sul Sud Sudan, creando forti pressioni sul governo di quest'ultimo per questioni legate al petrolio, che hanno promosso una marcata disgregazione interna al governo, alla quale Kiir ha risposto con autoritarismo. Alcuni leader del partito politico dello SPLM nel corso del tempo hanno iniziato a maturare opinioni differenti, portando alla rottura presente in seno al partito, alla cui disgregazione Kiir ha reagito, nel maggio 2013, con il licenziamento dell'intero governo.

Da quel momento in avanti si sono susseguiti accuse ed azioni politiche che hanno coinvolto anche le diverse appartenenze alle popolazioni, sfociando nel 15 dicembre 2013, quando le guardie presidenziali Dinka e Nuer stanziate nei pressi delle caserme di Juba hanno imbracciato le armi l'una verso l'altra, dove i primi si erano alleati con il presidente, mentre i secondi con l'ex vice presidente Riek Machar. Tali conflitti si sono allargati allo SPLA presente nei pressi della stessa città, coinvolgendo nell'ultimo anno diverse regioni e civili, mentre ad oggi rimangono ancora accesi in Nilo Superiore.

Il presidente Kiir ha sempre attribuito l'inizio degli scontri ad un colpo di stato fallito ad opera dell'ex vicepresidente Riek Machar ed altri politici, di cui aveva immediatamente disposto l'arresto.5 Machar, tuttavia, è riuscito ad evitare la reclusione ed ha sempre negato di aver tentato un colpo di stato, creando invece lo SPLM/A in Opposition (SLPM/A-IO), movimento armato con cui avrebbe rimosso Kiir dal governo.

In un secondo tempo i politici arrestati hanno creato la terza fazione dello SPLM, il Sudan Peoplesf Liberation Movement for Democratic Change (SPLM-DC), anch'essa coinvolta nei conflitti.

L'appartenenza alla popolazione Dinka o Nuer, in questo ultimo anno, è diventata il segno distintivo con cui riconoscere l'alleanza politica: nel primo caso si parteggia per Kiir, nel secondo per Machar. Tale etichettamento ad oggi persiste ed il conflitto ha mutato la sua ragion d'essere dalle motivazioni politiche a quelle tribali: l'appartenenza ad una popolazione è diventata così motivo di odio ed ha coinvolto soprattutto i civili, nonostante non sempre tale condizione sia vera.

L'Onu ha cercato di sopperire alla crisi umanitaria aumentando il contingente di UNMISS a 12.500 militari e 1.323 poliziotti ed erogando aiuti umanitari, in collaborazione con numerose ONG.

La Intergovernmental Authority on Development (IGAD)6 dall'inizio del conflitto ha cercato di mediare tra lo SPLA/M-IO, SPLM-DC ed il governo, allo scopo di stipulare una pace duratura, anche se talvolta le sue azioni sono state guidate da interessi personali, come ad esempio nel caso dellfUganda, che ha sostenuto Kiir tramite aiuto militare, venendo meno l'imparzialità che dovrebbe caratterizzare questa istituzione.

In questo ultimo anno, con la mediazione dell'IGAD e dell'Unione Africana, le due parti hanno stipulato diversi accordi, senza mai arrivare alla fine delle ostilità, come nel caso degli accordi di Addis Abeba nel gennaio del 2014 e rinnovati nel maggio 2014, con cui si era deciso per un'immediata sospensione del conflitto e la formazione di un governo transitorio da attuarsi entro 60 giorni. L'ultimo accordo è stato firmato l'1 febbraio 2015, decidendo per la formazione di un governo provvisorio di unità nazionale da attuarsi entro il 9 luglio 2015, ma ad oggi l'accordo rimane disatteso e le trattative momentaneamente sospese.

Nel corso di quest'ultimo anno si sono verificate numerose violenze, tanto che Navy Pillay, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha affermato che nel Sud Sudan si sono verificati crimini contro l'umanità, che includono stupri etnici, omicidi di massa, uso di bambini soldato e schiavitù sessuale. Gli stessi rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch mostrano la brutalità del conflitto da ambo le parti. Civili Nuer, Shilluk e Dinka sono stati attaccati dai ribelli o dall'esercito e massacrati sulla presunta appartenenza politica o di quella della tribù. Si sono verificati anche frequenti attacchi ai campi delle Nazioni Unite per rifugiati, in cui si sono risparmiati massacri grazie ai caschi blu.

 

Quali prospettive per il futuro?

Ad oggi il Sud Sudan versa in una condizione critica, inasprita dal conflitto in atto, che tenderà a peggiorare sensibilmente se le parti belligeranti non attueranno i numerosi accordi di pace presi in quest'ultimo anno. Si stima infatti che se il Sud Sudan non concluderà la guerra entro un anno perderà, entro 5 anni, 28 miliardi di dollari.

Nonostante ciò, il Paese contiene in sé un potenziale, su cui le numerose ONG operanti nel territorio cercano di lavorare, in funzione di uno sviluppo sociale, politico ed economico. Per fare questo, le Organizzazioni internazionali stanno investendo, tra le altre cose, nei giovani, principale ricchezza del Paese: lavorare per loro e con loro si risolve nell'investire soprattutto nella sanità e nell'istruzione, fornendo non solo conoscenza, ma promuovendo l'educazione alla pace ed all'uguaglianza di genere. Pietre miliari, queste, per un cambiamento reale e positivo.

Tra le varie azioni positive vi è quella dell'associazione religiosa Solidarity with South Sudan, che opera nel Paese dal 2008, con la volontà di promuovere la creazione delle infrastrutture essenziali per lo sviluppo del Paese attraverso la realizzazione di istituti per la formazione di insegnanti e di professioni sanitarie, nonché attraverso servizi pastorali in aiuto alla Chiesa cattolica del Sud Sudan.

Di particolare rilievo sono i due progetti sulle due scuole per insegnanti e quella per infermieri: il primo è nato dalla mancanza di docenti qualificati e dalla scarsa presenza di donne, che contribuiscono a promuovere un'educazione scandente che, a sua volta, incentiva l'abbandono scolastico e la disuguaglianza di genere; il secondo è nato dalla mancanza di infermieri ed ostetrici, in risposta a cui Solidarity ha creato, presso Wau, una scuola di tre anni per formare queste due figure.

Lo scopo di queste organizzazioni, però, non è solo quello di promuovere lo sviluppo sociale ed economico, ma anche la promozione dell'autonomia del Sud Sudan nell'implementare azioni positive. Per fare ciò e perché possa avvenire un cambiamento reale, è fondamentale che il governo diventi protagonista nel promuovere un percorso che vada in senso contrario alla violenza, alla disuguaglianza di genere ed alla corruzione dilagante, investendo nel settore dell'educazione e della sanità, piuttosto che in quello militare, dove ancora oggi sono convogliati la maggior parte degli investimenti.

 

Alcune segnalazioni bibliografiche:

Amnesty International, Nowhere safe: Civilians under attack in South Sudan, maggio 2014

Calendario Atlante De Agostini, De Agostini, Novara, 2012, 2013, 2014

Edward J. K. in The Sudd Institute, A Strategy for Achieving Gender Equality in South Sudan, Gennaio 2014

Human Rights Watch, Report South Sudanfs New War 2014, Agosto 2014

Mani Tese. Un impegno di giustizia, Dossier Sud Sudan: Anniversario Armato, 2014

OCHA, South Sudan Report n‹82, 10 aprile 2015

Prunier Gérard, in Le Monde diplomatique, Au Soudan du Sud, lfécroulement des espoirs démocratiques, febbraio 2014

Sudan Tribune, S. Sudan says unity government could be formed by April, 2 febbraio 2015

Sudan Tribune, S. Sudan rebels say federalism remains top governance choise, 8 febbraio 2015

UNHCR, South Sudan situation. UNHCR Regional Update, 56, 30 marzo-10 aprile 2015

World Bank, A Poverty Profile for the Southern State of Sudan, Marzo 2011

www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/od.html

 

Chiara Moscatelli

 

 

1 Gli accordi di Addis Abeba vennero sospesi, tra le altre motivazioni, in quanto Nimeiri si alleò con la coalizione islamica, contraria agli accordi del '72 con Lagu ed all'autonomia del Sud.

2 Sulla base dell'Indice di percezione di corruzione (CPI), redatto ogni anno da Transparency International, il Paese si colloca al 171° posto su 175, con un punteggio di 15/100, essendo uno degli Stati più corrotti al mondo. indice calcola il «livello secondo il quale l'esistenza della corruzione è percepita tra pubblici uffici e politici, definendo la corruzione l'abuso di pubblici uffici per il guadagno privato».

3 La Integrated Food Security Phase Classification (IPC) è uno strumento standardizzato che permette di calcolare l'insicurezza alimentare di un Paese, che può variare da 1 a 5, dove 1 corrisponde ad una condizione di normalità e 5 ad una di carestia. Il Sud Sudan si trova nella fase 3 e 4, ovvero di crisi ed emergenza alimentare.

4 Le convenzioni ILO in questione sono: n. 29 Convenzione sul lavoro forzato, 1930; n. 105 Convenzione sull'abolizione del lavoro forzato, 1957; n. 138 Convenzione sull'età minima, 1973; n. 182 Convenzione sulle Peggiori forme di lavoro minorile, 1999.

5 Ad oggi l'esistenza effettiva del colpo di Stato non è ancora stato dimostrata.

6 Organizzazione internazionale nata nel 1986 di cui fanno parte Eritrea, Etiopia, Gibuti, Somalia, Uganda, Kenya, Sudan e Sud Sudan. Nasce con lo scopo di cooperazione regionale e ha sede a Gibuti.


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