Venerdì , 14 Giugno 2024
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Scuola > Manuale Tellus
 
successivo  
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Sergio Caivano. Il delitto Matteotti
05 Giugno 2024
 

Lunedì 10 giugno 2024 ricorre il centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, deputato del Partito socialista unitario di Fratta di Polesine, provincia di Rovigo. Matteotti aveva sempre denunciato le menzogne, le falsità, gli intrighi e le aggressioni di sindacati, partiti, singoli individui posti in essere dal fascismo fin dal suo nascere. Perciò rappresentava, per i fascisti, il nemico più odiato. Lo stesso Matteotti era stato oggetto di diverse aggressioni punitive da parte delle squadracce fasciste.

Invece di esserne intimorito, lui ne usciva temprato. Occorreva far conoscere al Paese, in parte ignaro, l’attentato in corso alla libertà dei cittadini. Dopo le elezioni del 6 aprile 1924, Matteotti aveva nuovamente denunciato le ripetute violenze esercitate nei confronti dei candidati avversi, quelle eseguite all’interno dei seggi elettorali, i brogli compiuti. La validità delle elezioni era stata largamente inficiata.

Nel corso della seduta della Camera dei deputati del 30 maggio 1924 documentò le violenze ed i brogli posti in essere dai fascisti, tali da impedire la libera espressione del voto. In una Assemblea tumultuosa ed ostile concluse il suo discorso con le seguenti parole: “…Noi deploriamo che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano… chiediamo il rinvio alla Giunta delle elezioni inficiate dalla violenza”. Terminato il discorso, i compagni si strinsero a lui facendogli i complimenti. Ma Matteotti li raggelò: “Ora mi fate le congratulazioni, ma tra non molto in quest’aula farete la mia commemorazione funebre”.

Dunque sapeva cosa l’attendeva, ma l’idea sacrale della libertà che portava con sé gli impedì di sottrarsi al suo destino. l’11 giugno avrebbe denunciato alla Camera tangenti oscure del regime. Il 10 giugno, quindi il giorno prima, avvenne il fattaccio. Mentre dalla sua abitazione si stava recando a piedi al Parlamento dove avrebbe denunciato i finanziamenti illeciti del partito fascista, all’altezza del ponte sul Lungo Tevere Arnaldo da Brescia, venne aggredito da un gruppo di fascisti scesi da un’autovettura. Matteotti lottò, si difese strenuamente, ma alla fine dovette cedere. Venne issato sull’auto. Qualcuno sentì, qualcun altro vide la macchina allontanarsi a tutta velocità dal luogo dell’assalto. Passarono molti giorni, finchè il suo corpo, dilaniato e straziato dalle pugnalate ricevute, venne rinvenuto da un contadino nei dintorni di Roma, al quartiere della Quartarella il 16 agosto.

L’assassinio provocò un’enorme impressione non solo in Italia ma anche all’estero. Le proteste si estesero in particolare in Francia, dove gli esuli politici italiani erano consistenti, con manifestazioni pubbliche di condanna ed esecrazione. A Londra i laburisti votarono alla Camera un ordine del giorno contro il Governo italiano. Pochi giorni dopo la salma venne trasportata a Fratta di Polesine per la sepoltura.

Il regime fascista traballò a lungo, dando l’impressione di poter cadere da un momento all’altro. Si accertò che i sicari erano squadristi della prima ora, con diverse aggressioni e violenze già praticate. Il gruppo era guidato da Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Amleto Poveromo ed Augusto Malacria. Individuati i colpevoli, fu facile risalire ai mandanti. Di certo De Bono, Acerbi, Marinelli ed altri, tutti componenti della Ceka, la polizia segreta del Duce. Risultò chiaro che l’operazione fu attuata col consenso, esplicito o tacito, di Mussolini. L’opposizione, composta da socialisti, popolari, comunisti e repubblicani, interpretando nobili posizioni d’intransigenza morale, ma politicamente improduttiva, fece un grosso errore: scelse di abbandonare il Parlamento in segno di protesta e di ritirarsi sull’Aventino.

Poco a poco, il fascismo si riprese. Il 3 gennaio 1925 Mussolini, parlando alla Camera priva dei secessionisti dell’Aventino, affermò: “Se il fascismo è stata un’associazione a delinquere, se tutte le violenze non sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, io l’ho creato” per aggiungere poi: ”ebbene, al cospetto di quest’assemblea e al cospetto del popolo italiano io, io solo, mi assumo la responsabilità politica, morale e storica di tutto quanto è accaduto”.

A Chieti, nel 1926, si svolse un processo-farsa, chiusosi con condanne ridicole, di fatto mai scontate. L’istruttoria aperta nel dopoguerra, portò al processo conclusosi nel 1947 con la condanna all’ergastolo di Dumini, Volpe e Poveromo, tra i materiali esecutori dell’omicidio. Si riconobbe altresì le responsabilità dell’assassinio ricostruendo la struttura con al vertice Mussolini e, ad un livello inferiore, la famigerata Ceka fascista. Cesare Rossi venne assolto per insufficienza di prove. Per gli altri imputati la Corte si pronunciò per il non luogo a procedere a seguito dell’intervenuta amnistia del Ministro della Giustizia Palmiro Togliatti.

 

Sergio Caivano


Articoli correlati

  Sergio Caivano. Matteo Matteotti a Sondrio
  Sergio Caivano. “Mussolini il capobanda” di Aldo Cazzullo
  Sergio Caivano. Per fortuna c’è ancora Liliana Segre
  Giacomo Matteotti a Ferrara
  Fondazione Anna Kuliscioff. 1924-2014: Attualità di Giacomo Matteotti
  Sergio Caivano. La scomparsa di Laura Wronowski, nipote di Giacomo Matteotti
  Sergio Caivano. Gli attentati a Mussolini
  Nicolás Guillén. Soldati in Abissinia
  Sergio Caivano. La fuga interrotta di Mussolini verso la Spagna
  Il 25 aprile. La Liberazione delle nostre valli
  Daniele Dell’Agnola. Topi, ebrei: la parola di Benito
  Sergio Caivano. L’oro della Banca d’Italia regalato da Mussolini ad Hitler
  Milanesi, guardate il cielo. Come nel 1933…
  Sergio Caivano. Dongo la fine
  Sergio Caivano. La guerra voluta da Mussolini
  Sergio Caivano. La ritirata di Russia
  Sergio Caivano. Spie e delatori a Sondrio
  Sergio Caivano. I comizi del dopoguerra
 
 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 69.0%
NO
 31.0%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy