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Gianfranco Cercone. “L'albero dei frutti selvatici” di Nuri Bilge Ceylan
21 Ottobre 2018
 

Ci sono film che somigliano a dei racconti, e ci sono film che somigliano a dei romanzi. La differenza tra loro non è di valore. Un film-racconto non è di per sé meno bello di un film-romanzo. La differenza dipende dall'ampiezza del punto di vista. Un film-racconto è concentrato su un gruppo ristretto di personaggi e sui fatti di cui sono i protagonisti. Un film-romanzo prende in considerazione un mondo intero, un microcosmo; e i fatti che racconta sono intimamente correlati a quel mondo, perché è il contesto che li giustifica, così come essi servono a chiarire, a illuminare, quel contesto.

Questa premessa è per dire che l'ultimo film di Nuri Bilge Ceylan, un grande autore turco, ma anche uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo – il titolo italiano del film è: L'albero dei frutti selvatici – è il caso, piuttosto raro, di un film-romanzo.

Il mondo che il film prende in esame è quello della provincia turca, povera, depressa e anche culturalmente arretrata; almeno dal punto di vista di un ragazzo che in quella provincia è nato e cresciuto, che si è trasferito in città per studiare all'università e laurearsi, che ha sviluppato un coscienza che lo pone in contraddizione con la mentalità del suo ambiente originario; e che, tornato nel suo villaggio natale con la prospettiva di doverci restare – perché ancora non ha un lavoro che gli consenta di emanciparsi dalla sua famiglia – si sente come prigioniero, gli sembra di soffocare. Tanto più che le sue ambizioni sono alte: ha scritto un libro, una specie di diario intimo ambientato proprio in quella città di provincia, e presso le istituzioni locali e i mecenati del villaggio cerca i soldi per pubblicarlo. Ma incontra una sorda resistenza: perché il suo non è un libro turistico che esalta le attrazioni della regione; e perché, sembra di capire, è una libera ricerca sul senso dell'esistenza, libera cioè dalle dottrine religiose, in un paese dominato dalla religione musulmana.

Uno scrittore celebre, che il ragazzo avvicina in una libreria e che provoca goffamente sperando di attrarre la sua attenzione, finisce per respingerlo irritato. Il padre, che dissipa il proprio stipendio di insegnante nelle scommesse clandestine, sarà forse proprio lui a rubargli i soldi che dovrebbero servirgli a pubblicare il libro. E quando il libro sarà infine pubblicato, non sarà facile in quell'ambiente trovare qualcuno disposto a comprarlo e a leggerlo.

Insomma: le ambizioni artistiche, intellettuali, del ragazzo rischiano di spegnersi nel grigiore della provincia, dove predominano, come si è visto, un fatuo campanilismo, l'autorità a volte gretta degli imam, gli interesse mercantili e il malaffare, le eterne contese dei maschi per la conquista delle ragazze.

Tutto risulta al ragazzo monotono, ripetitivo, malinconico, come le onde del mare di inverno che battono sulla banchina del porticciolo della sua cittadina.

E l'eco delle rivolte studentesche, forse l'unico segnale di vitalità che giunge alle sue orecchie, è accompagnata dalle confidenze di un amico poliziotto che gli racconta come si diverta a picchiare quegli studenti.

Insomma: la caratteristica del film di Ceylan è il raccordo tra un ambiente ampiamente perlustrato nelle strade, nei caffé, negli uffici, nelle campagne limitrofe, negli interni delle case, nei tanti profili dei suoi abitanti, e l'interiorità del protagonista, in cui convivono intelligenza e balordaggine, spirito di rivolta e rassegnazione, una speranza ostinata e una disperazione che contempla perfino la possibilità del suicidio.

Si potrà rimproverare al film proprio per il suo sforzo di rendere l'affresco di un ambiente, una prolissità a volte estenuante. Ma la pazienza, l'attenzione, che il film richiede allo spettatore sono ripagate, io credo, dal senso di verità che emana costantemente dai fatti e dai personaggi raccontati, cosicché, al termine della visione del film, si ha l'impressione di conoscere un piccolo mondo dal suo interno.

Da non perdere.

 

Gianfranco Cercone

(Trascrizione della puntata di “Cinema e cinema”
trasmessa da Radio Radicale il 20 ottobre 2018
»» QUI la scheda audio)


 
 
 
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