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Inaugurazione del nuovo anno scolastico al Quirinale
30 Settembre 2006
 

Lunedì 18 settembre, ore 19:07, Rai 3, TG3. Servizio relativo all’inaugurazione in Quirinale del nuovo anno scolastico alla presenza del Presidente della Repubblica Napolitano e del Ministro della Pubblica istruzione Fioroni. Il giornalista che presenta il servizio esordisce affermando che Napolitano si è rivolto agli studenti italiani e ai loro compagni stranieri invitandoli a vivere insieme «…in uno spirito di tolleranza e di libertà, nel rispetto di valori e regole condivisi».

Il giornalista presente alla manifestazione riporta il pensiero del Presidente affermando che la scuola deve essere lo strumento per la realizzazione del dettato costituzionale che vuole per tutti i cittadini uguali diritti a prescindere da censo, sesso, religione e razza.

Precetto vivo ed attuale ancor di più oggi a 60 anni dall’entrata in vigore della Carta costituzionale perché nelle nostre scuole ci sono tanti studenti stranieri che per diventare cittadini devono essere integrati proprio attraverso la scuola. E gli studenti italiani devono aiutare questi loro compagni in questo cammino «Perché» dice Napolitano «anche noi italiani siamo stati emigranti ed abbiamo incontrato gli stessi ostacoli, e per voi (gli stranieri) è ancora più importante che per i ragazzi italiani l’impegno a conquistare un patrimonio di conoscenze che vi aiuti a sentirvi sempre più cittadini in Italia, nuovi cittadini di una comune patria».

Il giornalista sintetizza il pensiero del Presidente dicendo che la scuola deve rappresentare la risposta positiva allo scontro tra religioni e civiltà, «…la scuola rappresenta uno strumento di equità e di sviluppo, un luogo ideale di confronto, uno spazio aperto a tutti, senza preferenze e discriminazioni».

Napolitano cita il rifiuto della guerra e del terrore e aggiunge «…Pace valore nel cuore di tutti. Costruire la pace nella giustizia è un dovere, un impegno a cui non possiamo sottrarci».

Al di là della vernice retorica, del linguaggio aulico, fa piacere ascoltare parole che confermano che i valori contenuti nella Carta costituzionale devono essere il riferimento alto, la struttura portante dell’educazione delle nuove generazioni e della convivenza civile. Quindi, non solo gli stranieri che desiderano diventare cittadini italiani devono condividere i valori costituzionali, ma anche tutti gli italiani, che già cittadini lo sono, dovrebbero farlo!

A volte, per strada ma, spesso, anche nella scuola, si ha la sensazione che parlare di valori condivisi, di “regole del gioco”, di Costituzione dia un po’ fastidio, sia forse considerato un po’ retrò. Secondo noi non si riflette abbastanza sull’importanza fondamentale, essenziale della Costituzione per una sana convivenza civile, per poter convivere anche se diversi, perché diversi lo siamo. Gli italiani non sono tutti la stessa cosa e proprio la Costituzione ce lo dice con l’essenziale articolo 3: in Italia, vista la passione per il calcio, dovremmo essere esperti di regole, arbitri imparziali, ecc. (o forse proprio per quello incontriamo qualche difficoltà?!).

Come si diceva, una conferma del valore della Costituzione espressa da una carica così importante della Repubblica fa piacere, ma nello stesso tempo viviamo un certo disagio perché ascoltando queste parole visualizziamo una scuola ideale. Nella realtà, purtroppo, tutto ciò crediamo sia ancora lontano dal realizzarsi.

È proprio vero che, sempre, nella scuola si vive in uno spirito di tolleranza e di libertà, nel rispetto di valori e regole condivisi? E allora perché, a proposito di stranieri, assistiamo spesso ad alunni di religione non cattolica “convinti” ad avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica? Un sospetto sorge spontaneo, non è che dietro questa scelta ci sia la ricattabilità che li caratterizza in quanto stranieri?

È proprio vero che, sempre, nella scuola tutti i cittadini godono degli stessi diritti? E allora perché chi si avvale dell’insegnamento religioso ha tutto, docenti specialisti, libri gratuiti, organizzazione puntuale, e chi non si avvale non ha libri gratuiti, non ha docenti appositamente preparati, non ha programmazioni chiare, e spesso ne vede di tutti i colori?

È proprio vero che, sempre, la scuola rappresenta un luogo ideale di confronto, uno spazio aperto a tutti, senza preferenze e discriminazioni? E allora perché abbiamo assistito al tentativo (fallito?) del Ministro Moratti di confessionalizzare la scuola pubblica e al tentativo di eliminazione dai testi dell’evoluzionismo? E perché sui testi di storia assistiamo, ormai da alcuni anni, alla riscrittura in senso confessionale della storia stessa? (Spazi sempre più ampi dedicati al Cristianesimo, eliminazione dei documenti relativi all’editto di Milano di Costantino e all’editto di Tessalonica di Teodosio, mancanza assoluta di informazioni sulla cristianizzazione dell’Europa a fil di spada, Carlo Magno docet, e, nelle scuole della nostra provincia, ignoranza totale di fatti storici che hanno “formato” la nostra identità culturale come la persecuzione delle streghe e il Sacro Macello, ecc.). Dov’è il confronto tra idee diverse se una sola è l’idea proposta, sostenuta, difesa e le altre non hanno diritto di cittadinanza?

È proprio vero che, sempre, la scuola rappresenta la risposta positiva allo scontro tra religioni e civiltà? E allora perché nella scuola ha diritto di cittadinanza, forte, una sola religione, quella cattolica?! E gli alunni sanno poco delle altre religioni e assolutamente nulla di chi ha una visione naturalistica della realtà?

È proprio vero che, sempre, la scuola rifiuta la guerra? E allora perché abbiamo visto in alcune scuole cartelloni tricolori, giornalini tricolori e quant’altro, alquanto retorici, inneggianti ai “martiri” di Nassirya? (Stiamo criticando il linguaggio, non la tragedia umana!)

Riteniamo che un valore fondamentale potrebbe sanare tutti questi interrogativi, valore già contenuto nella Carta costituzionale e in una serie di sentenze della Corte Costituzionale ed è la laicità, l’equidistanza dello Stato, quindi della scuola pubblica, da ogni fede o pensiero filosofico professato dai cittadini.

A conclusione, un ulteriore disagio lo percepiamo quando notiamo l’attenzione molto forte verso gli alunni stranieri, attenzione che, d’altra parte, condividiamo, ma perché altrettanta attenzione non viene, generalmente, espressa per gli italiani ebrei, protestanti, agnostici, atei, ecc.?

 

la Segreteria di Scuola e Diritti

(per 'l Gazetin, ottobre 2006)


 
 
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