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L'esordiente, l'ultimo romanzo di Raul Montanari
11 Giugno 2011
 

Lunga è la carriera di Raul Montanari. Lunga e varia, sebbene alla notorietà l'autore bergamasco trapiantato a Milano sia giunto soprattutto con i suoi romanzi, sempre forti e mai banali.

L'esordiente (pp. 317, euro 18, Dalai editore) è l'ultima fatica del cinquantaduenne Montanari. Come sempre, un'opera coinvolgente, di scrittura tenace, una vicenda avvolgente, fitta e serrata. Non è mai mancato il talento a Montanari, un narratore che t'inchioda con la pagina. Parole, immagini e concetti che t'avviluppano come liane selvagge.

Un uomo che non è amato è in pericolo”, Drew Bundini Brown, e La passione si nutre di inizi, la pornografia di ripetizioni, l'erotismo di sottrazioni, sono le frasi propedeutiche all'apertura della storia. Una storia quasi (o molto) autobiografica, nel senso che chi narra è un autore di mezz'età, fra crisi d'identità e certezze da dissipare, fra stabili instabilità o instabili stabilità, la voglia di essere istituzionale nonostante le distanze che la coscienza lo costringe a prendere, un Premio di letteratura ambito, da vincere e che è vietato nominare, fra editori, editors e scuole di scrittura creativa, fra amori andati e tornanti, improvvisi, totalizzanti e dolenti. La donna di cui Livio si innamora si rivelerà la sua prima, inaspettata e principale rivale in ambito letterario. E nel guazzabuglio dei sentimenti c'è un'ex moglie che come nuovo compagno ha preso un inquietante assassino.

È possibile compiere un viaggio d'iniziazione a cinquant'anni, nel groviglio e fra le sbarre della mente, senza bruciarsi? Rimodellare i propri giorni, facendo una volta per tutte i conti con i buchi neri del proprio passato, e rinnovare una vita che forse avrebbe già dato il meglio di sé, almeno nella creatività e nelle potenzialità?

Le inserzioni/incursioni oniriche sono un valore aggiunto nello scorrere degli eventi. L'inconscio arde in questo libro notturno che si sviluppa fra le acidità della metropoli e le asprezze della montagna. La città e la natura: ciascuna un topos irrimediabile, irredimibile. Specchi dell'anima.

Quanta verità e quanta fiction sono ne L'esordiente, che stigmatizza l'universo dell'editoria nelle sue componenti di ipocrisia e potere oscuro?

Che cosa è la letteratura e che cosa l'amore?

Un libro che non offre risposte, ma tante domande. Irrisolte, si direbbe. Forse.

 

Alberto Figliolia


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