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Peppe Sini. Per la Giornata della Terra
21 Aprile 2013
 

Ricorre il 22 aprile la “Giornata della Terra”, il giorno in cui si richiama l'attenzione di ogni persona, della società civile globale e delle istituzioni di tutto il mondo sulla catastrofe ecologica in corso e sulla necessità di porre rimedio prima che sia troppo tardi.

È polemica annosa, ed in ultima analisi esercizio sterile, interrogarsi ancora se queste “giornate internazionali” ad uno od altro argomento dedicate abbiano una reale efficacia o non siano invece funzionali alla spettacolarizzazione delle questioni e quindi alla deresponsabilizzazione di massa: per parte nostra ci sembra evidente che è sempre meglio che un fatto, ovvero un problema, o un compito, sia segnalato piuttosto che occultato o rimosso o dimenticato.

E la distruzione dell'ecosistema provocata dall'attività antropica organizzata, ovvero dall'effettuale azione di sfruttamento e devastazione della natura – oltre che delle vite umane – da parte dei poteri dominanti e del modo di produzione e riproduzione sociale da essi imposto (poiché di questo stiamo parlando) è cosa così tragicamente decisiva, e conseguentemente e parimenti la necessità di “invertire la rotta” nel rapporto non solo interumano ma anche tra umanità e mondo naturale – da un agire distruttivo della biosfera ad un agire che invece la preservi per il suo valore intrinseco ed a beneficio altresì delle presenti e future umane generazioni – è così drammaticamente urgente, che ogni iniziativa che favorisca una autentica presa di coscienza e sia di reale stimolo ed efficace guida ad un concreto adeguato operare in pro del bene di tutti e di quel bene comune che tutti gli altri assomma, ovvero la biosfera come casa comune dell'umanità intera e come sistema vivente complesso e unitario di cui l'umanità stessa è parte, è iniziativa saggia e benedetta.

Varie sono le formulazioni – da diverse tradizioni linguistiche e culturali discendenti – con cui si può definire l'agire che occorre: salvaguardia del creato, difesa dei beni comuni, convivialità delle differenze, decrescita felice, sobrietà volontaria, principio responsabilità e molte altre ancora, e tutte danno conto di aspetti e percezioni e concettualizzazioni convergenti nell'esortare a un impegno comune; a noi sembra che una forse tutte le comprenda: scegliere la nonviolenza come criterio orientativo (principio istitutivo, massima conforme a ragione, norma condivisa) delle relazioni tra le persone e tra i popoli, tra gli esseri umani e la natura.

La “Giornata della Terra” ci convoca a un impegno ineludibile: di buone pratiche in un orizzonte globale, di responsabilità e solidarietà nei confronti dell'umanità intera (passata, presente e ventura) e dell'intero mondo vivente.

Vi è una sola umanità, in un'unica biosfera.

 

Peppe Sini, responsabile del Centro
di ricerca per la pace e i diritti umani
di Viterbo


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