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Piero Cappelli: Lamentarsi non basta più. Lavoriamo per noi... per ciascuno di noi!
06 Febbraio 2009
 

Sì, cari amici. La vita in Italia è oramai molto ridimensionata su tutti i fronti. Non ci sono più istituzioni su cui contare. Su cui destinare il nostro sguardo ‘politico’. Stiamo andando alla deriva. E per un bel pezzo già ci siamo. Eppure, non dobbiamo abbassare la guardia. Occorre guardare oltre. Alzare semmai di più la visuale, sorreggendosi ad un ‘qualcosa’ di più forte e di più solidale. Di condiviso. Ma come possiamo orientarci, quando tutte le bussole segnano ‘tempesta’? Dove sbirciare una luce – seppur fievole – che possa indicarci il cammino quando tutto intorno è un ‘mortorio’? Non saprei. Veramente.

Ci possiamo muovere nell’alveo della nostra società ed incontriamo zombi, mentecatti e tanti disgraziati. Poi trovi anche i ‘venduti’. Quelli che non hanno saputo far niente di buono se non di mettersi ‘a servizio’ di quello più ‘forte’, più ‘potente’, più ‘furbo’. Quello è lì, sempre lì, pronto a dare l’assalto alla diligenza o anche alla croce rossa, quando necessita. Senza problemi e senza rimorsi di coscienza. Lui sa come fare a trattare con il prossimo-utile. Lo beffeggia, lo adula, lo fa sentire importante. Per sé. Meglio, utile a sé. Ecco che si scatena la logica della ‘dipendenza’. E questo, in Parlamento e fuori, succede ogni giorno. Non perché i nostri onorevoli sono peggiori. No. Perché non sono altro che italiani come noi. Quelli più ‘vispi’ e fortunati di quelli che stanno fuori come noi. E noi ‘godiamo’ dei loro giochetti, delle loro diatribe, delle loro faccende che poi non sono che le nostre. Che vediamo tutti i santi giorni su quella scatola illuminata che è la nostra schifosissima tv.

 

Se poi invece ci dirigiamo oltre il potere legislativo – tanto per dire, visto che oramai chi legifera non sono le Camere, ma il governo con i decreti legge , e andiamo verso l’altro potere costituzionale che è l’esecutivo, allora, lasciamo stare. Qui rischiamo di farci del male sul serio. Dovunque si batta, ci sbucciamo di brutto! L’incapacità a governare questo tragico momento economico è surreale e nello stesso momento più reale dell’evidente. Eppure, tutto va come la canzoncinza di Orietta Berti, “fin che la barca va, lasciala andare…”. Sembra il motto del governo Berlusconi. È tragico, ma è così: con la ‘tesserina del pane’ di Tremonti pensano di aver risolto il problema dall’impoverimento devastante la cui responsabilità è tutta in ‘mamma America’... L’assalto dei forni, di manzoniana memoria, non lo vediamo ancora. Ma se andrà avanti così, non mancherà molto, visto come sono aumentati i furti in questi ultimi mesi! Non è solo la delinquenza straniera, ma anche quella nostrana oltre che ai poveracci che cercano di sbarcare il lunario di questa ‘italietta’ berlusconzzata, rubando nei supermercati!! Senza parlare dei magistrati che si combattono tra loro per bande intestine dove la politica la fa da padrona per prendere il sopravvento e così ridurre i poteri dello stato da tre a due con la scusa della riforma della giustizia. Che vergogna! Mentre la corte Costituzionale riunisce i signori delle istituzioni per comunicare che su Eluana non possono dare alcun giudizio. Il presidente della Repubblica cerca di mandare messaggi al Parlamento ma il suo limitatissimo potere non gli consente di fare di più, anche se lo volesse.

 

E, dulcis in fundo, prendiamoci anche lo schiaffo da papa Ratzinger. Non bastava la smarrimento sui nostri rappresentanti politici e su tutto il resto che ci sta ‘appresso’ come quello che vediamo nelle forze dell’ordine, nella scuola, nella sanità, nei luoghi di lavoro…. No. Ci voleva pure Ratzinger. Poteva essere per lui e per la ‘sua’ Chiesa un momento di riscatto, di luce per i più ‘bisognosi’ non solo di pane, ma anche di parole di conforto, di speranza, di coraggio. Niente. Cosa ti fa questo ‘pastore supremo’?! Ti riabilita quattro vescovi di ‘destra’ – destra clericale e destra politica, se non anche economica , in barba a tutto quello che i suoi predecessori hanno fatto. Tra questi ‘riabilitati’ e ‘perdonati’ ce n’è addirittura uno antisemita. Due giorni dopo la Segreteria di Stato ‘corregge’ il tutto e chiede invece che i vescovi si ‘convertano’ al Rinnovamento conciliare. Ma non è un caso che tutto questo accada di questi ‘tempi’: un caos ecclesiastico!. Qualcuno scrive sul giornale della Confindustria chi sia “veramente a comandare (davvero), in Vaticano” (sic!) visti gli sgambetti che ha dovuto subire Benedetto XVI dal 2005 ad oggi: tra Ratisbona, università di Roma, ebrei e ora i lefevriani.

 

E chi si aspettava ‘segnali’ di sostegno e di fiducia, ha in realtà ricevuto uno squallido messaggio: la Chiesa Cattolica è un’istituzione conservatrice e politicamente a destra. Almeno io, dice Ratzinger. Anche se poi predico il vangelo e l’amore. Questa è la ‘vera’ chiesa di Cristo, dice lui. Ma i cattolici non ne vogliono più sapere di andar ‘dietro’ a questo papa e ad una chiesa guidata da ‘pastori’ che scelgono ‘il passato’ come presente per un futuro terribilmente scuro.

 

Non crediamo più a niente”, diceva ieri sera una bella signora. Viviamo un quotidiano che ci priva di pensare e di sognare perché tanti sono i problemi della vita e non ci resta altro che cadere stanchi alla fine di una giornata. Cosa fare?

 

Cogliamo l’occasione. Non ci lasciamo sconvolgere né assorbire. Rispondiamo con quello che è il nostro bene più sommo, la nostra intelligenza. Lasciamoli andare verso i loro affari, i loro soldi, i loro idoli, questi ‘comandanti’ del ‘vascello fantasma’ che è oramai il nostro mondo, piccolo e grande... Riprendiamoci la vita in mano. Solleviamo la cappa della mestizia e portiamo in riva la barca della nostra esistenza. Avviciniamola al lido. Spingiamola verso il mare. Facciamola entrare in acqua. Diamole una spinta, anche in compagnia di pochi amici, cari e fidati. Saltiamoci su. Non temiamo le prime onde. Ci fanno sentire sbandati e spaesati. Ma non voltiamoci indietro. Abbiamo l’orizzonte. La gioia di saperci ri-appropriare di noi stessi. Della nostra conoscenza. Facciamo tesoro del nostro patrimonio culturale qualunque esso sia dall’orto a Platone. Riposizioniamoci nel panorama della nostra vita con serenità e fiducia in noi stessi, nonostante tutto. Guardiamoci dentro con una positiva considerazione e affrontiamo con coraggio questo nostro nuovo tempo. Allora il mondo ci sorriderà. Perché vivere senza interessi e senza desiderio ci castra e ci fa sentire larve umane, in uno stato di vero ‘coma sociale’. Risvegliamoci agli interessi. Svegliamo il nostro passato per attingere alla nostra storia e riprenderci in mano il presente. Ripartiamo con coraggio. La vita in fondo è bella e vale la pena di viverla tutta e sempre pienamente. Nonostante tutto.

 

Piero Cappelli


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