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D’Alema candidato ministro degli esteri Ue, Rutelli abbandona; che sia la volta buona per votare Pd?
05 Novembre 2009
 

Si sono concluse da una decina di giorni le primarie del Partito Democratico; tre milioni di persone, tra iscritti e semplici elettori del PD, hanno eletto come segretario Pierluigi Bersani e scelto come progetto politico, la sua piattaforma. Attorno a questo disegno si sono raccolte molte personalità con diverse culture politiche come Enrico Letta, Rosy Bindi e l’odiato/amato Massimo D’Alema. Un segnale insomma tale da far pensare che finalmente il progetto originario del PD, di raccogliere le forze riformiste e democratiche del Paese, possa cominciare a prendere forma.

È di questi giorni poi la candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli esteri della UE; una buona notizia sia per chi apprezza quest’uomo politico sia per chi lo detesta. Una promozione infatti per gli estimatori, una levata dalle palle per chi detesta il baffino (come lo chiama con scarsa originalità, Carlo Cappelli) nazionale.

 

Se poi aggiungiamo che all’elezione di Bersani è corrisposta la notizia, passata e poi messa subito in secondo piano dai media, della fuoriuscita di Rutelli dal PD, allora penso che alcune riflessioni, insieme a voi lettori, sia giusto farle.

Proviamo infatti ad analizzare la sua carriera politica: È senatore e presiede il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Ha ricoperto le cariche di Ministro per i Beni culturali e di Vicepresidente del Consiglio nel secondo Governo Prodi. È co-fondatore e co-presidente (assieme a François Bayrou) del Partito Democratico Europeo (PDE) presso il Parlamento europeo. È stato segretario e parlamentare per il Partito Radicale dal 1983 al 1990. Ha quindi fondato i Verdi Arcobaleno ed è stato eletto capogruppo dei Verdi alla Camera nel 1992. È stato eletto sindaco di Roma nel 1993 e nel 1997 ed ha ricoperto la carica fino al gennaio 2001. Nello stesso anno è leader dell’Ulivo e candidato alla presidenza del Consiglio. La coalizione da lui capeggiata perde le elezioni politiche. Infine è stato presidente nazionale e leader del Partito politico La Margherita dal 2001 (anno della sua fondazione) fino alla confluenza nel PD avvenuta nel 2007. È stato candidato sindaco di Roma per il centrosinistra nel 2008, sconfitto al secondo turno da Gianni Alemanno. (fonte Wikipedia)

  

Insomma, pare se ne sia andato un esponente con un percorso tutt’altro che lineare e soprattutto non costellato da eclatanti vittorie politiche per il centrosinistra. Militante radicale negli anni ’80, note le sue posizioni anticlericali, antimilitariste e giustizialiste di quel tempo, si ritrova alla nascita del PD a capeggiare l’ala integralista-cattolica.

È di questi giorni infine la nascita di “Cambiamento e buongoverno”, associazione che strizza l’occhio all’UDC. È capeggiata dallo stesso Rutelli e da altri esponenti politici come Tabacci e Cacciari. Si legge nel manifesto: «Non è impossibile unire la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il paese sulla strada giusta». Ma né il “populismo” di destra né “una sinistra socialdemocratica” (sob! sigh! –nda), possono offrire un'alternativa credibile che metta fine “alla guerra dei quindici anni”. Serve una soluzione nuova, “un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno”.

Slogan quest’ultimo che fa tornare alla mente il ’94, quando Berlusconi presentò una lista al sud denominata “Polo del buongoverno”.

 

Ordunque, che il PD e Rutelli riescano a trovare questa volta, la retta via?

A noi posteri e militanti in cerca d’autore, l’ardua sentenza…

 

Salvatore Sblando


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