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Francesca Grasso: “La scampagnata” di Fernando Arrabal
08 Agosto 2009
 

«...il potere della Dea Immaginazione e un certo pathos affilato dalla lama della provocazione intellettuale che nasce dalla fedeltà allo spirito di libertà dell’arte. E un certo slancio metafisico. E l’humour».

(Da F. Arrabal, Humbles paradis,
Christian Bourgois, Paris 1985)



Fernando Arrabal grande maestro dell’avanguardia novecentesca, è l’autore più rappresentato al mondo. Il suo teatro: folle, brutale, clamoroso, gioiosamente provocatore. Qualunque sia stato il suo passato, sicuramente difficile (nelle biografie è descritta una vita percorsa da eventi traumatici), l’uso della immaginazione dei tempi moderni è la valvola attraverso la quale vivifica i fatti, incredibilmente, riportandoli ad ogni cosa reale, perché appartengono al reale. Ribadisce, così, le proprie idee, altrimenti la realtà stessa sembrerebbe incompleta ed introduce una pulsante istantaneità della vita. Lui è una forza eversiva, un’energia piena di altre energie, che scardina la realtà e il conformismo di ogni ordine. Leggerlo è contagioso.

Nell'opera teatrale La scampagnata con un atteggiamento malizioso e divertito confonde il lettore rispetto alla realtà delle cose, che ironicamente prende in giro. Si alternano così, sei personaggi, l'uno l'opposto dell'altro eppure così somiglianti che sembrano quasi gemelli, Zapo e Zepo, nemici con una vita di desideri in comune. Nasce così un linguaggio assurdo attraverso il quale libera le sue idee ridicolizzando la guerra, forse la più grande piaga di tutti i tempi, dal punto di vista di chi c’è e non sa perché vi è capitato in mezzo. Come se la guerra fosse una meteora che non si può scansare, un terremoto inevitabile o una grande pioggia non prevista. I personaggi sono dotati di una imbecillità intelligente e ingenua al tempo stesso, tutto è l’inverso di tutto, e i sentimenti ne sono rovesciati dalle situazioni. Bellissima l'immagine surreale dei coniugi Tapan, che con totale disincanto si stringono sotto l'ombrello mentre intorno piovono bombe, come se fosse pioggia. In questa surreale irrealtà dei signori Tapan, vi è tutta la voglia di Fernando Arrabal di frantumare l'idea di violenza, trasformando le bombe che cadono in semplici gocce di pioggia, bombe da cui ci si può difendere aprendo un ombrello, forse quello della fantasia, la vera salvezza dei popoli.

Se parrebbe assolutamente normale inorridirsi davanti al cinismo degli infermieri in cerca di cadaveri, i personaggi de La scampagnata, anzi ne provano un dispiacere inverso e si alleano silenziosamente. Cameratescamente sperano che essi possano raccogliere più cadaveri possibile, come i fiori di campo in un giorno primaverile. Il ridicolo vince su ogni aspetto, e si evince un sommesso satireggiare dell’autore, sulla guerra, facendo vivere i suoi personaggi di buffe abitudini, buffo linguaggio, personaggi talmente intossicati dall’assurdità della guerra, o forse dall’assurda vita, che paiono muoversi con modi solenni in ridicole abitudini. La Scampagnata è un allusione colta e divertente, un approccio alla vita nella sua totalità.

L’arte della derisione e della rivolta, così che la scienza, la filosofia, la poesia, l'amore cambiano ruolo e si immaginano ricombinati ironicamente in Arrabal stesso, questa la sua arte: «che io faccio di me stesso la mia opera, come nella prugna il nocciolo genera la vita».


Francesca Grasso



Fernando Arrabal, La scampagnata

a cura di Carlo Mirabelli, Pellicanolibri, 2008, pagg. 64, € 9,00

La casa editrice ha inoltre pubblicato, di Fernando Arrabal:

Panico (con Jodorowsky e Topor), Il gran cerimoniale

e Lettera ai militanti comunisti spagnoli, alla fine degli anni '70.

Testi ancora oggi disponibili.
Per acquisti rivolgersi a:
pellicanolibri@libero.it
– 06 61563181


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