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Oggi voglio dare voce all'imbecillità...
Marco Rizzo
Marco Rizzo 
03 Aprile 2006
 
Oggi voglio dare voce all'imbecillità, che mi pare se ne senta il bisogno. Leggete e pulitevi gli occhi se non ce la fate. Magari ridete che ne vale la pena.
Marco Rizzo dei Comunisti Italiani si chiede come mai si pubblica un libro come VERSI TRA LE SBARRE dedicato ai poeti cubani, invece di fare un libro sui prigionieri di Guantanamo. Marco Rizzo, invece di pensare alla campagna elettorale del centro sinistra e al modo di contrastare il centro destra con validi argomenti, si mette a parlare di Cuba e dice che lui sta con Fidel. Marco Rizzo per me può stare con chi vuole, però permettetemi di ridere a crepapelle sulla colossale idiozia che scrive quando afferma che certi libri sono finanziati dalla CIA e dagli USA. Le casse del Foglio sono così vuote che non ce la facciamo neppure a fare la Fiera del libro di Torino e adesso mi accusano di essere finanziato dalla CIA. Il libro VERSI TRA LE SBARRE è stato finanziato da Gordiano Lupi e dal suo grande amore per Cuba, non dalla Cia.
Caro Marco Rizzo, se continui a spararle grosse in questa maniera mi sa che perdi anche il mio di voto per il centro sinistra. Come posso credere a gente che dice bugie così grandi su Cuba? Non le potrebbe dire anche sull'Italia?
Ecco l'articolo del buon Rizzo. Leggete e ridete.
Gordiano Lupi
 
 
Cuba: Il mio personal lider
contro il Golia americano
 
di Marco Rizzo
 
(dal Riformista del 15 marzo 2006)
 
Ho avuto la fortuna di incontrare Fidel Castro qualche anno fa, qui alla Fao a Roma e di poter restare con lui per quasi due ore. Posso assicurarvi che ho avuto davvero modo, oltre che di apprezzarne, anche di studiarne fino in fondo, pur nel breve colloquio, lo sconfinato ed indiscusso carisma e la straordinaria capacità di ascoltare i propri interlocutori, di interagire con loro – cioè anche con noi – in maniera dinamica e di mostrarsi interessato ad ogni problematica. Senza dubbio, è un uomo molto intelligente e di grande spessore.
Non posso, dunque, non essere annoverato tra coloro che sinceramente ammirano Fidel Castro. Chi, invece, a sinistra ha preso di mira Cuba, criticandola, e vuole "sganciarsi" da essa, commette un errore frutto di una scelta ben precisa che però rappresenta pure un cedimento culturale al pensiero unico. Cuba è anche il suo lider, nel senso della sua storia, l'isola è ancora e nonostante tutto la rivoluzione. Cuba è un sogno, certo, ma non è solo questo. Cuba è Davide contro Golia e fino a che vi sarà Golia, noi parteggeremo per Davide e ci batteremo per difenderlo. Innanzitutto, perché esiste un cumulo di menzogne che sovrasta la verità dell'isola, i cui abitanti vivono una condizione di maggiori tutele e servizi rispetto ai loro concittadini – chiamiamoli per comodità così – che popolano le stesse latitudini. Il livello di giustizia sociale e di istruzione che vi è nell'isola della rivoluzione è, infatti, incomparabilmente superiore rispetto, ad esempio, all'Onduras, al Salvador, al Guatemala e via dicendo. E allora, come mai, tanto interesse solo per il rispetto dei diritti umani – pur sacrosanti, intendiamoci bene – che è praticato nell'isola? Anche la pubblicazione dei versi in un unico libro di sette poeti dagli stili peraltro abbastanza eterogenei – che trovano come solo minimo comune denominatore il fatto che essi hanno tutti vissuto una esperienza in carcere a Cuba e conservano rispetto a quel luogo sensazioni e pareri concordi – la dice lunga sulle miriadi di "operazioni" che qualcuno – e mi riferisco principalmente al governo degli Usa e alla Cia che ogni anno spendono milioni di dollari in attività di disinformazione su Cuba arrivando purtroppo fino a pagare e a costruire invenzioni mediatiche ad hoc – ha interesse a portare avanti. Ben inteso. Voglio forse con questo dire che il libro non doveva essere pubblicato? Assolutamente no, non siamo certo per la censura. Ma ad avvalorare la validità della mia tesi vi è fra l'altro questo dato difficilmente smentibile: perché non si divulgano con altrettanta solerzia opere di prigionieri di Guantanamo o di Abu Ghreib? Eppure troppo spesso a loro non è nemmeno consentito uscirne vivi, figuriamoci se qualcuno ha potuto permettersi il lusso di scrivere. Intendiamoci, anche qua vorrei sottolineare che sono per una società futura senza galere. Ma pensando all'oggi, a Cuba, mi chiedo cosa dovrebbe fare uno Stato che vedesse ad esempio dei "dissidenti" andare alla ricerca di malati gravi che, a causa dell'embargo statunitense non possono ricevere medicinali adatti alle loro cure e poi, passare all'Ufficio per gli Affari statunitensi nell'isola, prendere i suddetti medicinali e poi andarli a donare agli ammalati aizzando questi ultimi contro il cosiddetto "regime" di Fidel? Soffermandoci ancora sui diritti umani e sulle galere – cubane e statunitensi –: nessuno vuole teorizzare il motto mal comune mezzo gaudio, anche perché si scoprirebbe che gli Usa – e non solo perché da loro vige come in altri Stati la pena di morte, (la differenza è che se ne parla poco e con molto imbarazzo quasi in sordina) sono rispetto a questa vicenda in grave difetto, ma non si può e non si deve omettere che esiste qualcosa di molto sospetto e di subliminale nei confronti della spettacolarizzazione, dell'esagerazione o degli inesplicabili paradossi di alcuni fenomeni o realtà.
 
Parliamo, ad esempio, di una vicenda ai più sconosciuta. Alcuni anni fa cinque agenti di Cuba sono andati negli States e si sono infiltrati tra i fuoriusciti cubani ed in breve tempo hanno dimostrato le attività terroristiche che a Miami si preparavano contro l'Avana. Il governo statunitense, da sempre leader nella lotta contro il terrorismo, avrebbe dovuto come minimo premiarli. E certo lo ha fatto: con una condanna all'ergastolo, buttando la chiave per tutti e cinque. Viviamo cioè, il paradosso di vedere incarcerati con un processo fittizio cinque cubani innocenti e di avere un personaggio come Posada Carrilles, che ha speso tutta una vita a servizio dell'eversione e del crimine, colpevole secondo gli Usa solo di avere violato le norme inerenti l'immigrazione clandestina. Non contano forse gli attentati da lui effettuati e portati a termine con cinismo criminale? Non pesa il fatto che a causa di queste azioni terroristiche persero la vita tantissimi innocenti e fra questi l'inerme turista italiano Fabio Di Celmo saltato in aria durante uno dei tanti attentati dell'esule anticastrista? Perché gli Usa non ne consentono l'estradizione? Ah, forse, dimenticavo, perché il governo italiano non l'ha nemmeno mai chiesta. È proprio l'idea dei due pesi e delle due misure: se un palestinese sequestra un aereo è un terrorista, se lo fa un cubano armi alla mano e poi atterra in America gli viene data la cittadinanza e risulta essere un combattente per la libertà.
 
Per tornare alla vicenda di Cuba, facciamo un gioco. Proviamo ad immaginare, ad esempio, uno sbarco –che ne so– ad Anzio, misure economiche di completo isolamento, centinaia di azioni terroristiche con migliaia di morti, tentativi di attentati ai vari Presidenti della Repubblica: come avrebbe saputo reagire il nostro Paese in simili negative congiunture, anche in termini di diritti umani?
Voglio qui ricordare uno stralcio di vita vissuta. Negli anni Settanta, i cosiddetti anni di piombo, la reazione dei governi di allora nei confronti del terrorismo autoctono fu durissima. Persino un democratico come Ugo La Malfa arrivò a teorizzare lo stato di emergenza e la necessità di introdurre la pena di morte.
 
Nella prefazione al libro Versi dietro le sbarre, si legge chiaramente da parte di William Navarrete, un astio nei confronti di Cuba e del "regime dittatorialpubblico" che eserciterebbe un "monopolio sull'informazione". Crediamo che questa affermazione non corrisponda al vero. La dimostrazione plateale sta innanzitutto nello spazio che tutti i mezzi di comunicazione internazionali hanno dato ai discorsi dei dissidenti anticastristi riuniti in un summit all'interno dell'isola proprio lo scorso anno. Tra l'altro più di uno dei leader si era apertamente espresso a favore di Bush e della sua politica contro Cuba. Se questa è censura, cosa dovremmo dire in altri Stati? Un ultimo esempio: qualcuno ricorderà il film Fragole e cioccolato, imperniato sulla questione omosessuale. Certo sulla questione dei diritti si può sempre fare qualche passo in avanti, ma la visione del film non solo non fu vietata da Castro, ma il governo ne seppe valorizzare il successo internazionale, segno di una realtà diversa da quella che ci viene sempre raccontata.
 

Crediamo, in ogni caso, che le idee della rivoluzione cubana siano più forti delle menzogne di Bush. E non sarà certo per una qualsivoglia opzione dell'essere politicamente corretti che rinunceremo alle nostre idee.


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