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Ecumenici. Continuano le proteste dal mondo cristiano contro i vertici della Chiesa di Roma
03 Dicembre 2008
 

Gli omosessuali cristiani di Nuova Proposta

e i pregiudizi della gerarchia cattolica

 

Noi di Nuova Proposta, gruppo di omosessuali cristiani che da 20 anni a Roma porta avanti un cammino di sensibilizzazione sulla tematica “Fede e Omosessualità”, leggiamo costernati le notizie relative alla recente presa di posizione di monsignor Celestino Migliore in merito alla proposta di depenalizzare il reato di omosessualità, presentata dalla Francia in sede ONU.

È avvilente constatare come i vertici della Chiesa Cattolica siano inesorabilmente prigionieri di un terribile pregiudizio sull'omosessualità e tenuti in scacco da un paradosso insostenibile.

Da un lato paventare la discriminazione degli Stati che criminalizzano l'omosessualità, che scaturirebbe dalla proposta risoluzione ONU, e dall'altro sostenere, di conseguenza, la discriminazione dei moltissimi omosessuali che si trovano a vivere in quegli Stati, in molti casi, è bene ricordarlo, rischiando la pena di morte a causa del loro semplice e naturale orientamento sessuale.

È altrettanto avvilente pensare come ancora oggi sull'omosessualità ci si possa spingere a verbalizzazioni di una tale gravità.

Per capire quanto sosteniamo, basti pensare allo scandalo che si genererebbe se la parola omosessualità fosse sostituita con “di colore”, paventando la discriminazione che deriverebbe agli Stati, che eventualmente sostenessero l'apartheid, in caso ci fosse ancora bisogno di una risoluzione che vietasse l'apartheid in tutto il mondo.

Crediamo si alzerebbero le grida di sdegno in ogni dove. E allora, perché sul tema omosessualità, invece, parole simili non generano sgomento? La discriminazione dell'omosessualità è forse meno grave?

Come Omosessuali Cristiani, speriamo ardentemente che, vista l’indifendibilità di una tale posizione, contraria a qualsiasi concetto evangelico di Amore, carità e fratellanza, e l’assoluta risibilità ed inconsistenza delle motivazioni addotte, quanto riportato dai quotidiani venga prontamente smentito da monsignor Migliore o dalle competenti gerarchie della Santa Sede.

 

Nuova Proposta, gruppo di donne e

uomini omosessuali cristiani di Roma

 

 

 

I gay cristiani del Varco di Milano, dopo le dichiarazioni del Vaticano,

chiedono una posizione ufficiale alle chiese evangeliche

Lettera aperta inviata dal gruppo Varco-REFO (Gruppo di Valorizzazione della Comunità Omosentimentale) di Milano inviata al Concistoro di Milano e alla tavola Valdese, al Concistoro della Chiesa Valdese di Milano, alla Tavola Valdese e alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) il 2 dicembre 2008

 

Le dichiarazioni di mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, in merito alla contrarietà del Vaticano alla mozione presentata all'Onu dalla Francia a nome dell'Unione Europea, per depenalizzare a livello mondiale l'omosessualità come reato, di fatto si oppongono alla proposta di salvare milioni di vite umane.

Tale dichiarazione, se verrà oltretutto confermata dalla Sede Apostolica, rappresenta e rappresenterà un tacito assenso da parte del Magistero della Chiesa cattolica Romana alle violenze, oppressioni, discriminazioni a carico di persone omosessuali in 91 paesi del Mondo, e la pena capitale in 10 paesi islamici.

Pur sapendo che il Vaticano non fa parte dell'Unione Europea e quindi non abbia potere decisionale in merito alla mozione presentata dalla Francia, e riconoscendo a quest'ultimo il diritto di esprimere le proprie opinioni a livello internazionale, la dichiarazione del presule cattolico resta tuttavia una inaccettabile attacco discriminatorio a carico delle persone omosessuali da parte della gerarchia vaticana.

Tale rifiuto viene giustificato affermando che «si chiede in realtà agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni».

Queste affermazioni risultano a nostro avviso gravi e profondamente estranee al messaggio evangelico fondato sull’amore e sul rispetto del prossimo. Nessun distinguo è possibile dove siano in gioco le vite degli esseri umani. Le chiese dovrebbero sempre stare dalla parte degli ultimi, dei poveri e dei perseguitati così come Gesù ci insegna.

Si afferma inoltre che la proposta, se accettata, creerebbe una discriminazione “implacabile” nei confronti di quei paesi che non adottano legislazioni in favore delle unioni gay. Si tratta di affermazioni volte a confondere gli spiriti e gli animi.

Nessuno, infatti, toglierebbe la libertà di esprimere le proprie opinioni anche contrarie sull’omosessualità alle persone, poiché si tratta invece di restituire a un clima di serenità milioni di esseri perseguitati dall’odio e dalla morte.

Chi ha diritti, nello specifico il diritto di amare qualcuno senza per questo morire, non può dirsi discriminato nel momento in cui tali diritti vengono estesi ad altre categorie sociali.

Tali dichiarazioni ledono a nostro avviso lo status confessionis. Ci chiediamo infatti se chi sostiene tali posizioni possa ancora considerarsi cristiano, nella stessa misura in cui non erano cristiani coloro che appoggiarono l’apartheid o fomentarono la schiavitù nei secoli passati.

Chiediamo pertanto al Concistoro e alla Tavola Valdese una chiara e netta presa di posizione a riguardo, ricordando come ancora oggi in Italia il presunto reato di discriminazione nei confronti di chi è avverso all’omosessualità venga agitato come un pericolo per impedire una qualunque legge contro l’omofobia.

La richiesta che avanziamo è confortata dal recente documento sinodale delle chiese valdometodiste e battiste approvato nel 2007 che negli articoli 4, 5, 6 e 7 dichiara quanto segue:

La 4ª sessione congiunta dell'Assemblea generale dell'UCEBI e del Sinodo

delle Chiese valdesi e metodiste:

4. mentre confessa il peccato della discriminazione delle persone omosessuali e delle sofferenze imposte loro dalla mancanza di solidarietà condanna ogni violenza verbale, fisica e psicologica, ogni persecuzione nei confronti di persone omosessuali;

5. invita tutte le credenti e tutti i credenti a sostenere quelle iniziative tese a costruire una cultura del rispetto, dell'ascolto e del dialogo;

6. invita le chiese ad accogliere le persone omosessuali senza alcuna discriminazione;

7. invita le chiese, nell'ottica di uno stato laico, a sostenere e promuovere concretamente progetti e iniziative tesi a riconoscere i diritti civili delle persone e delle coppie discriminate sulla base dell'orientamento sessuale.

Nessuna proposta di legge volta a tutelare la vita degli esseri umani e il rispetto può dar luogo a discriminazioni di qualunque tipo e meno che mai tali affermazioni contro la vita dovrebbero trovarsi tra i rappresentanti di un’istituzione che si dice seguace del messaggio evangelico.

Riteniamo che l’accoglienza, la condivisione e il rispetto di cui hanno dato prova le nostre comunità nei confronti delle persone omosessuali con il recente documento sinodale debba fattivamente accompagnarsi ad una loro piena e totale difesa anche sul piano pratico qualora la loro dignità e persino vita umana corrano grave pericolo e che quindi, alle parole di condanna, debbano seguire segnali concreti e simbolici di netto rifiuto alle dichiarazioni vaticane

Un abbraccio in Cristo

 

Rosa Elena Salamone, vicepresidente nazionale REFO

Alessandro Andò per la segreteria REFO e per il gruppo Varco di Milano

 

Gruppo Varco di Milano

(Gruppo di Valorizzazione della Comunità Omosentimentale)

 

 

 

LiberaMenteNoi. Non minare l'asse Vaticano-Islam?

 

Ogni campo è fertile: dai seminari ai Parlamenti nazionali, dai pulpiti alle Nazioni Unite. Nell'intervista rilasciata oggi da mons. Celestino Migliore ad una agenzia francese, si legge che la Santa Sede è fortemente critica sul progetto di depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo.

Ma quello che stupisce è la motivazione adotta da mons. Migliore: «si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni».

Qui non solo si disprezzano i diritti umani, ma la stessa ragione umana, che pure il Magistero della chiesa tiene in gran considerazione...

Come può la cancellazione di una discriminazione crearne un altra? Oppure la paura di mons. Migliore è forse che il Vaticano e le truppe clericali non potranno più criminalizzare la più grande minoranza della terra, dopo le donne?

Come LiberaMenteNoi non crediamo che un ampliamento della libertà, della non discriminazione, dell'uguaglianza possa portare a nuove discriminazioni. Anzi.

Pensiamo solo alla sostituzione, nella proposta di dichiarazione, alla parola “omosessuali” con “neri” o “ebrei” se le ragioni di mons Migliore sarebbero lo stesso difendibili. Ancora di più pensando poi che in Vaticano è solo osservatore permanente all'ONU non avendo firmato la dichiarazione dei diritti umani.

Ulteriore prova di quanto oltreTevere la difesa dei diritti sia una priorità! O forse una delle priorità è non minare un eventuale asse Vaticano-Islam?

 

Associazione LiberaMenteNoi

 

 

L'associazione LiberaMenteNoi è nata a Roma dalla riflessione di alcuni amici e amiche che da strade diverse avevano compiuto un cammino di consapevolezza all'interno di un progetto di fede, coniugando insieme dignità, libertà, orientamento sessuale e fede in Cristo.

LiberaMenteNoi nasce dalla convinzione che nessun cristiano è schiavo, nessun uomo e nessuna donna, figli e figlie di Dio devono avere catene.

Cristo ci libera dai vincoli e dalle sovrastrutture di legami che annientano la persona... «non c'è qui né giudeo né greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» (Gal. 3,28).

 

 

 

Piango per queste parole che gridano vendetta al cospetto di Dio

Riflessioni di Carlo, volontario del “progetto Gionata”

 

Con grande incredulità, sconforto e nausea ho appreso dell’ennesima presa di posizione della gerarchia vaticana contro le persone omosessuali. Mi chiedo se, nella gerarchia vaticana, si rendono conto delle sofferenza diretta e indiretta che provocano in milioni di uomini e donne. Ovviamente sì! Non li faccio così stolti.

La ricchezza di umanità del Concilio Vaticano II, l’apertura alle aspirazioni di ogni uomo, le speranze di comunione che ho assaporato nella mia vita di cristiano cattolico sono sempre più annichilite.

Queste parole sono state un faro nella mia vita: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».

Cosa rimane di tutto questo, dopo le inumane parole del portavoce del papa tedesco?

Quelle posizioni ideologiche, quello sfigurare il messaggio di Cristo in una prassi politica retriva, mi lasciano allibito.

E piango.

Piango per le migliaia di persone che sono umiliate, torturate e uccise senza colpa alcuna.

Piango per le famiglie di coloro che si trovano coinvolti nell’abominio della persecuzione.

Ancor di più piango per le milioni di persone che si allontanano dal messaggio di salvezza di Gesù Cristo, dalla Buona Notizia che Dio è amore.

Mi rivolgo a Dio - l’Abbà di Gesù - gridandogli: quando finirà tutto questo?

Quando finirà questa notte plumbea e asfissiante, in cui anche la fiammella della fede vacilla?

 

Carlo, volontario di www.Gionata.org

 

 

Fonte: Newsletter Ecumenici


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