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Flavio Ermini. La poesia? Un mistero in piena luce, nell’enigma dell’evidenza/ 5. (fine)
(foto P. Garofalo)
(foto P. Garofalo) 
09 Dicembre 2016
 

Il silenzio? Sì, ma quel silenzio che si fa spazio in colui che si sorprende in procinto d’istituire l’essere, in un lasciar pervenire alla presenza il proprio appello. L’eversione indotta dalla scrittura impone così di pensare ogni volta alla nuova situazione in cui si viene a trovare la parola.

Chissà, forse è vero che, come scrive Celan, «ancora / vi sono canti da intonare al di là / degli umani»; canti che disegnano lo spazio tutt’altro che pacifico, tutt’altro che ovvio, anzi: contraddittorio, plurale, conflittuale della poesia. Perché il destino della poesia è quello dell’inizio che sempre si ripete e ogni volta con sempre maggiore consapevolezza.

La poesia con grande precisione intona il suo canto «al di là / degli umani» riconoscendo in quello spazio una trascendenza che più niente ha a che fare con il divino. È quella trascendenza che Bonnefoy molto appropriatamente chiama “eccedenza” rispetto alle cose e rispetto alla semplice nominazione: quelle “eccedenze” che costituiscono in poesia «irresistibili incitamenti a continuare a sognare». In ultima analisi, riconoscere le “eccedenze” è la chiave per accedere all’essenza delle cose.

 

Ecco quanto Il secolo di Baudelaire testimonia. La natura della poesia consiste nel suo perenne divenire senza compiersi. La parola poetica avviene cioè in modo tale che il suo avvento sfugge già sempre verso il passato, tanto che il luogo della poesia è sempre un luogo di memoria e di ripetizione. I suoi innumerevoli semi cadono nella terra che prepara la fioritura della stagione successiva, ovvero il futuro. Infatti il lavoro poetico non coincide mai solo con il manifestarsi delle cose, ma anche con il manifestarsi di ciò che non è manifestabile, dello svelarsi di ciò che resta nella propria velatezza.

 

Assentire a una lingua sconosciuta per esprimere la profondità dell’essere: ecco il credo dei poeti ai quali Bonnefoy ha dedicato queste pagine, nella certezza che un mistero supremo sia tale assentire.

La parola tornerà in grado di abitarlo? Noi lo auspichiamo, perché, come ripete lo stesso Bonnefoy, «è in gioco la poesia».

 

 

 

Flavio Ermini, La poesia? Un mistero in piena luce,

nell’enigma dell’evidenza

Postfazione a: Yves Bonnefoy, Il secolo di Baudelaire
nella traduzione di Anna Chiara Peduzzi (Moretti&Vitali, 2016)

 

5 – F I N E


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