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GEOGRAFIA DEL MARE: la giornata mondiale degli Oceani 
di Nicoletta Varani
08 Giugno 2016
     

Gli Oceani svolgono un ruolo fondamentale per l'uomo e per la Terra e la Giornata Mondiale degli Oceani che ogni anno si celebra l'8 giugno (istituita dall'ONU l'8 giugno 1992 in occasione del vertice sull'ambiente di Rio de Janeiro) ha come obiettivo, oltre a celebrare la bellezza e la ricchezza di mari e oceani, quello di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sull'importanza della loro salvaguardia, considerando la loro importanza per la nostra sopravvivenza. È un'occasione per riflettere sulla salute dei nostri mari e che stimola in tutto il mondo riflessioni sul tema della conservazione e degli investimenti a favore di un ecosistema che è anche un grandioso asset economico.

Le minacce dei mari e degli oceani sono tangibili, la pesca eccessiva e illegale li svuota, l'inquinamento li avvelena, il cambiamento climatico li surriscalda e li acidifica, e stanno mettendo a rischio i delicati ecosistemi che vivono sotto la superficie del mare.

Quest'anno il tema della ricorrenza è “Oceani sani, pianeta sano” sembra essere questa la direttiva del discorso sulla Giornata Mondiale degli Oceani, e l'impegno delle Nazioni Unite è particolarmente concentrato sulla lotta all'inquinamento da plastica, una delle principali “piaghe” dei mari attualmente. «C'è bisogno di azioni urgenti su scala globale per alleviare gli oceani dalle molte pressioni che devono affrontare e per proteggerli da pericoli futuri», ha affermato il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. Ogni anno nella acque degli Oceani finiscono circa 8 milioni di tonnellate di plastica. Rifiuti che si compongono, fino a diventare vere e proprie isole come quella meglio nota come l'Isola dei Rifiuti, un immenso ammasso di plastica e immondizia accumulato dalle correnti marine tra la California e le isole Hawaii denominata Pacific Trash Vortex,1 o si scompongono in pezzi sempre più piccoli fino a diventare microplastiche. pochi giorni fa uno studio su Science che le larve di alcuni pesci preferiscono le microplastiche al loro cibo naturale (il plancton), assuefatte come i ragazzi allo junk food. Tendenza che ha influito sul loro sviluppo, portando le larve anche alla morte.

L'urgenza della chiamata all'azione è sempre più puntellata”, nel caso degli oceani, dal discorso delle ricadute e delle potenzialità economiche per larga parte del Pianeta: un recente rapporto del WWF stimava infatti gli oceani come la VII economia mondiale, stimando in 24 mila miliardi di USD il valore dei beni e dei servizi offerti da questa potenza economica liquida”. A confermare la produttività del mare, anche le aree marine protette; secondo uno studio della VU University di Amsterdam, commissionato dal WWF, per ogni dollaro investito nella creazione di unfarea marina protetta in prospettiva il valore dei benefici risulta triplicato, grazie alla creazione di posti di lavoro, alla tutela delle coste e all'attività di pesca. Sempre secondo lo studio citato una maggiore protezione degli oceani darebbe benefici economici netti compresi tra i 490 e i 900 miliardi di USD nel corso del periodo 2015-2050, con un PIL annuo in termini di beni e servizi di 2.500 miliardi, maggiore di Brasile, Italia, Russia e India.

Ecco perché il WWF che vuole tutelare specie ed ecosistemi chiede che la percentuale di oceani tutelata dalle aree marine protette salga al 30% entro il 2030. Attualmente le aree marine protette tutelano, sulla carta, meno del 4% degli oceani del Pianeta, con i target internazionali che variano tra il 10% entro il 2020 e il 30% entro il 2030. Gli oceani, secondo le Nazioni Unite, sono insieme alle foreste i polmoni del nostro Pianeta, fornendo la maggior parte dellfossigeno che respiriamo, nonché una fonte importante di cibo e medicinali e una parte critica della biosfera.

 

 

 

1 Considerata da anni una delle più grandi minacce all'ecosistema oceanico, questa incredibile discarica galleggiante non solo non accenna a ridursi, ma secondo le ultime ricerche si sta addirittura espandendo. Lo affermano gli oceanografi dello Scripps Institutein un articolo pubblicato su un recente numero di Biology Letters. Secondo i ricercatori, l'aumento della massa di immondizia galleggiante sta mettendo in grave pericolo i più piccoli abitanti dell'Oceano. Si veda in proposito: www.focus.it/natura/l-isola-rifiutata

 

 

 

Illustrazioni. Due situazioni a confronto: il corallo “malato”, sbiancato (in copertina) ed una barriera corallina ancora “sana” (in allegato).

 

Foto allegate

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