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Maria Lanciotti. Tutti al mare al tempo del Boom sulla costa laziale
Ardea, anni
Ardea, anni '60 
21 Agosto 2023
 

Fu un vero miracolo economico che di botto ci cambiò la vita. Fame, miseria, sacrifici e rinunce, tutta acqua passata, solo un brutto ricordo. E la nuova parola d’ordine risuonò festosa per tutta l’Italia: adesso ci dobbiamo divertire.

Cominciano le gite al mare. Destinazione litorale laziale, spiaggia libera.

La domenica, che era il giorno del riposo e del Signore, diventa la giornata dello svago e della fatica. Ci si alza all’alba per caricare le macchinucce, tutte munite di portabagagli; sedie a sdraio, ombrellone, valigetta da pic-nic, frigo portatile, borse e borsoni, materassino, secchielli e palette, taniche d’acqua e fiasco di vino e la famiglia pigiata dentro.

Si parte presto e non si sa quando si arriva. Le vie del mare sono tutte intasate. Si va a passo d’uomo. Si fa in tempo durante il percorso a fare amicizia e a litigare col guidatore accanto.

Quando si resta imbottigliati tanti scendono, si fanno un pezzo di strada a piedi e risalgono al volo al passaggio dell’auto strombazzante dei parenti.

Nei tratti scorrevoli si superano anche i cinquanta chilometri orari; ogni tanto qualche macchina accosta col fumo che esce dal radiatore e si grida all’incendio.

Ci sono poi i maniaci del sorpasso che ci provano a tutti i costi, e se qualcuno raccoglie la sfida è meglio farsi da parte per non rischiare la vita.

Bene che vada, si comincia a vedere il mare intorno a mezzogiorno e quando si arriva in spiaggia si bacia la sabbia.

Si montano gli ombrelloni, si gonfia la Mucca Carolina che si prende con i punti Invernizzi e fa pure da canotto, si aprono tavoli, sdraio e sedie, si fa una specie di cabina con un lenzuolo appuntato attorno a un ombrellone, e ci si mette in costume.

Una sguazzata nell’acqua, e quando si fa quell’ora si apparecchia e si mangia. E comincia la tragedia. Tutti sanno che devono passare almeno tre ore dai pasti prima di farsi il bagno, ma i ragazzini e gli incoscienti non ne vogliono sapere, mangiano a orario continuato e pretendono di stare sempre a mollo.

Non c’è pace sulla riva, fra radioline e giradischi a tutto volume, le canzonette in voga cantate e fischiate e parodiate in versione sentimental/burlesca, lo sfotticchiarsi sessual/ridanciano fra uomini e donne e membri tutti della comitiva, e il continuo passaggio dei venditori ambulanti, cotti dal sole, che cercano riparo sotto la fungaia di ombrelloni.

 

Cocco fresco, cocco bello!

A quanto lo dai?

Cento lire, sei fette.

Noi semo ‘n sette, dacce ‘na fetta omaggio.

A signo’, e dàje! Damme du’ piotte e te do tredici fette.

 

Bombe fritte, bombe calle!

Ma a st’ora passi co’ ‘e bombe? Ma ‘n se magneno a colazzione?

Queste so’ bbone a tutte l’ore, ‘n ce sta ‘na regola!

A ma’, vojo ‘a bomba!

Dammene una, va, che famo a mezzi!

 

Tellinaro, telline fresche!

De quanti giorni so’?

Ahò, ma ‘n ce vedi? Queste so’ vive!

Attento che scappeno!

Famola corta: le voi o nun le voi?

E do’ me le metto fino a stasera?

Nun ce l’hai ‘n secchiello? ‘O riempi de acqua de mare e quelle campeno fino a domani. Quante ne voi?

 

Il mare è salute e allegria. L’acqua salata disinfetta, il sole calcifica le ossa, l’aria ti apre i polmoni, le sabbiature fanno bene ai reumatismi. Tanti si scavano la buca e si fanno sotterrare fino alla testa, che resta fuori coperta da un fazzoletto annodato o dal cappello.

 

Ahò, sta attento che lì c’è papà!

Ma ‘n dove?

Sotto a li piedi tua, brutto fijo...

Bada a quello che dici, che se tu’ fijo è fijo de ‘na...

automaticamente tu sei un...

Nun dillo manco pe’ scherzo, ‘o sai che so’ de sangue callo!

E stamo a scherza’, che c’hai ‘a coda de paja?

Arindranghete!

 

I gruppi a tipo parentale arrivano a contare pure quattro generazioni, dai bisnonni ai pronipoti. È come fare Natale a Ferragosto. È la festa degli affetti e della buona tavola, si familiarizza col vicino di ombrellone come col confinante.

E quando nel pomeriggio inizia la radiocronaca della partita, si è un’anima sola e un solo credo: ROMA! E se c’è in giro qualche laziale o qualche juventino, è meglio se non si fa riconoscere.

La spiaggia di Ardea è risaputo che è dei castellani, in particolare dei genzanesi, che a loro tempo vi costruirono la baracca e poi la casetta. Corre questa fila di abitazioni lungo tutta la spiaggia, e dalle verandine si affacciano gli occupanti a godersi lo spettacolo del mare che luccica, delle barchette dei pescatori che raschiano il fondo a poca distanza dalla riva, della ressa dei vacanzieri della domenica. Poi sul tardi qualcuno si fa quattro passi e si ferma a chiacchierare con chi se ne sta sotto l’ombrellone.

Uno sgabello, un bicchiere di vino e la lingua si scioglie e viene fuori il passato.

Ste casette so’ piene de ricordi, qua c’avemo passato la vita dall’infanzia fino a oggi. Stavamo sempre allegri. Mo’ è tutto cambiato, ma ‘na vorta... e sembra un tempo lontanissimo ed era solo ieri.

 

Maria Lanciotti

(da castellinotizie.it)


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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