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Yoani Sánchez. CDR
17 Dicembre 2008
 

Dal blog Generación Y

16 dicembre 2008

 

 

CDR

Por una de esas confusiones tan frecuentes en los infantes, pensé durante años que el logotipo de los Comité de Defensa de la Revolución era un enorme ojo que portaba un machete. Como desconocía el origen de esa agresiva iconografía, la veía como una pupila indiscreta que me vigilaba en cada cuadra. Tiempo después, un amigo se encargó de aclararme que donde yo percibía una cornea y un iris, sólo se trataba de un sombrero visto desde arriba. A pesar de su amable observación, seguí sintiendo el peso de una mirada, cada vez que pasaba frente a algún letrero con las siglas de CDR.

Por estos días, es el séptimo congreso de esta organización que ostenta más de siete millones de miembros, de los cuales un buen número no ha sido consultado para pertenecer a sus filas. Se entra al comité por puro automatismo, como mismo las féminas somos englobadas en la Federación de Mujeres Cubanas y los niños pasan a las filas de los pioneros. Pocas veces alguien se niega públicamente a ser parte de esas agrupaciones que –en la Cuba actual– resultan más formales y burocráticas que efectivas.

Mi confusión de entre un ojo y un sombrero tenía un poco de desvarío infantil, pero mucho de olfato ante el peligro. Aprendí que en las puertas que ostentaban el alarmante slogan de “con la guardia en alto”, habitaban los más diestros redactores de informes para delatar a los otros vecinos. También supe de quienes por una falsa verificación –salida de la pluma de un presidente de comité– perdieron un ascenso, un viaje o la posibilidad de tener una nueva casa. Hasta llegue a conocer alguien que llevaba el título de “Vicepresidente del CDR” y era, además, el mayor delincuente del barrio.

En el Palacio de la Convenciones, la pupila de machete levantado tiene una nueva conferencia. Percibo que el Argo multi-ojos que algún día fue, es hoy un cíclope con cataratas, un cuerpo de vigilancia que apenas puede ver todas las travesuras que hacemos.

 

Yoani Sánchez

 

 

CDR

Per una di quelle confusioni così frequenti nei bambini, ho pensato per molti anni che il simbolo dei Comitati di Difesa della Rivoluzione fosse un enorme occhio che brandiva un machete. Non conoscevo l’origine di quell’aggressiva iconografia, ma la vedevo come una pupilla indiscreta che mi scrutava in ogni isolato. Tempo dopo, un amico mi ha chiarito che dove intuivo una cornea e un’iride, si trattava solo di un cappello visto dall’alto. Nonostante la sua amabile osservazione, ho continuato a sentire il peso di uno sguardo, ogni volta che passavo davanti a qualche cartellone con le sigle del CDR.

In questi giorni si tiene il settimo congresso di questa organizzazione che dichiara più di sette milioni di membri, anche se un buon numero di cittadini ne fanno parte senza essere mai stati consultati. Si entra nel comitato in maniera automatica, così come tutte le donne vengono inserite nella Federazione delle Donne Cubane e i bambini passano nelle fila dei pionieri. Raramente qualcuno rifiuta pubblicamente di far parte di queste aggregazioni che - nella Cuba attuale - risultano più formali e burocratiche che effettive.

La mia confusione tra un occhio e un cappello in parte era un vaneggiamento infantile, ma rappresentava anche un’intuizione davanti al pericolo. Ho appreso che dietro le porte che esibivano l’allarmante slogan di “con la guardia in alto”, abitavano i più abili informatori addestrati a denunciare chi viveva accanto a loro.

Ho saputo anche di certe persone che per una falsa verifica - uscita dalla penna di un presidente di comitato - hanno perso una promozione, un viaggio o la possibilità di avere una nuova casa. Ho conosciuto persino qualcuno che aveva il titolo di “Vicepresidente del CDR” e, nonostante questo, era il peggior delinquente del quartiere.

Nel palazzo delle Convenzioni, la pupilla con il machete sollevato sta tenendo una nuova riunione. Sento che colui che un tempo fu un Argo dai molti occhi, oggi è soltanto un ciclope ammalato di cataratta, un corpo di vigilanza che può appena vedere tutte le marachelle che combiniamo.

 

Traduzione di Gordiano Lupi


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