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Cuba. Nuovi arresti per pericolisità sociale 
Liberati i giovani arrestati lunedì ma fermati altri 40 manifestanti
Al centro, con gli occhiali, Juan Carlos González Leyva, segretario CRDHC
Al centro, con gli occhiali, Juan Carlos González Leyva, segretario CRDHC 
01 Novembre 2007
 

I giovani arrestati lunedì all’Avana per aver portato polsini con sopra scritta la parola cambio, sono stati messi in libertà, ma ne sono stati arrestati altri quaranta nel quadro di un’operazione su vasta scala contro la pericolosità sociale. La denuncia proviene dal Consejo de Relatores de Derechos Humanos de Cuba (CRDHC) ed è diffusa da Cubaencuentro - Encuentro en la Red a cura del giornalista indipendente Miguel Suárez.

I nuovi arrestati si trovano da ieri presso la stazione di polizia di Zanca y Dragones, ha detto Aurelio Bachiller, segretario organizzativo della Confederación Obrera Nacional Independiente de Cuba, che ha visto fermare anche suo figlio Medonis di 21 anni.

«Medonis è stato arrestato alle 11.30 di ieri. Sono venuti a prenderlo a casa, dove riposava perché otto giorni fa è stato operato di ernia», ha detto il sindacalista. Pare impossibile che il ragazzo sia uscito a manifestare indossando un polsino con la parola cambio, viste le condizioni di salute. La polizia lo ha arrestato lo stesso, seguendo un metodo ormai consolidato di fermare tutti coloro che vengono considerati socialmente pericolosi. Il delitto di pericolosità sociale può essere imputato a qualsiasi persona, pure se non ha commesso alcun reato. Basta che la polizia, un agente del Ministero degli Interni o un membro del CDR sporga denuncia in merito a una qualsiasi manifestazione del pensiero contraria al governo. La condanna per il reato di pericolosità sociale può variare da uno a quattro anni di prigione. Si tratta di un vero e proprio attacco alla libera espressione del pensiero e una violazione palese della Carta dei diritti umani, operazione nella quale il governo cubano è specializzato. Il segretario esecutivo del Consejo de Relatores de Derechos Humanos, Juan Carlos González Leyva, ha denunciato ufficialmente questa massiccia ondata di arresti per presunta pericolosità sociale.

Il presidente del Colegio de Pedagogos Independientes, Roberto de Miranda, ha sottolineato che gli arrestati non erano oppositori organizzati ma semplici cittadini che chiedevano migliori condizioni di vita.

 

Gordiano Lupi

 

(news dall’Avana del 31 ottobre 2007)


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