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Maria Lanciotti. Saletta Pleyel a ‘Colle Ionci’ per nuove ardite sperimentazioni 
Intervista con Valeriano Bottini, animatore dell'Associazione culturale in Velletri
16 Febbraio 2013
 

A getto continuo le proposte di Colle Ionci, associazione culturale nata in Velletri (Roma) alla fine del secolo scorso, e proiettata in un tempo tutto ancora da decifrare e comprendere. Un tempo di transizione che non si sa dove ci porterà, ma sarà comunque luogo di nuove esplorazioni. E sarà il campo dell’arte, come sempre, a muovervi i primi passi. Valeriano Bottini – fondatore e asse portante dell’associazione – di passi ne ha fatti tanti, e tutti in salita, e non per spingere il fatale masso ma per trainare progetti sempre più complessi e impegnativi verso la loro realizzazione. Senza entrare nelle dinamiche di una progettualità costantemente in fase di nuove elaborazioni e sbocchi, vorremmo per ora puntare l’attenzione su quelle che sono le attività principali e le novità del momento, ponendo alcune domande allo stesso Bottini.

 

– ‘Battute d’Incontro’ alla V edizione. La rassegna pianistica si svolgerà nell’Antico Casale di ‘Colle Ionci’, sede dell’associazione, nella ‘Saletta Pleyel’ che sarà inaugurata col primo dei cinque concerti domenica 17 febbraio. Vuole parlarci di questo nuovo ambiente e cosa propone rinnovandosi?

La saletta è stata così rinominata in omaggio all’ottimo pianoforte da concerto della prestigiosa marca Pleyel, messo a disposizione di Colle Ionci dal Signor Adriano La Rosa, e rinnovata con galleria fotografica a cura di Marco Martini. Ciò ha fornito l’occasione per un ritorno a quello che era l’inizio delle nostre attività. L’associazione nasce il 19 dicembre 1999 e quindi abbiamo il piede e le radici nello scorso millennio. E questo ha per me un significato: tutto nasce da un’esperienza precedente, da come l’ho vissuta ed ho esperimentato alcune cose. Non si cresce in modo uniforme, il processo è sempre a strappi per catastrofi. Qualcosa è stato abbandonato, modificato, ma l’idea originaria è rimasta ed è quella di cercare modalità diverse da quelle utilizzate per molto tempo e che non hanno prodotto una crescita oggettiva del livello, approfondimento e qualità della proposta culturale.

L’inaugurazione della ‘Saletta Pleyel’ è stata l’occasione che aspettavamo per “riportare tutto a casa”. Ma prima è stato necessario cambiare luogo e interlocutori. Uscire dal locale ‘stretto’ è stata una scelta che si è imposta obbligatoriamente per tutti quelli che fanno attività culturale.

I risvolti scaturiti dai vari incontri e scambi sono soltanto dei semi. Punti di partenza e non di arrivo. E qui sorgono le complicazioni, bisogna capire quanto questa esperienza sia condivisibile e quanto sia possibile accostarla ad altre. E qui si apre un discorso di mentalità del mondo culturale italiano, dovuta a quei peccati originali che l’hanno strutturato.

 

– ‘The Juniper Passion’, opera ispirata alla battaglia di Montecassino, la cui Prima Mondiale è fissata per il prossimo 21 giugno al Teatro Romano. Come nasce l’idea e con quali forze e mezzi si sta portando avanti? E con quale obiettivo?

Noi siamo soltanto la parte italiana di questa produzione. La possibilità si è creata dai contatti con Michael F. Williams della Nuova Zelanda, tra i cinque compositori dei cinque continenti di Music ‘On Volcanic Lakes’, ma prima ancora con i nostri contatti con Gina Sanders (soprano neozelandese che a ‘Colle Ionci’ svolse il suo primo concerto in Italia nel 2004 e d’allora ogni anno vi torna, ndr) da cui tutto nasce. Da quella Rassegna di musica contemporanea sono nate tante opere, almeno dieci composizioni e altre se ne stanno scrivendo. È importante che tutti i progetti abbiano una prosecuzione.

 

Sono maturi i tempi per proposte così impegnative?

Sì, tecnicamente ci sono delle possibilità diverse da quelle di qualche anno fa. Quindi, è quasi d’obbligo muoversi su un respiro minimo internazionale, se si lavora su un discorso di qualità. Cambiare le modalità, questo io vedo come nostro obiettivo. Le risorse, come sono state investite negli ultimi trent’anni, non hanno prodotto un movimento, una crescita, ma hanno dato più l’impressione di risorse che sono andate a perdere. Bisogna rimuovere il concetto che ‘con la cultura non si mangia’. In realtà bisogna dimostrare esattamente il contrario. La cultura è un motore, soprattutto per l’Italia, ed è quello che sulla propria pelle si è cercato di fare, con una dose di rischio ‘imprenditoriale’ che un’associazione non dovrebbe avere. Creando delle opportunità si riattivano e ricollegano esperienze diverse e si fa da stimolo, ed è questo che facciamo generalmente, perseguendo una continuità resa possibile dal contatto con tante realtà che a noi fanno ormai riferimento. Tutto poggia sull’idea che le cose possono ad un certo punto cambiare registro.

 

Maria Lanciotti

 

www.associazionecolleionci.eu


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