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Marco Cipollini: Parole strane rare desuete
01 Maggio 2007
 

La spinta a riunire queste parole mi è stata data dall’articolo de La repubblica del 26 aprile 2007, intitolato “Adottiamo le parole in via d’estinzione”, a cui rinvio il lettore. Parole popolari e dotte vi sono mescolate, così come durante gli anni mi ci andavo imbattendo per via orale o scritta. Subito esclusa la massa di continuo lievitante dei termini tecnici e scientifici, ho tolto dalla lista pure quelle che non ho ritrovato testimoniate sul nostro massimo dizionario storico (il Battaglia, e sono state molte), a parte qualcuna il cui significato ho accertato altrove. Ignoro quante di esse potranno essere “adottate” o comunque reinserite nell’uso: penso pochissime, in quanto, a parte l’evoluzione storica della società, l’inerzia generale fa sì che, come càpita nel flusso monetario, “la moneta cattiva scaccia quella buona”. Diverse di queste parole, in realtà, sono ancora usate in Toscana da persone di almeno cinquant’anni, e pertanto saranno, solo per costoro, consuete e non desuete; ce le ho inserite ugualmente, perché temo che la generazione dei quarantenni già si periti a usarle per non parer poco “aggiornata” secondo i canoni televisivi. Sarebbe una piccola grande impresa che ciascuno riponesse nel proprio cassetto quelle parole strane o desuete che via via ritrova o rammemora e le rimettesse in circolo, anche quale semplice curiosità. Perché la cultura di una persona si misura, innanzi tutto, dal numero delle parole che conosce e adopera. Che ama. (mc)

 

 

MARCO CIPOLLINI: PAROLE STRANE RARE DESUETE

 

A

Abboddolito: insonnolito dopo un pasto abbondante o per la calura.

Acanino: bello, caro.

Álapa: pala di ruota idraulica.

Albàrio: intonaco di polvere di marmo.

Altàuro: forte vento d’altissima quota.

Amarìglio: giallo pallido.

Andare in érmini: (marinaresco) andare in pezzi, in malora, sfracellarsi.

Antària: sàrtia.

Appancacciarsi: starsene su una panca in ozio.

Appanciollato: adagiato, rilassato comodamente.

 

B

Balaùsta: fiore e frutto del melagrano.

Balusco: strabico, guercio.

Bastracone: uomo grosso e forzuto; tralasciato nel vestire e nel comportamento.

Bàstriga: avvolgimento di fune a una bestia da soma per legare il carico.

Bazzeo: verdognolo.

Bazzesco: oscuro, grossolano, rozzo.

Biavo: azzurrognolo, celeste.

Biccicuco: ingrossamento conico alla fine di un tubo o di una superficie.

Bicciùghera: animale restio.

Biodo: giallo chiaro.

Biscóndola: luogo riparato fra due muri, soleggiato anche d’inverno.

Bìmare: sito tra due mari.

Bistùgio: terraglia alla prima cottura.

Biuta: miscuglio di fango, escrementi e quant’altro per tappare i buchi negli alberi.

Biutoso: molle, pastoso.

Bizzoco: terz’ordine francescano, povero, pinzochero.

Bòglio: forma, tavoletta di cioccolata.

Bógliolo: uovo andato a male.

Bràida: prato o campo suburbano.

Briffalda: donna di malaffare.

Bufare: nevicare con vento.

Bugnoso: luogo fitto di case, come un alveare.

Buìccio: semibuio, penombra.

Burugliare: sibilare, fischiare.

 

C

Cacheroso: lezioso, smanceroso.

Càccola: minimo rimasuglio d’oro derivato dalla cesellatura.

Caldello: latte caldo con uova e cannella.

Calderno: soleggiato.

Caldìo: luogo riparato e tiepido anche d’inverno.

Caraffo: sbocco d’acqua, volume d’acqua.

Caramógio: nano di corte, piccolo e deforme.

Catàgrafe: immagine di profilo.

Catenello: travicello orizzontale che tiene uniti i pali di una palizzata.

Càtera: mandorla verde.

Ceraldo: stregone, incantatore di serpenti.

Chèripo: ostrica perlifera.

Chiaranzana: dove l’orizzonte marino si schiarisce perché di là sta nascendo il vento.

Cianfardone: cialtrone, persona abietta e vile.

Ciòfo: sciocco, sciatto.

Ciùschero: reso allegro dal vino.

Concrepare: intrecciare nervosamente le dita per schioccare le nocche.

Cosóffiola: paura, turbamento, affanno.

Cròbilo: treccia di capelli avvolta intorno al capo.

Cròccia: gruccia; ostrica; grillo-talpa; abito purpureo dei cardinali.

Cuio: persona sciocca che vorrebbe passare per intelligente.

 

D

Desìdia: ignavia, attitudine all’ozio.

Dilégine: facile a cedere, a piegarsi.

Dilùcolo: il primo chiarore del giorno, l’inizio dell’alba.

Dirondella: gioia sfrenata (nella locuzione: a dirondella).

 

E

Érbido: erboso.

Escaparatto: vetrinetta per oggetti di valore.

Ésto: flusso e riflusso marino.

Estuoso: ribollente (del mare, di una foce durante la marea).

Eticare: lo stagliarsi di un albero nel cielo a causa di una folgore.

 

F

Fitobezoàr: ammasso di peli nell’intestino della capra, già ritenuto antivenefico.

Flappo: floscio, cascante.

Flavedo: buccia d’agrume, gialla o arancione.

Fràina: grano saraceno; farragine.

Frànio: strage.

Frignòccola: colpo inferto facendo scattare l’indice o il medio sul pollice.

Friscello: la farina volatile, che nella macinazione si attacca alle pareti del mulino.

 

G

Garapégna: congelamento artificiale o naturale di una bevanda.

Garbétto: motto spiritoso, frase salace.

Garfagno: bandito (da Garfagnana).

Giaietto: varietà di lignite, lucida, usata per ornamento, monili, bottoni, ecc.

Glòmere: grappolo di api nell’alveare durante l’inverno

Grèllo: magro, minuto; piccolo bollore.

Grema: persona gracile, stentata.

Gridellino: viola-pallido, grigio-rosa.

Gròfo: incrostazione nei recipienti per la bollitura di acqua marina per ricavare il sale.

Grónciolo: tozzo di pane avanzato.

Guna: profonda fossa in muratura adibita a magazzino.

Gupo: profondo, con un senso di oscurità.

Gurro: rete per pesciolini.

Gùstulo: piccolo antipasto stuzzicante.

 

I

Imbrefare: aspergere come la pioggia.

Imbrescare: imbrattare.

Immaccariarsi: installarsi in casa altrui e viverci a sbafo.

Imparcire: detto del legno quando s’imbarca senza spezzarsi.

Incuculito: intestardito.

Inguàngaro: intingolo, guazzetto.

Inguistara: elegante caraffa di vetro, panciuta e con il collo lungo.

Ircìnio: cibo di carne caprina.

Ircismo: cattivo odore per eccessiva traspirazione ascellare.

Irremeabile: che non si può percorrere a ritroso.

 

L

Làppola: pelo di ciglio; piante e frutti muniti di uncini, che si attaccano facilmente.

Làuria: coniglietto.

Làurice: coniglietto da latte.

Léppa: paura; ventolino gelato.

Léppio: sudiciume.

Lèrca: sudiciume.

Lesura: lesione, ferita.

Libètrico: poetico.

Lùmico: che emana una luce debole.

Lutivo: di consistenza molle, pastosa.

 

M

Macciànghero: tozzo, corto; ineducato.

Madroso: di una roccia spugnosa, piena di cavità.

Manfruito: uomo effeminato (da Ermafrodito).

Mastruca: rozzo e lungo giaccone smanicato, dei pastori sardi.

Mazzamurro: in marina, tritume di biscotto in sostituzione del pane.

Melùggine: melo selvatico.

Mèrio: luogo ombreggiato vicino a un corso d’acqua.

Mezzèdima: mercoledì.

Mócco: privo, spoglio; avvilito, depresso.

Mùcchero: infusione di fiori macerati nell’acqua.

Mùffido (Muffìno, Muffigno, Muffoso): che ha preso la muffa, che odora di muffa.

Mùffolo: Parte del muso bovino tra il labbro superiore e il naso, di cute rosea.

Munùscolo: dono grazioso, di scarso costo, ma di valore simbolico.

Mùrico: purpureo, sublime, pomposo.

Murìlego: gatto (acchiappatopi).

 

N

Nasardo: strumento musicale.

Nìnfolo (Niffolo): muso, grugno (come Mùffolo).

Noiacci: noi, bonariamente dispregiativo.

Nùbido: poco perspicace, poco acuto.

Nugoléto: atmosfera opprimente di pensieri, di angosce indefinite.

 

O

Odorace: odoroso.

Ólido: che emana un odore acuto, per lo più sgradevole.

Olòfano: particolare vetro scanalato.

Ombaco: ombra d’albero, che danneggia le piante sottostanti.

Ombrìa: piacevole frescura sotto un ampio fogliame.

Ombrizzo: marezzatura, riflesso cangiante di una stoffa.

Ombrosìa: tristezza, turbamento.

Ombróne: fastidio, preliminare stucchevole e tedioso (locuzione: fare ombrone).

Óntio (Óntia): onta, vergogna.

Opùnzia: fico d’India.

Òzimo: basilico.

 

P

Palmento: pala orizzontale di mulino.

Pàntimo: tipo di legaccio usato con le matasse di cotone.

Paperaio: gruppo di donne chiassose, che si agitano in modo goffo e svenevole.

Pàpice: palpebre; eruzione cutanea (sul viso).

Pastracchione: uomo grosso e robusto.

Pécchia: ape.

Pendìzio: onere finanziario; dono periodico del contadino al proprietario.

Pèumene: scoria della lavorazione dell’argento.

Piumàcolo: sommità di un colle, specie se con vegetazione.

Planizie: quiete marina, fra la tramontana notturna e l’alzarsi del maestrale.

Polìzelo: atteso con ansia e trepidazione.

Pomatta: luogo riparato, soleggiato anche d’inverno.

Pónfo: netto rigonfiamento della pelle.

Prace: porzione di terreno tra due solchi.

Premice: che si può schiacciare con la pressione delle dita.

Pullulìo: profusione; lo sbocciare dei fiori; l’apparire delle stelle.

Pultìcula: poltiglia molto liquida di farro, anche per impiastro.

Pusigno (verbo: Pusignare): ultimo pasto prima di dormire, con cibi stuzzicanti.

Putacaso: per ipotesi, metti il caso che.

 

Q

Quadrilargo: più largo che alto.

Quattoquatto: che agisce celatamente, subdolamente.

Quincónce: disposizione di cinque alberi, a formare un quadrato con il centro.

 

R

Ràbido: affetto da rabbia; feroce.

Ràndolo: legno lungo e sottile ma robusto, randello.

Ràntaco: rantolo.

Rantacoso: catarroso.

Rassettime: riordino, rassetto.

Rattegno: muro, specialmente a secco, di freno a un terreno in pendenza.

Raudùsculo: bronzeo.

Rebèa: opercolo di nicchia, detto ‘occhio di S. Lucia’.

Riazzo: piccolo ramo provvisorio di un fiume, dove straripa senza l’alveo.

Rimabondo: che passa per una fenditura.

Riscorpare: mangiare a più non posso, a quattro palmenti.

Róbbio: rosso, specie detto di un viso.

Ròccia: crosta di cacio; incrostazione di sudicio; tartaro dei denti; immondizia.

Ròccio: del tutto ostinato nelle convinzioni; treccia di paglia per le fosse da grano.

Ròcciolo: tronco di legno grezzo.

Rocciuto: testardo.

 

S

Salapùzio: uomo molto basso, saccente, astioso, libidinoso.

Salebroso: sassoso, impervio.

Sbaiaffa: pranzo abbondante.

Sbaiaffare: parlare a vanvera, in modo prolisso, da gradasso.

Sbéffo: gesto o frase di scherno.

Sbergolare: parlare a voce troppo alta.

Sbiado: sgombero delle biade dal campo; sciupio, scialo.

Sbilicare: uscire di una ruota dall’asse.

Sbónchio: scarabocchio, macchia d’inchiostro.

Sbozzacchire: riprendersi da una condizione stentata; ingentilirsi.

Sbozzolare, -ire: allevare fino all’età che si acquista una certa autonomia.

Scabèrtola: persona magra, emaciata, rugosa.

Scagnarda: donnaccia maligna e rabbiosa.

Scelotirbe: debolezza o paralisi degli arti inferiori.

Sciacinare: staccare gli acini da un grappolo d’uva.

Sciàlbedo: biancastro.

Scialbergare: sloggiare.

Scòpulo: roccia sporgente, scoglio.

Scrudelire: intiepidire l’acqua.

Scrùpeo: sassoso, roccioso.

Sèdulo: sollecito e premuroso.

Selino: sedano.

Sfìntria: meretrice.

Sfónfo: il botto in aria del fuoco d’artificio.

Sfónto: andato in rovina.

Sghengo: piccolo, deforme, con le gambe torte.

Sghèrra: donna crudele, insensibile.

Sgrétola: ragazza brutta e rifinita, ma saputa e chiacchierona.

Sìzio: un dovere gravoso (locuzione: mettere al sizio); brama.

Sizza: vento molto forte e gelido.

Slandra: donna di malaffare.

Smegma: secrezione e sporco nelle parti intime.

Smèlia: donna smorfiosa, incontentabile, saccente.

Smèria: un luogo troppo soleggiato; dissipazione di beni.

Soriórno: indugio, temporeggiamento.

Sózzido: sporco.

Spìculo: punta del dardo.

Stillatizio: che gocciola lentamente.

Svernante: di uccello che canta per la fine dell’inverno.

 

T

Tàbido: emaciato, putrefatto, atrofizzato.

Tedescare: tartagliare.

Tenerore: consistenza molle o debole.

Teréte: ben levigato, affusolato; di membra ben formate.

 

U

Uliginoso: umidiccio.

Ulimoso: profumato.

Urrunco: parte inferiore della spiga.

Ursigno: bieco, con la faccia torva.

 

V

Vàpido: fiacco, scipito, svanito.

Vócero: lamentazione funebre; vocìo.

 

Z

Zezzìo: sibilo del vento.

Zia: callosità del ginocchio; voga al contrario (verbo: Ziare).

Zizzanioso: che suscita liti e inimicizia.

Zocchétto: pezzetto di legno o di altro materiale.

 

Marco Cipollini


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