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Stefano Bardi. Scritture rivoluzionarie: Silvia Ballestra
19 Febbraio 2017
 

Gli anni Ottanta e Novanta, significarono per la letteratura italiana, la fine e la morte dell’alta letteratura, fatta di valori e colma di profondi messaggi etico esistenziali, per lasciare il posto alla cosiddetta Letteratura di massa o Letteratura di consumo, che puntava e punta ancor oggi sulle vendite a discapito della qualità letteraria e messaggistica. Letteratura che secondo me diede e dà, ancora oggi, dei pessimi e vergognosi risultati romanzeschi, che farebbero rivoltare nella tomba anche il padre della lingua italiana Dante Alighieri. Eppure in quegli anni, in particolar modo negli anni Novanta, ci fu l'esordio letterario di una grande scrittrice italiana, che è in primis una grande marchigiana doc puro sangue, e che in secundis seppe andare oltre alla visione predominante di quegli anni, fino a creare una nuova tipologia di letteratura, che prende il nome di Letteratura Cyber-punk. L'autrice in questione, è la scrittrice e traduttrice Silvia Ballestra (Porto San Giorgio, 1969).

Narrazione generazionale la sua, che è caratterizzata da una forte canzonatura e intensa autorefenzialità. Un'immagine di vitale importanza nella sua scrittura è quella della città di Bologna, che ispira alla Ballestra inedite meditazioni ed espressioni narrativo–letterarie. Merito della Ballestra è anche quello di recuperare una determinata lingua attraverso i suoi personaggi, che all'interno dei suoi romanzi si esprimono attraverso una vulgata vernacolare fatta di battute veloci e dialogative, affiancata da un’altra vulgata con un vocabolario squarciato, scucito, “mortale”, dolce, e “musicale”.

Il 1992 è l'anno del romanzo La guerra degli Antò che può ben definirsi, come il sequel del romanzo Il compleanno dell'iguana del 1991. Romanzo, quello del 1992, scritto con un linguaggio punk mischiato con la lingua italiana e con il dialetto pescarese. Non una mimesi linguistica però, ma bensì una lingua distrutta e ricostruita dalle sue macerie, con il prodotto finale di una lingua anglo-pescarese. Un romanzo accompagnato, dall'inizio alla fine, da un ritmo sincopato e da soap-opera dettagliatamente spolpato, scimmiottato, e decostruito fino a farlo rinascere, come un puro e vergineo tempo letterario. Romanzo sulla fuga spirituale e sulla riscoperta degli affetti familiari; e che ancora oggi dopo venticinque anni dalla sua pubblicazione ci colpisce dentro, poiché seppur sono nato nel 1985 ho ancora alcuni ricordi della gioventù-adolescenza degli anni '90, con le sue notti trasgressive e le sue giornate con il vento fra i capelli, accompagnate dalla musica dei Clash o dei Sex Pistols o dei Litfiba o di Battiato per citarne alcuni, proprio come la gioventù-adolescenziale punkettara descritta dalla Ballestra. Un romanzo che mette in scena la gioventù italiana degli anni '90 in tutta la sua verità e crudezza, fatta di gite scolastiche, di viaggio-studio a Londra, e di droga, senza però risultare offensiva e oscena, ma anzi, a volte, dai tratti commoventi e intensamente lacrimosi. Gioventù che ai giorni nostri, secondo me, trova i suoi eredi nella gioventù emo e twink, che, seppur non completamente identica a quella degli anni ’90, ne condivide in toto una caratteristica, ovvero la trasgressione etica e carnale.

Il 1994 è l'anno del romanzo Gli orsi. Romanzo composto da racconti ambientati in spazio-temporalità deformi, da vicende trash e borderline, da personaggi a loro volta trasgressivi, e da frequenti rimandi letterari. Opera dalla trama rivoluzionaria, che destruttura le storie, per creare al loro posto libere e autonome vicende, che vadano oltre alle canoniche architetture lessico-strutturali e che scavalchino la Letteratura da Mainstream. Insieme ai libri del 1991 e del 1992, questo romanzo è un’opera fondamentale degli anni ’90, il quale inoltre è fortemente influenzato dalla cultura Pop nata in quegli anni. Una scrittrice, la Ballestra, che altro ancora scrisse negli anni ’90, ma, sempre secondo il mio umile parere da cultore letterario, nessun'opera di questi anni arrivò mai alla grandezza letteraria e sensoriale delle opere del 1991, del 1992, e del 1994.

Dagli anni Novanta passiamo ai Duemila, che videro e vedono tutt’ora la Ballestra creatrice di molti romanzi, ma sono dell’idea che i suoi capolavori di questi anni siano principalmente due. Il primo è il romanzo Nina. Una storia d’amore, del 2001, in cui, attraverso la storia della giovane protagonista, viene romanzata la nascita di un figlio, attraverso l’analisi e lo studio dell’uggia, dello strazio, del dolore, e della felicità di diventare madre di un futuro cittadino del Mondo. Il secondo e ultimo romanzo è I giorni della rotonda del 2009. Un romanzo ambientato nella San Benedetto degli anni Ottanta e più precisamente negli anni 1981, 1983, e 1985. Romanzo che può essere letto come una lezione storica, in cui le Brigate Rosse e l’eroina erano i padroni di questa città in Provincia di Ascoli Piceno.

 

Stefano Bardi


 
 
 
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