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Alberto Figliolia: Anthony McCall, Breath (the vertical works) 
"Il nostro corpo? Un circuito in conversazione con altri"
08 Aprile 2009
 

Una luce silente, tremolante. Vibrazioni luminose, eteree. Però anche l'idea di un muro, di un confine che, quando lo attraversi, ti rende a tua volta incorporeo. È come se il tuo corpo si sbriciolasse dolcemente, come se venisse teletrasportato oltre e dentro la luce che s'innalza in fumi cangianti. Il movimento e la sua perfetta illusione. La luce che si fa materia e la materia che si spalanca in voragini armoniose e geometriche di luce. Piacevolmente straniante. Mutevoli ombre. Una sorte di luce mistica e, nel contempo, molto terrena. Visionario. Una ricombinazione astrale. Fumi primordiali in coni di luce. Soave vertigine. Cieli in eterno e ricomposto smarrimento. Un buio cosmico, non doloroso, come galassie nella notte dell'universo. Ascensioni. Un respiro...

Si pensa a tutto ciò, in un sommovimento profondo di sentimenti, allorché vedi e ammiri le installazioni che compongono la mostra "Breath" di Anthony McCall, 63enne inglese di stanza a New York da svariati decenni. Anzi, allorché la penetri. Non è certo facile descrivere tali opere: sculture verticali di luce che si trasforma è forse la definizione più consona. Geniale, l'aggettivo che viene in mente. Una curiosità che rapisce. Suggestioni emotive senza pari.

L'esposizione si sviluppa in uno spazio buio allestito nell'Hangar Bicocca, antico edificio industriale meravigliosamente dato all'arte contemporanea, accanto ai sette palazzi celesti di Anselm Kiefer – altra opera permanente e imponente da non perdere –, in una dimensione oscura rotta senza violenza dalle luci, in una musica interiore in cui amerete perdervi.

La parola all'artefice: «Sono strutture che si espandono e si contraggono, nelle quali si può entrare e con le quali si può interagire; in esse si creano incessantemente forme nuove, astratte. Ho avuto il piacere di avere questo spazio e sono stato molto impressionato dalla sua vastità. Mi sono sentito un privilegiato nel poterlo usare. Le installazioni verticali richiedono uno spazio alto almeno 10 metri, e non ce ne sono tanti nel mondo. Le singole installazioni, messe insieme, creano una nuova installazione. Si tratta di lavori che usano la luce proiettata e che si collocano fra il cinema e la scultura: del cinema hanno lo scorrere nel tempo e della scultura la tridimensionalità e la volumetria. Agli spettatori si richiede, per percepirle pienamente, di girarvi intorno e di passarci dentro. Le opere stesse si muovono e cambiano nel tempo creando un dialogo che potrebbe parere una danza. Le opere sono generate da proiettori e sono in un computer il cui script si traduce in immagine. C'è poi una sorgente di fumo artificiale. Le forme sono decisamente astratte, anche se quello che ho nella mia mente non è definitivamente astratto. I disegni che si tracciano sono ellissi, linee rette e onde ma possono descrivere il corpo, anche se non in maniera pittorica. I movimenti di queste figure sono corporali. Esse suggeriscono l'idea del respiro. In particolare in Meeting you Halfway (Incontrandoti a metà strada), appositamente realizzata per l'Hangar Bicocca, si può indovinare uno scambio fra due persone. Una mia riflessione sul fatto che, se vogliamo capire il nostro corpo, dobbiamo intenderlo come un circuito in conversazione con altri».

Dunque il materiale tecnologico per creare questi Solid Light Films o “pareti architettoniche effimere” sono videoproiettori, computer, file digitali, macchine per foschia artificiale.

«Il gioco è sicuramente sensuale, ma anche cognitivo», in tal modo si è espresso Hal Foster. O anche... «essa è, per quanto intima e contemplativa, un'esperienza sociale e interattiva in modo autenticamente relazionale».

Breath I, Breath II, Breath III, Between You and I, Coupling, Meeting you Halfway sono i titoli delle suddette opere prodotte fra il 2004 e il 2009.

Da ricordare che McCall è noto anche per le sue performances all'aperto in cui usava come materiale scultoreo il fuoco. Che emana luce.

 

 

Alberto Figliolia

 

 

 

 

Anthony McCall, Breath (the vertical works), 20 marzo-21 giugno 2009,

Hangar Bicocca, via Chiese 2, Milano.

Orari: tutti i giorni 11-19, giovedì 14:30-22, lunedì chiuso.

Info: tel. 02.853531764, sito Internet www.hangarbicocca.it.

Biglietto: intero 8 euro, ridotto 6 euro.

Visite e laboratori gratuiti per tutte le scuole solo su prenotazione.


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