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Alberto Figliolia. Il giullare errante di Maura Picinich
05 Gennaio 2012
 

Raccontare in poche righe il talento artistico di Štěpán Zavřel non è facile. Nato nel 1932 a Praga, dove avrebbe frequentato la Facoltà delle Arti Cinematografiche, dalla Cecoslovacchia Štěpán infine fuggì in maniera rocambolesca per approdare in un campo profughi, a Trieste. Iscrittosi all'Accademia di Belle arti di Roma, finì, anima errante e curiosa, per stabilirsi a Monaco di Baviera, dove studiò scenografia, quindi si ritrovò a Londra, impegnato a realizzare film d'animazione e, di nuovo, in Italia a Rugolo di Sarmede (Tv), dove proseguì la sua attività di pittore e illustratore di libri per bambini. E in questa località è stato a lui dedicato un Museo in cui sono esposte alcune decine di sue opere originali. Un museo, la cui esistenza è stata, per così dire, recentemente bissata da un'analoga struttura in quel di Moruzzo (Ud), più precisamente lo Spazio Brazzà nell'omonimo Castello.

Sorprende, ma non tanto se consideriamo la valentia del Maestro Boemo, quanti ammiratori e seguaci abbiano avuto e conservato la sua figura e opera. Lui è stato ed è icona, punto di riferimento e modello per gli illustratori di ogni dove, immaginifica fonte per bambini e lettori di ogni età. Un eroe visionario, innamorato della libertà, i cui colori, le cui costruzioni fantastiche, le sperimentazioni nella pittura e nell'illustrazione emanano questa insopprimibile ansia di rendere il mondo meno prigioniero di se stesso, delle ideologie che irrimediabilmente e impietosamente impastoiano. La sua vita, fuggendo da cappi e costrizioni, fu anche e soprattutto questa ricerca, con esiti sublimi nell'arte dell'illustrazione.

Sia benvenuto, perciò, Il giullare errante di Maura Picinich (pp. 60, euro 13, Albalibri), una splendida parabola, con più chiavi di lettura: su Štěpán, su coloro che migrano in cerca di una vita migliore e più degna o per realizzare ideali e valori, per poter scegliere e donare il proprio talento e virtù al mondo. «C'era una volta un uomo... Un uomo che voleva attraversare un confine. Lo sognava di notte, nel buio di una fredda stanza, chino su un tavolo di legno, ingombro di fogli, di matite e di colori. Fuori cadeva lenta la neve: copriva i tetti delle chiese e il fiume che scorreva pigro sotto il lungo ponte. I lampioni creavano magiche aureole luminose sul manto soffice delle strade». Un incipit incantevole. Siamo lì con quell'uomo... «Ma il confine era una linea invalicabile, una ferita aperta nella terra che un tempo era stata di tutti». Ma quali confini possono essere mai posti al pensiero, al cuore e alla fantasia di un uomo? La fuga, la cattura da parte delle guardie, la prigione (ma in questa anche nuovi amici), un altro tentativo di raggiungere l'agognata libertà, le rive del sogno da ogni uomo ambite come ai naufraghi le carezzevoli e calde sabbie dopo le più terribili onde.

Occorre sempre credere nella forza dei propri sogni. A qualsiasi costo, a qualsivoglia età. «Bisognava imparare dai bambini, perché i bambini non costruiscono confini invalicabili, bisognava imparare dalla natura e scoprire come ogni cosa del creato sia in armonia con le altre e si muova liberamente. Uno spazio infinito per sognare». Che neppure la morte potrà mai uccidere.

Štěpán Zavřel è un “viaggiatore incantato”.

Scrive nella postfazione Livio Sossi, docente di Storia e Letteratura per l'infanzia all'Università degli Studi di Udine: «... sì, sono i bambini a salvare il mondo. In questa tensione utopica, in questa speranza in un mondo migliore progettato dai bambini si esprime la poetica zavreliana: i suoi libri, le sue immagini, accompagnano la crescita e la maturazione psicologica del bambino. Questo racconto è nato dal bisogno interiore dell'autrice di ricordare l'amico Štěpán a dieci anni dalla scomparsa, è nato per ricordare a tutti che la vita è ricerca della bellezza, della poesia, dell'armonia. Per ricordare che esiste una sacralità della parola e una sacralità dell'immagine. Parole e immagini possono cambiare il nostro destino, possono farci entrare nella dimensione dell'esistenza».

Va da sé che al testo si uniscono non poche illustrazioni di Štěpán Zavřel: un trionfo di colori, almanacchi di linee, geografie notturne, paesi distesi in sonni azzurri, cavalieri medioevali, dame e farfalle, navi con mosaici di vele, pastori in cammino per impervie strade, villaggi e giganti, l'Oriente, metamorfosi. Le tecniche si alternano, la magia è una costante.

Le xilografie sono di una bellezza commovente: bizantine, espressioniste, fra sacro, profano e denuncia, un volo.

Un universo così ricco da lasciare senza fiato, felicemente.

 

Alberto Figliolia


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