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Vetrina/ Antonio Barbuto. Tre poesie e una prosa (Edizione Canale Kilometrotre)
(Foto di Elisabetta Andreoli)
(Foto di Elisabetta Andreoli) 
17 Marzo 2015
 

DI QUESTO RESIDUO TEMPO

 

(a Eleonora nel suo giorno onomastico)

 

Di questo residuo tempo

disadorno di parole

lumina solis

mi trattieni dal nulla

davanti al foglio di carta

che riconferma l’azzardo di sempre

al riparo dalla malinconia del sopravvivere

e sospendi il tempo

dalla tua kilometrica distanza.

Qui non accade niente

se non la fedeltà ai libri

ai rituali del giorno dopo giorno

misura di stupore

alla sfioritura delle ansie

per luoghi che restano interi

nella pronuncia ostinata del cuore

per un desiderio d’amore che torna

dalla sabbia degli anni.

Le rifrazioni dei tramonti

disegnano le geometrie delle cose

che non esistono più

nella loro antichità fabulosa

e si smarrisce il giorno

nella cesura di un verso

sospeso sopra margini dirupati.

 

(21 febbraio 2014)

 

 

 

GLI ANNI

 

Si dissolvono gli anni

nel maggio di sole

come le fantasie del cuore

segnato dalle notti della mente.

La tua assenza è radice inesorabile

dei mancamenti

padre-ragazzo che non conobbi

mio destino non usurato dal tempo

di giorni senza parole

e nella pena senza pianto

con te

gareggio nel lamento

di nostalgia

finché non saremo nella morte

ricongiunti una volta per sempre.

 

(26 maggio 2014)

*

Camille Claudel in una lettera ad Auguste Rodin: “C’è sempre un’assenza che mi tormenta”.

I versi in corsivo sono presi dall’Ifigenia in Tauride di Euripide nella traduzione di Dario Del Corno e Vincenzo Consolo.

 

 

 

DEL SILENZIO E D’ALTRO

 

Il silenzio scherma la felicità leggera

Del cerimoniale giornaliero delle abitudini

tra stilografiche e inchiostri

livre de brouillon e dizionari

aoristi e periodi ipotetici

di terzo tipo.

E intanto che guardo verso le pareti

piene dei libri d’una vita

intrattengo amorose corrispondenze

con quelle antiche voci

e il silenzio dintorno colma

il mio silenzio interiore

le solitudini della nostalgia

e l’ alternarsi delle speranze

nel ripetersi dei giorni che passano

sul calendario lontani e altrove.

 

Le vent se lève… il faut tenter de vivre

nella mia protetta terra impareggiabile

di cose senza compenso.

 

(3 marzo 2015)

&

“Dentro la stanza i libri/ la stanza è piena di libri/ i libri sfaldano certezze presunte/ ma nella stanza ci sono questo è certo”.

Franceso Paolo Memmo, Variazioni sull’albero (In via esplorativa, Il Ventaglio, Roma 1991)

“La cella e il libro sono le stanze della solitudine e del silenzio. Della solitudine, la cella

[…] Del silenzio, il libro, deposito della memoria, antidoto al caos dell’oblio, dove la parola giace,

ma insonne, pronta a farsi incontro con passo silenzioso a chi la sollecita. Amico discretissimo,

il libro non è petulante, risponde solo se richiesto, non urge oltre quando gli si chiede una sosta.

Colmo di parole, tace.

Giovanni Pozzi, Tacet, Adelphi, 2001.

Il verso in corsivo è il primo della strofa XXIV di Le Cimetière Marin di Paul Valéry.

 

 

 

CANALE KILOMETROTRE

 

Mia dimora di solitudine e di fantasticherie; mio orizzonte incantato che mi colmi. Dove trasmigrano i luoghi al tramonto col disco del sole che lentamente scompare nell’incurvatura delle colline e il golfo oltre i ruderi dell’antico borgo s’indora dei colori della lontananza.

Il resto è fuori dal mio principato di campagna di silenzi dilatati e insorgenze di ricordi in soccorso della mente gremita di dettagli.

Accumulo paragrafi per appareggiare parole sempre in un punto: la mia sorte non è stata altro che desiderare nell’onta dei giorni diseguali nel loro somigliarsi.

Sono amorosamente incatenato a questo posto.

 

Agosto 2014

 

 

 

Antonio Barbuto nasce a Soverato nel 1936 e si laurea in lettere ad Urbino con una tesi sul teatro di Italo Svevo. Sarà assistente ordinario di Letteratura italiana nell’Ateneo Urbinate chiamato dal suo maestro Mario Petrucciani. Dal ’75 all’87 ha tenuto la cattedra di Sociologia della Letteratura per poi passare all’Università di Roma “la Sapienza” come docente di Storia della Critica Letteraria. I suoi interessi di studioso si sono rivolti particolarmente ad argomenti di letteratura moderna e contemporanea. Rare ed occasionali sono le sue poesie presenti nelle antologie Poeti della Calabria (1982), Poesie alla Calabria (1986), Terra e Scrittura. Voci della cultura calabrese (2003) e nella squisita collana “Poesia in piego” (n. 34, 1992) con alcuni testi intitolati “Sehnsucht”. Le premurose attenzioni e la sempre rinnovata stima dei suoi amici lo convince alla pubblicazione de L’alibi del clown nel 2011. La silloge sarà curata dall’associazione letteraria La radice nella persona del professor Vincenzo Squillacioti. Antonio Barbuto vive a Roma.


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