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Due detenuti con la bocca cucita per protesta, stesso caso di ordinario autolesionismo
12 Ottobre 2009
 

Il 25 agosto 2009 il garante per i detenuti del Comune di Firenze rende noto che un detenuto marocchino nel carcere di Sollicciano, come atto di protesta per la mancata estradizione, si cuce la bocca. Viene medicato e poi la pratica va a buon fine. Torna in Marocco.

Il 10 ottobre 2009 visitando il carcere di Arezzo un detenuto marocchino mi dice che la sua pratica per tornare in patria non si sblocca. Lui ha tentato di tutto, mi mostra le braccia, non c'e' più spazio per nuovi tagli, è tutto una cicatrice. Non basta, ammette di essere arrivato perfino a cucirsi la bocca. Chiedo di più, mi ricordo della notizia del garante e lui ammette che da Sollicciano ad agosto lui non è andato mai in Marocco, ma è stato spedito ad Arezzo. Gli agenti penitenziari confermano di tenerlo sotto controllo per il rischio di nuovi atti di autolesionismo.

Raggiungo il garante Corleone al telefono e ribadisce che dalla direzione di Sollicciano gli avevano assicurato che il detenuto alla fine di agosto era andato in Marocco.

Preannuncio una interrogazione parlamentare, l'agenzia di stampa Ansa chiede lumi alla Questura.

La Questura conferma il rimpatrio. Ma allora chi è quello ad Arezzo?

Da questo momento telefonate e indagini ricostruiscono due terribili storie parallele.

Nel sovraffollato carcere di Firenze tra i tanti detenuti stranieri ci sono due marocchini, sono coetanei ed entrambi sanno che mancando due anni alla fine della pena, potrebbero ottenere di rientrare nel loro Paese di provenienza liberi. Gli spetta per legge, ma si sa, la burocrazia in certi casi è molto lenta e potrebbero anche passare i due anni.

A.I., nato in Marocco il 01/07/1983, incontra il garante a Sollicciano dopo ferragosto, minaccia di cucirsi la bocca come atto estremo. La pratica è bloccata anche se ci sono tutti gli estremi per il rimpatrio. I giorni passano, si cuce la bocca, la pratica si sblocca. Il 26 agosto dopo essere stato medicato viene imbarcato su un volo Royal Air Maroc.

C.M., nato in Marocco il 10.08.1982, il 7 luglio 2009 si cuce la bocca nel carcere di Sollicciano come forma di protesta per la mancata estradizione, mancano due anni alla fine della pena. Nel suo dossier non risulta esserci neppure la richiesta. Anche questa non è una notizia, tra questa tipologia di detenuti in particolare, e i loro avvocati, la comunicazione è spesso difficile. Spesso gli avvocati si negano, spesso non vengono pagati, le pratiche non vengono fatte, i termini scadono... Il 28 agosto viene spedito al carcere di Arezzo. Il suo dossier è enorme e gli atti di autolesionismo sono di ogni genere, dall'ingestione di varechina ai tentativi di impiccagione, oltre ai “classici” tagli nelle braccia.

Entrambi i nostri marocchini erano noti anche a Torregalli, l'Ospedale fiorentino vicino a Sollicciano dove finiscono i detenuti per le medicazioni dopo gli atti di autolesionismo più gravi. Diversi referti medici testimoniano il loro passaggio, sempre per autolesionismo.


Ad Arezzo dalla fine di agosto c'è il detenuto marocchino che a Sollicciano si era cucito la bocca per protesta per la mancata estradizione. Il detenuto marocchino che a Sollicciano si era cucito la bocca per protesta per la mancata estradizione è in Marocco dalla fine di agosto.


L'amara conclusione è che entrambe le affermazioni sono vere, infatti non si tratta della stessa persona, ma dello stesso caso. Quanti marocchini, extracomunitari a due anni dal termine della pena, chiedono l'espatrio e la pratica o si blocca o neppure parte e quanti arrivano ad atti di autolesionismo per vedersi riconosciuto un diritto che gli spetta? Questa è la domanda che tristemente resta senza risposta.


Donatella Poretti


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