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Piero Cappelli. La Cina e il dominio del mondo: quale futuro per l’Occidente?
28 Agosto 2009
 

B.R.I.C. Potrà sembrare una marca di caffè o di un nuovo modello di macchinetta per fare l’espresso, ma in realtà è una sigla per indicare i quattro Paesi più forti sul mercato internazionale non occidentali: il Brasile, la Russia, l’India e la Cina. Ecco questi quattro paesi, del sud-est del mondo, hanno in mano le sorti del futuro degli Usa. Nei mesi scorsi i loro vertici, impersonati da Ignacio per il Brasile, Dmitrij per la Russia, Manmohan per l’India e Hu per la Cina (tutti nomi propri) si sono incontrati a Ekaterinburg in territorio russo per un summit internazionale nel quale vorrebbero cambiare la geografia commerciale e politica del mondo. Vorrebbero passare avanti all’America per dirle: “cara America stacci bene a sentire, noi rappresentiamo circa 2,7 miliardi di cittadini e vogliamo non essere più gli ultimi della classe e lasciarci strangolare come tanti altri paesi del terzo mondo dalla politica della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, dal Wto perché noi – oggi come oggi – teniamo nelle nostre mani il valore dei tuoi titoli pubblici, cioè delle tue finanze e quindi del tuo futuro”. Infatti questi signori vorrebbero riformare l’ordine finanziario globale distribuendo i ruoli di comando con maggiore equilibrio tra Paesi ricchi e paesi poveri che loro intendono rappresentare in questo momento storico.

I Bric hanno nei loro forzieri ben 2.800 miliardi di riserve in valuta americana, cioè in dollari. Si pensi che i titoli del Tesoro americano sono per lo più in mano alla Cina che ne possiede ben 763,5 miliardi di dollari, 4,5 miliardi in meno rispetto al 2008. Anche la Russia ha una quota dei titoli pubblici a stelle e strisce inferiore: da 138,4 a 137 miliardi di dollari, così come il Giappone da 686,7 a 685,9. Ecco sono questi tre i “veri padroni” dell’America, ma anche incastrati da se stessi. Pensavano a cumulare, negli anni, grandi quantità di dollari pensando di fare del bene alle proprie casse ed invece oggi, con la crisi mondiale che non è piovuta dal cielo ma è il frutto di un’America assetata di soldi e di cui loro non si erano accorti, si sono incastrati da soli: non possono venderli, altrimenti ci rimetterebbero visto il valore minore da quando li hanno acquistati, mentre dall’altra metterebbero in crisi lo stato americano e di conseguenza l’economia americana ed anche la moneta statunitense innescando ricadute multiple su tutto il sistema finanziario internazionale. Per cui stanno buoni buoni al loro posto e cercano di acquistarne sempre meno per liberarsi da questa trappola, ma non possono sganciarsi tutto insieme e per tutta la quantità dei lori crediti. Gli stessi Usa sanno di essere ‘in mano’ a questi tre paesi, Cina, Giappone e Russia, ma sanno bene che per gli stessi motivi nessuno può sganciare nessuno: la globalizzazione è anche questo, l’interdipendenza nel bene e nel male, come in questo caso. Ed insieme ai Bric occorre dire che vi sono 11 paesi - i cosiddetti Next 11, come li chiama Goldmen Sachs -, cioè quei paesi del terzo mondo che diverranno i ‘motori’ dell’economia mondiale del XXI secolo e che governeranno, nel bene e nel male, il nostro pianeta!

Gli Stati Uniti hanno un deficit da capogiro: 1.850 miliardi di dollari pari al 13% per loro stesso Pil, una vera e propria lievitazione visto che nel 2008 era a quota 459. Si prevede che il ministero del Tesoro di Obama emetterà una massiccia quantità di bond che sarà garantita dal F.M.I. cioè da loro stessi, perché il Fondo Monetario Internazionale è da sempre in mano agli Usa o governato da uomini di fiducia della Casa Bianca. Tutto questo accade mentre Obama ha deciso di finanziare i colossi bancari che hanno ingurgitato miliardi di $ provenienti dai bilanci statali: 50 la Citigroup, la banca più potente del mondo; 45 la Bank of America, 25 la JP Morgan Chase e la Wells Fargo, 10 la Goldman Sachs come la Morgan Stanley. Queste banche hanno già avanzato richieste per ben altri 53.000.000.000 circa di $. Il tutto senza avere alcuna certezza della buona riuscita dell’operazione. È la speranza che ciò funzioni per far ripartire la locomotiva amricana che non sarà più in testa al treno della ripresa, ma dovrà seguire anche a ruota, ma seguire, il treno guidato dai cinesi e dagli indiani.

Intanto l’Europa ha varato la sua “Vigilanza” sulle attività bancario-finanziarie facendo interagire due tipo di ‘supervisione’: una macro ed una micro. Mentre per le macro sono tutti d’accordo compresa Londra, per la supervisione micro – quella che Bruxelles dovrebbe esercitare su ogni stato membro – non è d’accordo perché non vorrebbe avere il naso europeo dentro gli affari delle attività interne. Comunque per il 2010 si parte e si dovrà stare anche molto più tranquilli degli americani visto che Obama ha varato un piano di controlli di vigilanza troppo pesante ed esteso a troppi organismi e soprattutto dove la Fed, la banca centrale, ha troppo potere specie su questioni che lei non ha saputo o forse voluto controllare agli inizi di questa crisi.

Di fronte ad un panorama di questo tipo quando anche il “Gruppo di Shanghai” (paesi dell’Asia centrale) tra cui anche due paesi del Bric come Russia e Cina fa capire che l’asse del mondo si sta muovendo in direzione ‘est’, nei prossimi anni e soprattutto nei prossimi decenni la Cina sarà il primo Paese al mondo come potenza commerciale e forse non solo, seguito da Usa e India facendo così cambiare tutti i riferimenti internazionali. La Cina non solo sta intervenendo in Asia centrale per aiutare quei paesi che nella regione vivono situazioni di difficoltà economica con un finanziamento pari a circa 10 miliardi di dollari, ma sta prendendo sempre più piede in Africa dove per raccogliere le materie prime utili al suo sviluppo agevola il commercio dei popoli africani ‘alla pari’, cioè senza deprezzare i loro manufatti sul mercato, così gli africani riescono ad assorbire anche quei ‘poveri’ prodotti finiti provenienti da quel miliardo e mezzo circa di cinesi. Anche la Russia però non vuol lasciare il campo troppo libero ai suoi amici cinesi. Infatti Mosca si è mossa ed è giunta in Africa per una visita dove vuol aprire negoziati di collaborazione e finanziamento dopo il primo viaggio che Putin ha realizzato. Ora Medvedev sbarca nel continente nero per aprire mercati e fasi amici utili al futuro del suo popolo e dei Bric. L’America non potrà pensare a questa parte di mondo fin quando non avrà risolto i suoi problemi in Afganistan e in Iraq, due scenari internazionali molto impegnativi non solo sul fronte degli uomini ma anche della credibilità e della spesa corrente.

Ormai con il nuovo-vecchio padrone che si chiama “mercato”, i diritti umani, la politica, il senso della vita e così via perdono di importanza tanto più quando non puoi più fare la voce grossa su questi problemi, ma solo subire una situazione data e incontrovertibile: vedi l’America con la Cina.

Cosa e come si potranno ritessere le relazioni internazionali al di là del dollaro, dell’euro, dello yen e dello Yuan quando a dominare il mondo è sempre più il “dio padrone Mercato”, a dettare le logiche delle leggi economiche e non più l’umanità, la filosofia, la spiritualità ispirate dalla persona umana?

Che fine farà l’Occidente? Spengler scrisse il ‘nostro’ Tramonto quando nessuno avrebbe pensato simili scenari agli inizi del XX secolo. Eppure oggi dobbiamo ripensarci seriamente per riproporre una visione della vita che non sia quella capitalista, ma dovremmo saper ricostruire delle relazioni economico-internazionali tali da salvaguardare il meglio da ogni popolo, da ogni nazione e dove non sia più il P.i.l. a decidere il futuro di uno Stato. Dovremmo saper recuperare il senso dello stare insieme e dove il patrimonio filosofico-esistenziale non solo greco-ellenista, ma anche ebraico-cristiano, insieme a quello orientale presente nelle diverse tradizioni di quella terra possano – sempre insieme – riproporre un mondo veramente nuovo. I conti, la matematica saranno ‘nuove’ di conseguenza. Ma dopo.


Piero Cappelli

 


 
 
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