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Angiolo Bandinelli. Confusionari, pasticcioni, pericolosi… Ma il governo durerà
11 Settembre 2008
 

Leggo con la dovuta attenzione l’editoriale di Valter Vecellio di martedì. Vecellio avanza una serie di critiche all’attuale governo, che possono essere ben riassunte dal titolo stesso del suo intervento: “Confusionari, pasticcioni, pericolosi…”. I bersagli sono ovvi e facili da individuare, li abbiamo avuti tutti sotto gli occhi in questi giorni: la rivalutazione del fascismo da parte di un Ministro, La Russa, e del sindaco di Roma, Alemanno (ma io condivido il suo giudizio sul fatto che il fascismo non fu il “male assoluto”, perché nella storia non ci sono “mali assoluti”, la categoria dell’“assoluto” non appartiene alla storia e agli uomini), la “truffa” dell’Alitalia, la sciocchezze (e altro) del ministro della P.I., Maria Stella Gelmini, la cui riforma scolastica consiste essenzialmente nei tagli al personale richiestile da Tremonti, la richiesta di un ritorno dell’ICI - sia pure mascherato - avanzata da Bossi, la querelle tra Maroni e Alfano sui braccialetti antievasione da applicare ai detenuti messi fuori della carceri, ecc.

Tutto bene, critiche azzeccate, anche se mi permetto di osservare che su di esse, e i loro contenuti, va comunque fatta la tara delle dichiarazioni-punzecchiatura di Bossi alla leadership berlusconiana, uno strumento quasi scontato per sollecitare il leader della coalizione a mantener fede alle sue promesse circa l’immediata realizzazione del federalismo fiscale. Ma anche dopo fatta la tara, e anche dando per scontato - come osserva infine Vecellio - che una buona parte dei successi vantati dal cavaliere è effetto dell’informazione, specie televisiva, che delle sue imprese si è fatta trombetta, laudatrice acritica e vergognosamente servile, c’è molto di condivisibile nelle osservazioni del direttore, che può ragionevolmente concludere: «Questo è il governo Berlusconi. Dicono che è un problema di ‘percezione’; dev’essere senz’altro così. Di questo passo però non ci vorrà molto tempo per ‘percepire’ davvero cosa sia il governo Berlusconi».

La chiusa dell’articolo vuole aprire uno spiraglio alla speranza. Dovremmo affidarla alla ipotesi che prima o poi il paese, l’opinione pubblica (?), arrivi finalmente a “percepire davvero cosa sia il governo Berlusconi”; che questo possa cadere o essere battuto, invece, speranza non c’è o è scarsissima, perché Vecellio giustissimamente denuncia anche l’incapacità, l’inesistenza, gli errori di una opposizione che sta fallendo la prova.

È su questa speranza che non siamo d’accordo. Per noi, e ci auguriamo di sbagliarci, il governo durerà, e a lungo, anche a prescindere dagli errori dell’opposizione. Durerà, Berlusconi, semplicemente perché quelli che sono denunciati come suoi errori noi li vediamo invece come suoi successi: tutti, dall’Alitalia alla scuola, fino alle uscite di La Russa e Alemanno sul fascismo. Successi dovuti alla abilità mediatica del cavaliere (e di lui solo). Berlusconi ha giocato sul salvataggio dell’Alitalia - costi quel che costi, perfino le “truffe” su cui Scalfari rabbiosamente si accanisce - consapevole del buon effetto che fa, sulla pancia oscura del paese, l’idea lusinghevole di “salvare” qualcosa del “patrimonio nazionale” in un’epoca segnata dalle continue lamentele sul declino dell’Italia, ecc. Alla gente, la “truffa” non fa senso, vi è abituata, le gente vede però volare di nuovo gli aerei della flotta di Stato, e inconsciamente applaude… Lo stesso dicasi della scuola. L’OCSE può denunciare all’infinito che la crisi scolastica italiana comincia dall’università e non certo dalle elementari, un settore dove l’Italia è collocata ai primissimi posti nel ranking mondiale. L’idea del grembiulino, del voto in condotta, della maestra come punto di riferimento, è roba che piace, che lusinga le massaie di Voghera, le mamme ansiose per i loro piccoli (magari perché oscuramente consapevoli che il videotelefonino regalato loro servirà essenzialmente per far sì che i pupi possano fotografarsi il pisellino e la fichetta da mostrare al compagnuccio o alla compagnuccia di banco…).

Quanto alla polemica con La Russa e Alemanno, penso che, anche qui, la gente sia un po’ stufa dell’infinita retorica antifascista con la quale si è spenta ogni possibilità di critica, di attenzione storica, almeno quella segnata da Renzo De Felice (e pensare che nelle cerimonie, anche ufficiali, di mezza America, a fianco, o dietro, alla bandiera dell’Unione sventola decorosamente anche quella confederale…). E, state tranquilli, sul braccialetto elettronico per i detenuti la gente, spaventata dal martellare delle TV sui crimini dei romeni, starà sempre dietro a quello che le promette più rigore, più cattiveria, più torchio, magari anche facendo balenare ai suoi occhi il ritorno della pena di morte (per i pedofili: esclusi i familiari sporcaccioni, ovviamente).

 

Insomma, la “percezione” che la gente ha e avrà, ancora a lungo,del governo Berlusconi non fa sperare in un cambiamento prossimo, prevedibile. Anzi, temo che il “consenso” aumenterà, più si faranno critiche le condizioni oggettive del paese: la paura non aiuta a ragionare, fa nascondere la testa sotto il tappeto, fa aborrire ogni novità, preferisce chi ha in mano il potere e sa adulare i peggiori istinti…

Osservazione marginale: il termine, oggi in voga, di “consenso” - con il quale storicamente si designa il seguito quasi universale del paese per il Mussolini degli anni ’30 - è molto interessante. Si potrebbe (e si dovrebbe, forse) ragionarci sopra un po’, in connessione con l’altro, “percezione”, ecc.

Tempi brutti, tempi duri, per noi radicali (anche se, debbo dire, alcuni segnali di combattiva ripresa sono già emersi). Ne parleremo, spero, al congresso.

 

Angiolo Bandinelli

(da Notizie radicali, 11 settembre 2008)


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