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Loreley, la ninfa del Reno
Emil Krupa-Krupinski,
Emil Krupa-Krupinski, 'Loreley', 1899 
26 Luglio 2008
 

L’ondina più famosa del Reno, la Loreley, prende il nome da un picco di roccia alto 132 m., che si trova sulla riva orientale del fiume nella regione del Taunus, in un punto in cui il corso d’acqua, qui profondo 25 m., ha un’ampiezza di soli 113 m. La roccia, insomma, sorge nel punto in cui il fiume presenta la massima profondità e insieme la minima ampiezza. Il passaggio, allargato con l’aiuto di mine negli anni trenta del Novecento, ha perso oggi per i naviganti la pericolosità che invece gli era stata attribuita fin dal Medioevo, perché la presenza di un gorgo proprio in quella strettoia era costata la vita, nel corso dei secoli, a più di un marinaio. Così intorno a quel luogo nacque una leggenda, secondo la quale la rischiosità del varco andava attribuita non tanto alla conformazione del terreno e alle correnti, quanto a una nordica sirena dai lunghi e biondi capelli che, seduta sopra la roccia, sconvolgeva con la sua bellezza e il suo canto i naviganti, fino a far perdere loro il controllo delle loro imbarcazioni.

In epoca romantica, quando più intenso si fece anche a livello teorico – soprattutto grazie alla filosofia di Friedrich Wilhelm Joseph Schelling – il desiderio di una umanizzazione della natura e viceversa di una naturalizzazione dell’uomo, il mito di Loreley tornò in auge e fu cantato da i maggiori poeti. La versione poetica più nota, resta quella di Heinrich Heine, la cui Loreley, composta nel 1824 e in seguito più volte musicata, fa parte a tutt’oggi di quei testi che ogni ragazzo legge (e magari anche canta) a scuola. Propongo qui una mia versione delle 6 quartine del componimento di Heine che, critico nei confronti della scuola romantica, non manca di introdurre nella leggenda della ninfa dai capelli d’oro un pizzico della sua inconfondibile ironia.


          Loreley


Non so che cosa significhi

Questa mia profonda tristezza;

Non so liberarmi la mente

Da una fiaba del tempo che fu.


L’aria è fresca e scende la sera,

Mentre placido scorre il Reno;

La cima dal monte riluce

Nel chiaror del tramonto.


Se ne sta seduta lassù

In alto la fanciulla più bella,

Splendono i leggiadri monili,

Si pettina i biondi capelli.


Con pettine d’oro li liscia

E insieme intona un dolce canto

Da cui si diffonde l’incanto

D’una struggente melodia.


In barca il pescatore allora

Vien colto da smania selvaggia

Ormai più non guarda le rocce

Lo sguardo tien fisso là in alto


I flutti l’inghiottono infine

Io credo, e con lui la sua barca.

Di ciò con la dolce canzone

È stata capace Loreley.

 

Gabriella Rovagnati


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